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Global tax, salta l’accordo in Europa: 4 Paesi mettono il veto

In sede Ecofin Estonia, Malta, Polonia e Svezia stoppano l’adozione della direttiva che dovrebbe recepire l’intesa Ocse. Nel mirino la tempistica di attuazione considerata troppo breve. La palla passa alla prossima riunione del 5 aprile

16 Mar 2022

F. Me

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L’Europa non trova l’accordo sulla global minimum tax. Estonia, Malta, Polonia e Svizzera – riporta Italia Oggi – hanno messo il veto in sede Ecofin alla direttiva che perterrà di recepire l’accordo  raggiunto a livello Ocse sulla global tax. La mancanza dell’unanimità, richiesta dalle norme comunitari per l’adozione di misure fiscale, rallenta dunque l’adozione dell’imposta che dovrebbe essere applicata al 15% alle multinazionali con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro e che riguarda anche le big tech.

Tre i nodi ancora da sciogliere secondo i 4 Paesi che hanno messo il veto. A cominciare dalla tempistica di attuazione: nell’ultimo accordo era già stata spostata di un anno la data dell’entrata in vigore, al 31 dicembre 2023. Altru dubbi sono stati espressi circa l’attuazione delle riforma Ocse e, solo per l’Estonia, l’esclusione della cosiddetta “regola di inclusione del reddito” che consente a un Paese di sottoporre alla tassazione minima uan società residente se questa versa meno del 15% in un altro Paese.

La questione tornerà sul tavolo della prossima riunione dell’Ecofin, in calendario il 5 aprile.

Secondo i dati dell’Osservatorio fiscale Ue, il gettito stimato dalla global tax è di 71,5 miliardi (in Italia 2,6 miliardi).

Intanto la commissione europea dà i numero del gettito Iva dell’e-commerce extra Ue pari a 1,9 miliardi in sei mesi. Le risorse sono frutto del nuovo regime speciale per le vendite a distanza di beni di modico valore importati da Paesi terzi. Considerando l’intero anno la cifra dovrebbe raddoppiare, secondo le stime di Bruxelles.

Cosa prevede la Global minum taxtax

La global tax è applicata alle multinazionali con un fatturato superiore a 750 milioni di euro. L’Ocse ha pubblicato a fine 2021 un quadro preciso di regole per l’attuazione della riforma che, a partire dal 2023 – l’Europa ha fatto slittare al 2024 – imporrà alle grandi imprese multinazionali un’aliquota minima del 15%.

l modello di regole del Pilastro Due (Pillar Two model rules) è stato adottato a ottobre 2021  dai 137 Paesi e giurisidizioni membri del Quadro inclusivo Ocse/G20, con l’adesione anche di Irlanda, Estonia e Ungheria.

Le regole pubblicate dall’Ocse definiscono il campo di applicazione delle norme cosiddette GloBE. In particolare, precisa l’Ocse, le regole instaurano una “tassa complementare” sui benefici realizzati in ogni giurisdizione, non appena il tasso effettivo di imposizione, calcolato al livello della giurisdizione, è inferiore al tasso minimo del 15%. Il modello di regole del Pilastro Due, afferma l’Ocse, “faciliterà la trasposizione in diritto interno delle regole Globe, Paese per Paese, entro il 2022”.

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