L'INTERVISTA

Google Cloud, Fregi: “Italia mercato chiave e apripista della nuova digital transformation”

Il country manager accende i riflettori sui progetti in corso e sull’investimento da 900 milioni che punta a spingere la digitalizzazione di aziende e PA e a creare nuovi posti di lavoro. E annuncia a CorCom: “Presto nuove partnership strategiche”

23 Lug 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Se la realizzazione di strade e autostrade ha rappresentato in passato un impulso per la crescita economica del nostro Paese, ciò è vero anche oggi di fronte alla realizzazione di un nuovo tipo di infrastruttura, questa volta tecnologica e digitale”: rende pienamente l’idea di quanto le nuove tecnologie possano impattare sulla crescita e la competitività di un Paese, il parallelo che Fabio Fregi, country manager di Google Cloud, sceglie per descrivere le potenzialità della digitalizzazione. “È paradossale ma è stata necessaria l’emergenza sanitaria più grave degli ultimi 100 anni per una spinta decisiva al digitale, in Italia e non solo. Adesso però bisognerà ulteriormente accelerare il processo di innovazione e crediamo che aziende come Google possano fortemente contribuire a questo percorso”, racconta il manager a CorCom.

L’accordo con Tim, siglato in tempi non sospetti – ossia prima dell’emergenza Coronavirus – rappresenta il segnale fortissimo di uno scenario in evoluzione. E il piano di investimenti da oltre 900 milioni di dollari annunciato nei giorni scorsi aggiunge linfa importantissima per accelerare sulla roadmap della digital trasformation del Paese.

Fregi, perché questa attenzione così forte al mercato italiano?

L’Italia è in ritardo nell’adozione delle nuove tecnologie, ma proprio questo ritardo può essere trasformato in un vantaggio perché consente alle aziende e alla PA di dotarsi di tecnologie all’avanguardia in un momento in cui l’avanguardia tecnologica rappresenta la chiave di volta per la ripresa economica. Nella fase di lockdown i riflettori si sono accesi da un lato sullo smart working e dall’altro sull’e-commerce. Chi era pronto con infrastrutture e piattaforme adeguate ha potuto toccare con mano i benefici e ha potuto ulteriormente spingere, gli altri sono rimasti pericolosamente fuori. Ma c’è tempo per recuperare e per imprimere una svolta. E per far capire quanto sia importante cogliere subito nuove opportunità vorrei citare due esempi: Fca, che già utilizzava le nostre piattaforme da anni, nella fase di lockdown ha deciso di abilitarle anche nei concessionari per garantire la piena operatività. Lo stesso ha fatto Credem con i propri consulenti per gestire al meglio l’interazione con i clienti finali. Questa è la resilienza che porta sviluppo.

Avete appena annunciato un piano da 900 milioni. In cosa consiste esattamente?

Il piano si articolerà in una serie di investimenti infrastrutturali nell’ambito dell’accordo con Tim e in un nuovo progetto per accelerare la ripresa economica del Paese, con progetti di formazione, strumenti e partnership per supportare le aziende e le persone di qui ai prossimi 5 anni. Creeremo due Region: una a Milano e l’altra a Torino per garantire il disaster recovery alle aziende. Il progetto rientra nell’accordo con Tim, un accordo di co-investimento strategico senza precedenti: è il primo nel suo genere con una telco a livello mondiale e ha fatto da apripista in Europa. Abbiamo appena siglato un accordo analogo con Telefonica e altri operatori stanno valutando di passare all’azione. Posso annunciarle che entro fine anno ci saranno novità su questo fronte. Peraltro una serie di importanti accordi riguardano il mondo del finance, un esempio è l’annuncio della partnership con Deutsche Bank di poche settimane fa.

Quali sono i settori in cui l’accelerazione al digitale si farà sentire maggiormente?

Ho già citato il finance e certamente osserviamo una grossa spinta nell’ambito del manufacturing, del retail e più in generale del mondo dell’impresa, piccola e media in particolare. Ma soprattutto a livello di Pmi bisogna far passare il messaggio giusto. Spesso il cloud viene associato a un’infrastruttura tecnologica ma il tema non è solo infrastrutturale. Google Cloud aiuta le aziende a trasformare il loro modello di business per affrontare le nuove sfide. Per farle un esempio concreto oggi una fintech è in grado di erogare servizi in poche settimane, mentre una banca tradizionale ci mette all’incirca 18 mesi, per una catena di eventi legati a questioni procedurali, autorizzativi e di implementazione. Sono tempistiche che le aziende non possono più permettersi di sostenere. Il time-to-market abilitato dal cloud è fondamentale. E pensi anche al settore assicurativo, un settore regolato, che prevede iter di liquidazione complessi nell’ambito dei sinistri. Con le nostre soluzioni basta una foto inviata dal conducente per attivare la perizia, grazie alle tecnologie di machine learning in grado di interpretare i dati in pochissimo tempo.

E la PA italiana? È pronta per il grande salto nel cloud?

La PA italiana ha necessità di innovare: ci sono troppe tecnologie superate anche e soprattutto a livello di data center. Ci aspettiamo un’accelerazione dell’adozione e i bandi Consip per garantire accesso della PA al cloud vanno pienamente in questa direzione.

Last but not least: quanto impatterà la disponibilità di banda ultralarga sulla rivoluzione digitale? 

La fibra e più in generale la banda ultralarga rappresentano la base. E questo è un punto critico. Il dibattito che si sta aprendo in merito al diritto a Internet, quale diritto universale, non è casuale. Chi non è connesso è fuori da qualsiasi opportunità. E a dimostrazione di quanto le infrastrutture siano importanti, Google ci ha investito da tempo: siamo l’unico cloud provider ad aver implementato un’infrastruttura proprietaria transoceanica.

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