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IL CASO

Gig economy, aumenta il numero dei riders. Al palo le norme sui contratti

Della legge che avrebbe dovuto regolare i lavoratori delle piattaforme si è persa traccia e il tavolo voluto dal ministro di Maio non è stato più convocato. Intanto crescono i ciclofattorini: raggiungono quota 7500 quelli di Deliveroo

26 Mar 2019

Federica Meta

Giornalista

Aumenta ancora il numero dei rider di Deliveroo, con gli studenti che – con una percentuale che si aggira attorno al 40% – rappresentano la maggior parte dell’intera “flotta”. Sono questi i principali risultati dell’ultimo sondaggio, il primo del 2019, realizzato dalla piattaforma dell’online food delivery, al quale hanno risposto oltre 1.500 rider.

Il 2019 di Deliveroo inizia, per quanto riguarda il numero dei rider, con un aumento dagli oltre 6.500 del dicembre dello scorso anno agli oltre 7.500 di oggi. Hanno un’età media di 27 anni e aumenta il numero delle ragazze che passano dal 9% all’11%. La maggior parte dei rider di Deliveroo collabora con la piattaforma per meno di 6 mesi. Tra gli oltre 7.500 rider che collaborano con Deliveroo solo 3.300 erano attivi nelle ultime settimane.

L’incidenza della percentuale degli studenti mostra per la prima volta un aspetto interessante e caratteristico che emerge dalla ripetizione periodica del sondaggio: la stagionalità delle collaborazioni. Le preferenze degli studenti, infatti, si concentrano tra la primavera e l’autunno, in particolare tra giugno e dicembre. Mentre è minore la loro attività in estate e in inverno, in particolare a settembre e marzo. Gli studenti, dunque, tendono a sospendere e riprendere la collaborazione in funzione dei loro impegni, mostrando un comportamento discontinuo.

Questa dinamica non è casuale ma è in linea con la domanda di flessibilità che proviene dai rider e che si conferma, in ogni caso, il principale motivo di soddisfazione per l’attività svolta: il 64% degli intervistati infatti ha dichiarato di apprezzare la flessibilità che la collaborazione con Deliveroo garantisce loro, intesa come possibilità di scegliere dove, quando, quanto e come collavorare, di poter rifiutare le proposte di consegna e lavorare anche per più piattaforme.

Inoltre, aumenta sia la percentuale di chi sceglie di collaborare con Deliveroo come seconda attività rispetto all’occupazione principale (40%), sia quella di chi collabora con la piattaforma in attesa di trovare un altro lavoro (circa il 20%). Entrambe queste categorie mostrano una stagionalità inversa rispetto a quella degli studenti.

“Il numero dei rider che scelgono di collaborare con Deliveroo continua ad aumentare. E il motivo – dice Matteo Sarzana, General Manager Deliveroo Italia – va ricercato in ciò che la piattaforma è capace di garantire loro: in primo luogo la flessibilità, che continua ad essere la ragione principale di chi decide di collaborare con la piattaforma, buoni guadagni, dotazioni di sicurezza gratuite, ma anche la possibilità di poter contare su un’assicurazione adeguata alle loro necessità. La nostra assicurazione infatti – spiega Sarzana – non copre solo infortuni e danni a terzi, ma prevede anche un rimborso in caso di inattività temporanea del rider a seguito di un sinistro. La polizza copre tutti i rider loggati all’applicazione, inclusa l’ora successiva al log-off, tutelando così anche il rientro a casa”.

I numeri resi noti oggi descrivono un settore in crescita occupazionale ma per il quale non si riesce a trovare una quadra sul fronte contrattuale. Il governo aveva assicurato che le tutele per i ciclofattorini sarebbero state inserire nel decreto sul Quota 100 e Reddito di cittadinanza: tra le proposte, il divieto della retribuzione a cottimo, l’obbligo dell’assicurazione Inail, l’obbligo per le imprese di food delivery di fare formazione sulla sicurezza, fornire i dispositivi di protezione e garantire sorveglianza sanitaria. Ma di queste proposte non c’è traccia.

“Nonostante le promesse del governo, all’interno del provvedimento attuativo del reddito di cittadinanza e quota 100 non c’è l’emendamento per garantire l’estensione delle tutele dei lavoratori subordinati anche ai riders”, denuncia laRiders Union Bologna.

Non è la prima volta che il governo annuncia le tutele per i riders e poi se ne perdono le tracce. Era già accaduto a giugno 2018 quando erano state stralciate dal decreto dignità. Il tavolo di concertazione con sindacati e aziende non ha portato a nulla: l’ultimo incontro risale all’11 settembre. E a novembre i riders hanno protestato per poter essere ricevuti da Luigi Di Maio. E per ora i diritti sono assicurati a colpi di sentenze: a gennaio la Corte di Appello di Torino ha accolto il ricorso di 5 ex fattorini di Foodora e ha stabilito che il lavoro dei riders va considerato al pari di quello dei lavoratori subordinati della logistica e non come quello degli autonomi pagati a cottimo.

E’ invece a firma della Regione Lazio la prima legge in Italia a tutela dei lavoratori digitali. Con la nuova normativa si riconosce la tutela dei lavoratori in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali; si assicura la formazione in materia di sicurezza; si dispone a carico delle piattaforme l’assicurazione per infortuni, danni a terzi e spese di manutenzione per i mezzi di lavoro; si introducono norme sulla maternità e sulla previdenza sociale; si ribadisce il rifiuto del compenso a cottimo e si introduce un’indennità di prenotazione nel caso in cui il mancato svolgimento dell’attività di servizio non dipenda dalla volontà del lavoratore.

Per quanto riguarda la definizione della paga base e premialità si rimanda invece alla contrattazione collettiva, superando l’attuale situazione in cui sono esclusivamente i datori di lavoro a dettare le condizioni economiche.

La Legge prevede, inoltre, la realizzazione di un Portale del lavoro digitale a cui si possono iscrivere lavoratori e piattaforme e che permette di godere degli strumenti e contributi messi a disposizione dalla Regione Lazio.

Sarà invece la nuova Consulta regionale del lavoro digitale a permettere il continuo aggiornamento dei temi e della consultazione tra le parti. Alla Consulta, inoltre, spetta l’elaborazione di una Carta dei diritti dei lavoratori digitali con l’obiettivo di promuovere principi, regole e tutele a garanzia dei lavoratori e delle piattaforme nonché di sostenere il principio di consumo responsabile. Per il biennio 2019-2020 sono messi a disposizione 2 milioni e 100 mila euro per le politiche di assistenza e per la realizzazione del portale dedicato.

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