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LA SENTENZA

Fisco, stangata negli Usa su Facebook, Google & Co: nuove regole per gli stipendi dei manager

Una sentenza federale in un caso che riguardava Intel cambia lo scenario per tutte le aziende della Silicon Valley: i programmi di remunerazione stock-based non sono totalmente detraibili. In arrivo conti salati, anche 1 miliardo di dollari

02 Ago 2018

Patrizia Licata

giornalista

Premiare i top manager con azioni, anziché contanti, potrebbe trasformarsi in una vera stangata del fisco per le aziende della Silicon Valley. Una sentenza del tribunale federale in un caso relativo al colosso dei chip Intel rende ora molto meno conveniente per le aziende americane ricorrere a una delle modalità preferite per compensare i loro dipendenti top, perché il costo dei programmi stock-based non è più totalmente detraibile dalla corporate tax.

La sentenza è arrivata dalla Ninth Circuit Court of Appeals e ha riguardato le detrazioni per la parte degli stipendi pagati in azioni di una sussidiaria di Intel, Altera Corp, che ha un accordo di cost-sharing con la sua filiale alle Isole Cayman. La sentenza si applica ora a tutti gli schemi di remunerazione simili cui ricorrono molte aziende della Silicon Valley: Apple, Facebook, Google e le altre non potranno detrarre l’intero costo dei pagamenti in titoli ma dovranno spostare parte di questo costo verso le filiali estere in virtù degli accordi di cost-sharing; tuttavia le filiali estere si trovano di solito in paradisi fiscali e la detrazione qui è insignificante.

Il pagamento di parte dello stipendio in azioni è una strategia molto amata dalle imprese e dagli investitori perché permette di remunerare manager e dipendenti meritevoli senza toccare il contante e incoraggia i dipendenti a lavorare anche per difendere il valore del titolo. Le detrazioni possibili (almeno fino ad oggi) valgono molto: Facebook l’anno scorso è riuscita ad abbassare la sua aliquota al 6% scaricando il costo (1,25 miliardi di dollari) dei programmi di remunerazione in azioni. Alla luce della sentenza, però, Facebook potrebbe trovarsi a dover pagare tasse con un’aliquota del 30% nel terzo trimestre, nonostante la corporate tax americana sia ora del 21%, perché dovrà compensare per le detrazioni fatte negli scorsi trimestri che il tribunale federale ha ora considerato eccessive. Secondo alcuni esperti si tratta di una cifra alta, anche un miliardo di dollari.

“E’ un grosso problema per tutte le aziende della Silicon Valley, ci sono un sacco di soldi in ballo”, ha commentato su Bloomberg David Fischer dello studio legale Crowell & Moring. Alphabet, la capogruppo di Google, ha pagato 7,7 miliardi di remunerazioni stock-based ai dipendenti, equivalente a 1,7 miliardi di detrazione dalle tasse nel 2017; Apple ha potuto “scaricare” 1,6 miliardi.

Il calcolo sulle detrazioni per i pagamenti in titoli varia da azienda a azienda in base agli accordi di cost-sharing che hanno con le loro filiali all’estero, ma gli esperti Usa pensano che d’ora in avanti almeno metà di quanto le imprese potevano detrarre in passato non si potrà più “scaricare” dalle tasse.

Secondo Clinton Wallace, professore di legge alla University of South Carolina, le aziende non elimineranno comunque la remunerazione in titoli e dovranno assorbire il nuovo costo, sperando che la sentenza federale sia ribaltata in nuovi gradi di giudizio con una decisione più favorevole alle imprese della Silicon Valley, magari dalla Corte Suprema dove siede un panel di giudici conservatore poco propenso a punire l’America delle grandi imprese.

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