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IL COMMENTO

Google Tax in Uk, FT: “Solo gli algoritmi possono capirla”

Secondo un’analisi del Financial Times commenta la misura annunciata dal cancelliere Osborne è basata su un “vago” meccanismo di calcolo dei profitti delle multinazionali. “Ci vorrebbero i cervelloni di Google per venirne a capo”

05 Dic 2014

Patrizia Licata

La Gran Bretagna ha varato la sua Google Tax, lo ha confermato il cancelliere dello Scacchiere George Osborne indicando persine le sue previsioni sul gettito fiscale che ne deriverà – un bel risultato, commenta oggi il Financial Times, visto che a nessuno è chiaro come questa tassa funzionerà.

A ben vedere non è nemmeno una Google Tax, secondo il quotidiano economico. E’ una tassa sulle multinazionali estere che usano complicati meccanismi per ridurre al minimo le tasse che devono pagare in Uk. Google è solo uno dei target di più alto profilo, che ha scelto di registrare le sue entrate dalle vendite in Gran Bretagna nella filiale irlandese dove la tassa sulle imprese è molto più bassa. Non che Google paghi molto all’Irlanda in termini di fisco ma, sottolinea il FT, quello che fa rabbia alle autorità britanniche è che quel poco che versa lo versi in Irlanda e non in Uk.

Il desiderio di spingere le aziende straniere a pagare le dovute tasse in Gran Bretagna è comprensibile e condiviso da molti ma gli esperti restano dubbiosi su come Osborne potrà far funzionare la sua Google Tax. Il cancelliere ha detto che ci sarà un cambiamento sul “calcolo dei profitti”, il che la fa somigliare più a una misura contro l’evasione fiscale che a una tassa aggiuntiva, secondo il FT. E il metodo esatto con cui il fisco britannico calcolerà i profitti sembra minare alla base tutta la costruzione di Osborne, specialmente per aziende come Amazon che non fanno profitti.

“Il sistema di questa tassa basata sul calcolo dei profitti appare così complicato che per capirci qualcosa le autorità potrebbero aver bisogno di qualcuno come…Google e i suoi algoritmi”, scrive il FT.

Google potrebbe cominciare geolocalizzando il venditore che vende gli spazi di advertising e il compratore. Ma così si arriva solo a rintracciare le revenues. Occorreranno soluzioni più creative, argomenta il FT, che verso la proposta di Osborne non risparmia l’ironia: “Come l’innovativa ricerca sulle auto senza conducente ha mostrato, un mondo migliore ci aspetta se la fragilità umana può essere sostituita dall’automazione. Perciò forse la driverless taxation è la risposta”, scrive il FT. E ancora: “Il governo britannico potrebbe mettere all’asta tassi preferenziali sulle imposte corporate alle multinazionali straniere, come Google vende all’asta i termini di ricerca sponsorizzati. Le passate vendite delle frequenze hanno dimostrato che le aziende sono pronte a pagare cifre esorbitanti per aggiudicarsi risorse di cui vi è scarsità”.

L’asta di imposte preferenziali sul business delle multinazionali straniere che operano in Gran Bretagna generebbe grandi guadagni per le casse dello Stato, con un gettito regolare, secondo il FT. Il pericolo è che il succcesso sarebbe rapidamente imitato da altre nazioni: tutte ricorrerebbero alle aste delle imposte corporate, facendo a gara per offrire alle grandi aziende le condizioni più favorevoli, così la misura si ritorcerebbe contro le nazioni e Google finirebbe col prendere in mano la situazione e mettere all’asta il potenziale gettito fiscale che dà ai governi. E stavolta sarebbero i governi a pagare caro per risorse scarse e benefici, come il fatto di spingere determinate aziende ad aprire sedi sul loro territorio. “Che è proprio quello che succede oggi”, conclude il FT.

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