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IL CASO

“Hacking Team in trattativa con gli arabi”

Lo rivela Il Fatto Quotidiano: a fare da mediatore con il principe Bandar il numero uno di Safinvest Wafic Said. Nell’operazione coinvolta Finlombarda. Colloqui anche con l’Agenzia d’intelligence nipponica Psia

04 Ago 2015

Mila Fiordalisi

Stava per passare in mano arabe la società italiana Hacking Team. È quanto svela Il Fatto Quotidiano secondo cui l’azienda capitanata da David Vincenzetti sarebbe stata oggetto di una trattativa per una cessione ad un valore di 37 milioni di euro. Stando a quanto riferisce il quotidiano il “dossier” sarebbe stato nelle mani di Wafic Said, mediatore della trattativa e a capo di Safinvest nonché nei servizi segreti fino ad aprile 2014– il terzo arabo più ricco nel Regno Unito – per conto della famiglia reale saudita. Operazione che non sarebbe andata in porto a causa dei cambiamenti politici che hanno fatto perdere potere al principe Bandar (nella foto). La trattativa sarebbe stata scoperta attraverso un carteggio di e-mail reso poi pubblico nell’ambito di Wikileaks: gli attori coinvolti nell’operazione sarebbero, oltre a Said e Bandar, anche il fondo Finlombarda, azionista al 26% di Hacking Team: stando a quanto scrive il Fatto il manager Alberto Trombetta avrebbe scambiato alcune e-mail proprio relative alla trattativa.

Intanto nei giorni scorsi il capo della Polizia Alessandro Pansa, in audizione al Copasir, ha allertato sui rieschi per il Paese, non esclusi eventuali attacchi alle reti ferroviarie ed elettriche e casi di ricatti industriali. Pansa ha confermato il danno pesantissimo provocato dall’intrusione dei pirati nel sistema della società milanese. Tra le inchieste danneggiate anche quella sulla Jihad a Brescia. Le intercettazioni della Polizia sui Pc del del tunisino Lassad Briki e del pachistano Muhammad Waqase – sospettati di voler colpire la base militare di Ghedi e compiere altre azioni in nome dell’Isis – erano infatti effettuate con le apparecchiature di HT.

Secondo quanto si legge sul sito internet del quotidiano nipponico Asahi shimbun la Psia, agenzia d’intelligence giapponese avrebbe trattato con Hacking Team. Se è vero che l’Agenzia d’intelligence per la pubblica sicurezza (Psia), dipendente dal Ministero della Giustizia, ha ammesso di aver avuto un colloquio, dall’altro lato nega di aver avuto intenzione di comprare il software. “L’obiettivo era analizzare i metodi usati nei cyberattacchi e controlare i recenti trend”, ha detto un funzionario dell’Agenzia. “Al di là di quello che sperava Hacking Team, noi non avevamo intenzione di usare il loro software”.

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