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TRADE WAR

Huawei, è giallo sugli ordini dopo il bando Usa

La compagnia cinese smentisce il ridimensionamento degli ordini di componenti per smartphone e attrezzature a causa dell’inserimento nella “lista nera” del Dipartimento del Commercio. E intanto scommette sulla Russia: accordo con l’operatore mobile Mts per le reti 5G

06 Giu 2019

Patrizia Licata

giornalista

Huawei Technologies ha ridimensionato o annullato numerosi ordini ai maggiori fornitori di componenti con cui realizza i suoi smartphone e i suoi sistemi per le telecomunicazioni, come conseguenza del bando emesso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Huawei ha anche ridotto del 20-30% la previsione sulle vendite totali di smartphone nella seconda metà del 2019. Lo riporta l’agenzia giapponese Nikkei. L’azienda cinese ha immediatamente smentito.

“I nostri livelli di produzione globali sono nella norma; nessuna modifica rilevante né verso l’alto né verso il basso”, ha affermato un portavoce di Huawei sentito da Reuters. Non ci sono modifiche nel target di vendita per gli smartphone, ha aggiuntto la società di Shenzhen.

Il contractor Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc) ha confermato che gli ordini da Huawei sono diminuiti dopo che l’azienda cinese è stata inserita nella Entity list del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ma assicurato che, dopo un primo impatto dal bando Usa, la sua attività nel 2019 si chiuderà in crescita.

Il mese scorso Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo che riguarda la “sicurezza delle infrastrutture di comunicazione” americane e che dà al presidente degli Stati Uniti il potere di regolare le relazioni commerciali in risposta a condizioni di “emergenza nazionale”. Di conseguenza il dipartimento del Commercio ha annunciato di aver inserito Huawei e circa 70 affiliate attive in 25 paesi nella cosiddetta Entity List: Huawei e queste altre società non possono comprare tecnologie Made in Usa senza autorizzazione speciale e non può vendere le sue attrezzature agli operatori di rete telecom americani.

Trump ha poi aperto uno spiraglio consentendo a Huawei di operare negli Usa fino al 19 agosto, pronto probabilmente a far leva sul caso Huawei nei negoziati con la Cina. Al tempo stesso, però, il presidente americano cerca aggressivamente di trarre dalla sua parte i grandi alleati occidentali, a partire dal Regno Unito, dove è in visita in questi giorni.

Le grandi aziende americane sono già “allineate”: Google ha deciso di non fornire più a Huawei gli aggiornamenti per il sistema per smartphone Android e Microsoft non accetta più ordini per Windows per laptop. IntelQualcomm Broadcom sarebbero pronti a tagliare le forniture di chip a Huawei e il costruttore di componenti ottiche Lumentum Holdings ha cessato ogni consegna a Huawei. 

Il pressing degli Usa è probabilmente la prima motivazione che ha spinto Huawei a annunciare la cessione dell’attività nei cavi sottomarini a Hengtong Optic-Electric. La società cinese che produce componenti ottiche per le tlc ha comunicato in un documento depositato presso la borsa di Shanghai di aver firmato una lettera di intenti con Huawei Tech Investment Co, sussidiaria di Huawei Technologies, con cui comprerà il 51% di Huawei Marine Systems Co. La cessione dovrebbe servire a mitigare parte dei timori di Washington sul cyber-spionaggio di Pechino.

Tuttavia la vera questione dietro la guerra di Trump contro Huawei è la leadership globale nelle reti 5G, che gli Usa vogliono agguantare con tecnologie americane o di fornitori occidentali a scapito del vendor cinese e della Cina. Il 5G è una tecnologia di comunicazione strategica per le economie e gli equilibri geopolitici, visto che abilita innovazioni come industria 4.0, automazione dei trasporti, intelligenza artificiale.

In questa contesa economica e politica la Russia potrebbe spostare gli equilibri: proprio ieri Huawei ha siglato un accordo con il principale operatore di rete mobile russo, Mts per lo sviluppo delle reti 5G nel paese. L’accordo è stato firmato a margine dell’incontro a Mosca tra il presidente cinese, Xi Jinping, in visita di Stato, e il presidente russo, Vladimir Putin, e riguarderà, secondo la nota emessa da Mts, “lo sviluppo delle tecnologie 5G e test pilota delle reti di quinta generazione nel 2019-2020”.

Huawei ritiene illegittimo il bando degli Stati Uniti. L’azienda ha presentato una mozione di giudizio sommario come parte del processo per contestare la costituzionalità della Sezione 889 del 2019 Ndaa (National defense authorization act) del 2019. Huawei ha inoltre “invitato il governo degli Stati Uniti a interrompere la sua campagna sanzionata dallo stato contro Huawei in quanto ritenuta controproducente ai fini della stessa sicurezza informatica”.

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