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LA CLASSIFICA

“Francia e Germania ostacolano il Digital Single Market”: l’allarme dell’Ecipe

Stilato il primo indice al mondo della “Digital restrictivness”. L’Italia non brilla ma è la migliore fra i “big” europei. Maglia nera alla Cina. E gli Stati Uniti mostrano segnali di regressione digitale

26 Apr 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Quali sono i Paesi che maggiormente “ostacolano” la digitalizzazione cross-border? E quali sono i principali ostacoli allo sviluppo del business digitale? A stilare la prima classifica mondiale della “Digital restrictivness” ci ha pensato l’Ecipe, l’European Centre for International Political Economy in un dettagliato report che analizza la situazione punto per punto.

Quattro le tipologie di “barriere” prese in esame in 64 Paesi: fiscali e di accesso al mercato, governative, gestione dei dati, commerciali. Barriere che si traducono in difficoltà di lanciare nuovi business e nuove iniziative, e a catena, in costi più elevati a carico di consumatori e imprese e un peggior accesso a beni e servizi. Il quadro che ne emerge è a dir poco paradossale: i Paesi più avanzati in termini di “ricchezza” digitale sono quelli che registrano le peggiori performance all’esame dei parametri presi in considerazione piazzandosi dunque al top della classifica. Al contrario, chiudono la lista – in qualità di migliori – Paesi dal curriculum digitale decisamente meno roboante.

La Nuova Zelanda il Paese più “open” al mondo

Al 64mo posto si piazza la Nuova Zelanda, che risulta essere dunque il Paese con la migliore strategia digitale ossia quello che pone le minori restrizioni in assoluto per l’accesso e lo sviluppo del business digitale. “La Nuova Zelanda – si legge nel report – è il paese più aperto al commercio digitale. Gestisce un regime ‘amichevole’ in tutti gli aspetti della politica commerciale digitale e presenta solo alcune restrizioni digitali minori”. Islanda, Norvegia, Irlanda e Hong Kong – a ritroso – le altre quattro migliori della classe.

La Cina regina delle restrizioni: troppi ostacoli al business digitale

È la Cina, di contro, a detenere lo scettro del Paese più restrittivo al mondo, seguita da Russia, India, Indonesia e Vietnam. Queste le cinque economie digitali che – secondo l’Ecipe – seppur siano al top delle classifiche mondiali dei fatturati e dei business, risultano essere le più “chiuse” e le meno favorevoli ad accogliere new entrants esterni e a dare spazio a una maggiore competitività. “La classifica mostra che la Cina ha il contesto politico più restrittivo per il commercio digitale – si legge nel report -. Il paese applica un’ampia gamma di misure che limitano il commercio digitale in tutti i settori coperti dall’indice.

Gli Usa “campioni” digitali, ma in regressione

Gli Stati Uniti, al 22mo posto si piazzano anch’essi nella parte alta della classifica. “Anche se gli Stati Uniti sono la patria di molte aziende digitali di successo, applicano varie politiche restrittive nel commercio digitale che frenano alcuni settori della sua economia. L’indice mostra che gli Stati Uniti hanno un livello di restrizione digitale che è appena superiore al livello medio di restrizione in tutti i paesi coperti”.

Secondo gli esperti dell’Ecipe gli Stati Uniti hanno parecchie buone ragioni per ridurre le restrizioni al commercio digitale. “Gli Usa sono considerati un successo nell’economia digitale perché ospitano molti imprenditori digitali e giganti della tecnologia. Tuttavia, la crescita della produttività è diminuita sostanzialmente. Allo stesso tempo, parti significative dell’economia statunitense rimangono fuori dalla digitalizzazione. Un’ulteriore apertura al commercio digitale negli Stati Uniti può, quindi, contribuire a migliorare e recuperare la produttività”.

Francia e Germania le peggiori d’Europa, a rischio il Digital Single Market

In Europa, i “peggiori” Paesi sono Francia e Germania, rispettivamente al nono e tredicesimo posto. “Entrambi i paesi hanno politiche commerciali digitali più restrittive rispetto alla maggior parte degli altri paesi sviluppati. La Francia è anche l’unico paese europeo che fa parte della top ten”. In dettaglio la Francia ha politiche digitali restrittive relative a tassazione e sussidi, concorrenza, dati, vendite online e transazioni. Il suo vicino, la Germania, ha anche molte restrizioni relative all’utilizzo e alla circolazione dei dati, alla concorrenza digitale e alle vendite e transazioni online.

“Mentre l’Unione Europea ha fatto grandi sforzi per migliorare le condizioni politiche per i beni e i servizi digitali, la frammentazione delle politiche nazionali e la gravità di alcune delle restrizioni in vigore creano confini digitali “spessi”. La posizione restrittiva di Francia e Germania ha spesso impedito all’UE di compiere rapidi progressi per creare un mercato unico digitale (DSM). Dopo la Brexit, Francia e Germania saranno le due economie dominanti dell’UE. La loro influenza nell’UE aumenterà pertanto, il che probabilmente renderà più difficile l’avanzamento del DSM.

L’Italia non brilla, ma non è la migliore fra le economie avanzate del Vecchio Continente

L’Italia non è messa bene ma nemmeno malissimo se si considera che è al 25mo posto e che fa dunque meglio di Francia e Germania e anche della Spagna (al 21mo). Oltre a Irlanda e Norvegia, altri paesi europei che hanno un alto grado di apertura digitale sono Malta, Paesi Bassi, Lettonia, Lussemburgo ed Estonia. “Questo gruppo di paesi mostra che, anche in Europa, i paesi più aperti digitalmente sono le piccole economie con servizi più ampi rispetto ai paesi con restrizioni digitali”.

IL REPORT DELL’ECIPE

LA CLASSIFICA MONDIALE

LA CLASSIFICA DETTAGLIATA PARAMETRO PER PARAMETRO

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