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CONCORRENZA

Google torna nel mirino dell’Antitrust europeo: in arrivo maxi-multa da 11 miliardi di dollari

Segna un’escalation la “battaglia” tra la Commissaria Margrethe Vestager e l’azienda californiana accusata di abuso di posizione dominante. Nel mirino il sistema operativo Android. La sanzione potrebbe riguardare il 10% del fatturato della società

07 Giu 2018

Nuova maxi-multa in arrivo per Google. Anzi. la “regina” delle multe. Bruxelles sta affilando le armi per colpire l’azienda con l’accusa di abuso di posizione dominante attraverso il sistema operativo mobile Android: mettendo così a segno la più pesante delle indagini a carico di Mountain View, perché questa volta viene messo in discussione non tanto un aspetto del business, ma l’intero business model dell’azienda. Nel mirino l’utilizzo del sistema operativo Android, che avrebbe ostacolato la competizione da parte di altri browser mobili, intralciato lo sviluppo di nuovi sistemi operativi, ridotto la scelta dei consumatori, soffocato l’innovazione.

Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza, è pronta ad annunciare l’iniziativa entro poche settimane, secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times. L’entità della multa non è ancora chiara ma la Commissione è autorizzata a imporre ammende fino a 11 miliardi di dollari – il 10% del fatturato globale della società madre Alphabet. Anche se gli osservatori stimano che la sanzione dovrebbe trovarsi in una fascia più bassa.

La decisione segna un’escalation della guerra tra Europa e Google, iniziata otto anni fa con un’indagine sullo shopping comparativo. Anche se il caso si è concluso con una multa di 2,4 miliardi di dollari, non ha portato a modifiche significative delle attività di Google. Una terza indagine è in corso per stabilire se la compagnia abbia bandito in modo illegittimo le aziende concorrenti dai siti che utilizzavano la sua barra di ricerca e gli annunci pubblicitari.

Android è il sistema operativo utilizzato in oltre l’80% degli smartphone di tutto il mondo ed è vitale per le entrate future del gruppo in quanto sempre più utenti effettuano ricerche sui propri dispositivi mobili.

L’indagine della Commissione europea ha concluso che il gruppo statunitense ha imposto condizioni illecite ai produttori di dispositivi Android, mettendo a rischio la concorrenza e riducendo le scelte dei consumatori.

Contrariamente al caso dello shopping comparativo, il caso Android punta al cuore della strategia di Google degli ultimi dieci anni: utilizzare il sistema operativo mobile come piattaforma per spingere l’adozione da smartphone del suo motore di ricerca e dell’app store per smartphone.

Google nega di aver infranto le regole, ma per ora non ci sono segnali a suo favore: la Commissione non sembra aver intenzione di lasciar cadere l’accusa.

Il caso Android è il più nevralgico per l’azienda perché riguarda la strategia commerciale che ha contribuito a cementarne la posizione dominante nel mercato del search su mobile e della pubblicità. Non solo: secondo Vestager ha azzerato la capacità dei browser mobili di competere con Chrome, ostacolato lo sviluppo di altri sistemi operativi, ridotto la scelta dei consumatori, soffocato l’innovazione. Nel primo atto d’accusa del 2016 la Commissione affermò che Google aveva imposto condizioni tali da favorire i propri prodotti e app di Google: tra gli altri, Chrome e Google Play.

Nel novembre 2016 la società rispose alle accuse sostenendo Bruxelles aveva “frainteso”: “Non si tiene presente che Android è in concorrenza con l’iOS di Apple”, aveva dichiarato Kent Walker, consulente legale di Google.

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