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SEARCHING

Google, è scontro in Commissione Ue sull’accordo di Almunia

Nove commissari non vogliono chiudere l’indagine Antitrust. Michel Barnier (Mercato Interno): “C’è ancora molto da discutere”. Ma il responsabile alla Concorrenza: “Le proposte di BigG rispondono alle nostre richieste”. Nei prossimi mesi atteso il voto sul deal

13 Feb 2014

Federica Meta

Un terzo dei membri della Commissione europea – nove commissari – è contraria all’accordo con Google e alla chiusura dell’indagine Antitrust che ha visto coinvolto il motore di ricerca per abuso di posizione dominante sul searching. Il numero degli “oppositori” non è sufficiente a stoppare il deal ma certamente creerà problemi di natura politica all’interno della Commissione aumentando, al contempo, anche la frustrazione dei concorrenti di Google.

I commissari hanno chiarito i motivi del loro “no” nella riunione settimanale del mercoledì. Il commissario per l’Energia, Gunther Oettinger ha annunciato che il voto definitivo sulla questione ci sarà nei prossimi mesi. “Abbiamo avuto una lunga discussione dalla quale sono emerse non poche preoccupazioni e domande – ha rivelato il commissario al Mercato Interno, Michel Barnier – Non abbiamo finito il nostro lavoro su questo tema “.

A difendere la decisione del Commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, di accettare le nuove proposte di Googleil suo portavoce Antoine Colombani. “Almunia ha spiegato in modo dettagliato il motivo per cui le proposte di Google soddisfano le nostre richieste e quali saranno i prossimi passi”, ha detto Colombani. Sulla stessa lunghezza d’onda il commissario per l’Agenda digitale, Neelie Kroes, che si è detta “soddisfatta dell’accordo”. Almunia chiederà l’approvazione dell’accordo nei prossimi mesi con un voto a maggioranza o per consenso.

Base dell’accordo sono le nuove proposte di Google che si impegna a permettere a tre rivali di mostrare i loro logo e indirizzi web in una finestra ben visibile, mentre i fornitori di contenuti potranno decidere quale materiale Google può usare per i suoi servizi. Google abolirà anche le restrizioni che impediscono oggi agli inserzionisti di spostare le loro campagne pubblicitarie verso piattaforme rivali come Yahoo! e Bing di Microsoft.

Non soddisfatti sono però i rivali di Big G. Almunia infatti sentirà il parere dei concorrenti di mercato prima di prendere la decisione definitiva e chiudere l’inchiesta, ma l‘Icomp, la lobby che rapprenta migliaia di piccole aziende dell’online (e che ha tra i finanziatori Microsoft) sostiene che Almunia farà visionare non la proposta di Google bensì l’analisi che ne ha fatto la Commissione, e questo non sarebbe sufficiente. Inoltre, ai competitor non piace l’idea di comparire in un box a parte (sulla destra) dei risultati di ricerca: gli utenti continueranno a optare per i risultati di Google (sulla sinistra), tanto più che quel box li farà sembrare delle ads anziché dei risultati di ricerca. Il Wall Street Journal riporta che Microsoft e Nokia hanno commentato che i nuovi “rimedi” di Google non sono affatto migliori di quelli proposti in precedenza e che lo svantaggio per i concorrenti non viene sanato.

Almunia ha respinto le critiche sottolineando che il caso ha cercato di risolvere i timori della Commissione europea, non di soddisfare i rivali di Google, il cui punto di vista “è ben noto”. “Google ha una posizione dominante, certo, ma non è questo l’oggetto dell’indagine”, ha detto Almunia. “Quello che dobbiamo eliminare sono gli abusi di questa posizione che ostacolano la concorrenza e uccidono l’innovazione”.

L’inchiesta era stata avviata a novembre 2010 dopo gli esposti dei motori di ricerca rivali che accusavano il colosso di Mountain View di favorire i propri prodotti e servizi a danno della concorrenza; senza un patteggiamento, Google rischiava una multa fino a 5 miliardi di dollari. Google aveva già fatto due tentativi di chiudere l’indagine, con rimedi però considerati non sufficienti. Ora è riuscita a mitigare i timori dell’Ue, in particolare garantendo la presenza di tre concorrenti nella stessa pagina in cui promuove i propri servizi di ricerca specializzati.