STRATEGIE

Gig economy, Schmit: “Serve occupazione di qualità, Ue in campo”

Il commissario europeo al Lavoro: “La nuova economia delle piattaforme è un driver di sviluppo importante ma non può derogare alle norme e ai principi che tutelano i lavoratori”. A consultazione un pacchetto di proposte di regolamentazione. E l’Europarlamento adotta una risoluzione sul salario minimo

Pubblicato il 25 Feb 2021

sharing-economy-161115130125

I posti di lavoro devono essere di qualità. E nell’era dell’economia questo principio non deve essere derogato”. Lo ha chiarito più volte il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, in conferenza stampa a Bruxelles, in merito alla prima fase di consultazione con le parti sociali sulle possibili azioni per affrontare le sfide legate alle condizioni di lavoro delle piattaforme online.

Siamo molto favorevoli alla promozione e allo sviluppo dell’economia perché apre importanti opportunità sul mercato del lavoro – ha sottolineato Schmit – Allo stesso tempo, dobbiamo anche garantire che questa nuova economia non si sviluppi al di fuori dei valori, delle norme, dei nostri quadri giuridici, comprese le regole sociali e le leggi sul lavoro, che  garantiscono che posti di lavoro di qualità. E le persone che hanno un lavoro devono anche beneficiare di garanzie sociali e di protezione sociale. Quindi non si tratta di sviluppare condizioni di lavoro precarie, ma di promuovere buoni posti di lavoro”.

E in questo contesto è necessario fare chiarezza sul tema del lavoro dipendente o meglio se i lavoratori 4.0 possono essere assunti come tali. “C’è un’ampia area grigia, è necessario chiarimento – ha spiegato – Questa  consultazione affronta innanzitutto una delle questioni centrali delle piattaforme: lo status occupazionale. I lavoratori delle piattaforme sono lavoratori autonomi o sono normali dipendenti? Questa è una domanda cruciale, non è facile, e devo dire che non c’è una risposta univoca da parte delle piattaforme”.

La Commissione europea ha messo a consultazione il documento che farà da base a un pacchetto di norme a tutela dei lavoratori dell’economia digitale.  L’esecutivo dell’Ue ha spiegato di volere feedback dai sindacati e dalle associazioni datoriali. Una successiva consultazione esaminerà, poi il contenuto di una possibile legge da varare entro fine anno.

“L’economia delle piattaforme è qui per restare: nuove tecnologie, nuove fonti di conoscenza, nuove forme di lavoro daranno forma al mondo negli anni a venire – ha spiegato la vicepresidente della Commissione con delega a Concorrenza e Digitale, Margrethe Vestager – Si tratta di nuove opportunità da cui però non devono derivare diritti diversi. Tutte le persone devono essere protette e messe in grado di lavorare in sicurezza e con dignità”.

Nel documento a consultazione, sette le aree su cui intervenire: le condizioni occupazionali dei gig workers, le condizioni di lavoro, l’accesso alla protezione sociale, l’accesso alla rappresentanza collettiva e alla contrattazione, gli aspetti transfrontalieri, l’uso da parte delle aziende di algoritmi e la formazione e le opportunità professionali. Uber si è già detta pronta a collaborare con la Ue.  “Qualsiasi iniziativa legislativa dovrebbe essere basata su ciò che i lavoratori delle piattaforma apprezzano di più ovvero flessibilità e controllo sul proprio lavoro, guadagni trasparenti ed equi”, ha spiegato in una in una nota.

La risoluzione del Parlamento europeo

Lo scorso 10 febbraio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in materia di salari minimi, che devono essere  fissati al di sopra della soglia di povertà. Il documento prevede che le normative vigenti su lavoro e sicurezza sociale devono coprire anche i “platform workers”.

Il prossimo passo sarà l’adozione di una direttiva che dovrebbe garantire che i salari minimi legali siano sempre fissati al di sopra della soglia di povertà, in particolare per i lavoratori precari e atipici della gig economy.

Con la risoluzione approvata i deputati accolgono dunque la proposta della Commissione di direttiva Ue su salari minimi adeguati, descrivendola come un passo importante per garantire che tutti possano guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro e partecipare attivamente alla società. Dove applicabile, la direttiva dovrebbe garantire che i salari minimi legali siano sempre fissati al di sopra della soglia di povertà.

Inoltre, i datori di lavoro non dovrebbero adottare prassi che prevedono la deduzione dai salari minimi dei costi necessari per l’esecuzione del lavoro, come l’alloggio, gli indumenti necessari, gli strumenti, i dispositivi di protezione personale e altre attrezzature.

I deputati hanno sottolineato che il quadro legislativo relativo alle condizioni minime di lavoro deve essere applicato a tutti i lavoratori come ulteriore elemento della lotta contro la povertà dei lavoratori, inclusi i lavoratori precari e atipici della gig economy.

I lavoratori delle piattaforme digitali dovranno essere inclusi nelle leggi vigenti in materia di lavoro e nelle disposizioni in materia di sicurezza sociale. Inoltre, la proposta legislativa della Commissione dovrebbe garantire che i lavoratori delle piattaforme possano costituire rappresentanze dei lavoratori e formare sindacati per concludere contratti collettivi.

In Italia bufera sul food delivery

La messa a consultazione del documento Ue arriva nel giorno della bufera sul food delivery in Italia. Sono oltre 60mila i “lavoratori” delle società del delivery che dovranno essere assunti come “lavoratori coordinati e continuativi”, ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. E ciò sulla base di verbali notificati dalla Procura di Milano a Glovo, Uber, Deliveroo, Foodinho, Just Eat. “Diciamo al datore di lavoro – è stato spiegato dai Pm – di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni”. Altrimenti saranno presi “provvedimenti” specifici.

Non basta: sono 6 le persone indagate nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano sui rider. “Si tratta di figure inquadrate come i datori di lavoro o i legali rappresentanti in Italia” delle società Foodinho, Uber Eats, Just Eat e Deliveroo, hanno spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Maura Ripamonti che hanno coordinato le indagini sul mondo delle consegne a domicilio condotte dai carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro.

Negli accertamenti sono state coinvolte anche Inps e Inail. In particolare, le sei persone sono state iscritte a vario titolo nel registro degli indagati per aver violato il decreto legislativo 81 del 2008 in tema di sicurezza sul lavoro.

Le società coinvolte, alle quali sono state comminate ammende per un valore complessivo di oltre 733 milioni di euro, avranno 90 giorni di tempo per dare un diverso inquadramento agli oltre 60mila rider attualmente impiegati sul territorio nazionale. Una volta adempiute le prescrizioni, le società potranno regolarizzare la loro posizione pagando “un quarto del massimo” dovuto, hanno chiarito i pm milanesi.

“Non è più il tempo di dire sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini” ha detto il procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco, facendo il punto della “prima fase” delle indagini milanesi sui riders che in questo periodo di lockdown svolgono “una funzione fondamentale” perché consegnano a casa dei cittadini il cibo e hanno permesso a “molte imprese di non chiudere”. Greco si riferisce alla necessità di un “approccio giuridico” al tema.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati