LA NOVITA'

Google apre il Play Store ai sistemi di pagamento terzi

La decisione dopo l’approvazione del Digital markets act. E intanto prende parte al nuovo round di finanziamento di Tae, startup di fusione nucleare

20 Lug 2022

Veronica Balocco

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Google ha annunciato oggi che consentirà agli sviluppatori di app di utilizzare sistemi di pagamento di terze parti per app non di gioco sul Play Store nello Spazio economico europeo, che comprende i 27 Paesi dell’Ue, oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein.

La decisione arriva dopo che l’Unione Europea ha approvato il Digital markets act (Dma), che tra l’altro vieta agli operatori di piattaforme di distribuzione di app come Play Store e App Store di Apple di costringere gli sviluppatori a utilizzare i propri servizi di pagamento. In particolare, la nuova normativa impone che i gestori di store online – quindi anche Google Play Store ed Apple App Store – accettino e consentino l’installazione di app da altre sorgenti, permettano agli sviluppatori di servirsi di strumenti di pagamento di terze parti nelle rispettive app, e consentano il download e l’installazione di file binari da Internet, l’integrazione di applicazioni e servizi digitali di altri soggetti. Nel post sul blog che annuncia la mossa, Google ha affermato che la Dma costringerà “Google Play e altri attori del settore ad adeguare il loro attuale modello operativo per gli utenti nello Spazio economico europeo”.

Oggi commissione del 15% fino al primo milione di dollari

Google attualmente addebita agli sviluppatori una riduzione del 15% degli acquisti in-app e di tutte le altre transazioni fino al primo milione di dollari di entrate dell’anno e del 30% sulle entrate che superano tale soglia. Gli sviluppatori che scelgono di utilizzare un processore di pagamento alternativo invece del sistema di fatturazione del Play Store riceveranno uno sconto del 3% sulla loro “tassa di Google”.
“Come parte dei nostri sforzi per rispettare queste nuove regole, stiamo annunciando un nuovo programma per supportare le alternative di fatturazione per gli utenti dello Spazio economico europeo (See). Ciò significa che gli sviluppatori di app non di gioco possono offrire ai propri utenti nel See un’alternativa al sistema di fatturazione di Google Play quando pagano per contenuti e servizi digitali”, ha affermato Google in una nota.

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La fatturazione di Google Play continuerà a essere l’unica opzione per gli sviluppatori in altre regioni. Tuttavia, con l’Ue che costringe Apple e Google a modificare le politiche dei loro negozi e a creare precedenti, non passerà molto tempo prima che i legislatori di altre parti del mondo seguano l’esempio. I legislatori statunitensi starebbero già prendendo in considerazione nuove regole per frenare i monopoli degli app store di Apple e Google sulle rispettive piattaforme.

Il caso Apple all’origine della decisione

Dopo un lungo braccio di ferro con Apple, l’Autorità per i consumatori e i mercati (Acm) olandese (Antitrust) ha multato la società di Cupertino per non aver consentito l’utilizzo di strumenti di pagamento diversi dal suo all’interno delle app pubblicate sul suo store. La questione non è ancora chiusa perché Apple sta resistendo con forza (pur avendo parzialmente modificato le policy dell’App Store) e perché la decisione di Acm riguarda solo una specifica categoria di app.

La decisione dell’Autorità olandese rappresenta comunque la cartina tornasole di un orientamento che in Europa sta decisamente cambiando, nella direzione fissata da Dsa e Dma. Conscia di ciò che sta accadendo ad AppleGoogle sembra volersi preparare per tempo e oggi ha annunciato che gli sviluppatori possono inserire nelle app sistemi di pagamento diversi da quello dell’azienda di Mountain View.

L’aggiornamento delle regole per adesso si applica alle app ma non ai giochi: a questo proposito Google fa presente che la modifica verrà estesa anche ai contenuti videoludici entro l’entrata in vigore di Dma. Nonostante la tendenza sia cambiata, i giochi hanno sempre generato più entrate rispetto alle app: ciò spiegherebbe perché Google si sta muovendo con più calma sul versante dei videogiochi per Android.

E ora nei pensieri c’è la fusione nucleare

Google, intanto, fa sapere di far parte, con Chevron, di una raccolta di fondi da 250 milioni di dollari  per Tae Technologies, una startup di fusione nucleare con una strategia non convenzionale che ora ha raccolto un totale di 1,2 miliardi di dollari. La fusione nucleare viene spesso definita il Santo Graal dell’energia pulita a causa della sua promessa di generare energia quasi illimitata senza emissioni senza le equivalenti scorie radioattive nocive e di lunga durata prodotte dalla fissione nucleare.

“Il Tae e la tecnologia di fusione nel suo insieme  hanno il potenziale per essere una fonte scalabile di generazione di energia senza emissioni di carbonio e un fattore chiave per la stabilità della rete, poiché le energie rinnovabili diventano una porzione maggiore del mix energetico”, ha affermato Jim Gable, presidente di Chevron Technology Ventures, il braccio di capitale di rischio aziendale della società energetica, in una dichiarazione che annuncia il round di finanziamento. Googlecollabora con TAE dal 2014, fornendo alla startup fusion intelligenza artificiale e potenza di calcolo. Ma questo passo segna il primo investimento in contanti di Google nella startup.

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