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IL CASO

Google, la multa è un’”inezia”. Il vero nodo è il business model

Sanzione record per l’Europa, ma più che dimezzata rispetto agli 11 miliardi stimati fino a poco tempo fa. E non a caso il “motore”, non solo esce indenne dalla prova borsistica, ma il titolo addirittura registra un incremento. Vero è però che bisognerà affrontare la questione dei “rimedi”. Android e le app correlate “vitali” per il business mobile

19 Lug 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

“Stiamo facendo la battaglia di Robin Hood. Stiamo tutelando i meno potenti contro lo strapotere dei giganti”. Così Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento, in un’intervista a Qn, commenta la decisione dell’Antitrust Ue di sanzionare Google per 4,34 miliardi. “Con la multa l’Europa ha semplicemente dato un segnale nella direzione per cui la legge è uguale per tutti. Non si tratta di fare una guerra ma di far rispettare le regole. Semplicemente queste multinazionali non possono stare nell’Unione europea, far soldi nell’Unione europea e rispettare le regole che vogliono loro, senza pagare le tasse e poi portare soldi negli Stati Uniti o in Cina”.

L’ammontare della multa però è ben al di sotto delle stime che fissavano la sanzione in circa 11 miliardi di dollari, pari al 10% del fatturato di Alphabet – era questa l’ipotesi più accreditata fino a qualche giorno fa. Non a caso il titolo Google non solo è passato indenne alla prova borsistica ma addirittura ha registrato un incremento dello 0,12%.

Peraltro la faccenda non è affatto conclusa: Google ha 90 giorni di tempo per “rimediare” e proporre soluzioni che convincano l’Europa a non passare dall’alert ai fatti. Ma il “motore” ha già annunciato che impugnerà la decisione, dunque almeno nel breve periodo nessun effetto si potrà toccare con mano lato consumatori. Google ha inoltre accusato l’Europa di voler “distruggere” il suo business mobile. Il ceo Sundar Pichai, ha detto, testuali parole che la decisione “ripudia il business model alla base di Android” e “ignora, con evidente chiarezza, il modo in cui le persone usano i cellulari oggi”.

Il Commissario Margarethe Vestager ha detto che “Google ha usato per circa 8 anni Android come veicolo per cementare il proprio dominio nelle attività di ricerca”. Questo – ha aggiunto – “è un comportamento altamente illegale”. Stando a quanto stabilito dall’Europa Google non potrà più “obbligare” i produttori di smartphone a pre-installare le sue app – inclusi il motore e il browser Chrome – se vorrà continuare a rendere disponibile il suo Play Store, un “must have” del sistema Android.

A rischio dunque è proprio il business model. La sanzione non è il problema per un’azienda che fattura cifre da guinness. La questione è trovare una soluzione per uscire dall’accusa di abuso di posizione dominante. E la storia è molto simile a quella che riguardò Microsoft ai tempi di Mario Monti a capo della Commissione europea. E non sarà semplice evitare contraccolpi sul lungo periodo.

All’indomani dell’annuncio della multa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un duro attacco nei confronti dell’Europa: “Ve l’avevo detto! L’Unione Europea ha appena comminato una multa da cinque miliardi di dollari su una delle nostre grandi aziende, Google. Hanno davvero approfittato degli Stati Uniti, ma non sarà per molto tempo!”, ha postato su Twitter.

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