TRADE WAR

Huawei, Trump decide per un nuovo round di restrizioni

Le regole appena pubblicate dal Dipartimento del Commercio mirano a rendere sempre più difficile al colosso cinese l’accesso alla tecnologia statunitense. Il ministero degli esteri di Pechino: “Gli Stati Uniti pongano fine al discredito”

18 Ago 2020

Domenico Aliperto

Il governo degli Stati Uniti imporrà un ulteriore inasprimento delle restrizioni a Huawei e a 38 affiliate, mentre il presidente Donald Trump rinnova le accuse secondo le quali le apparecchiature di telecomunicazione del gigante tecnologico cinese sarebbero utilizzate per attività di spionaggio. Accuse sistematicamente rispedite al mittente dalla società di Shenzhen.

Le nuove regole del Dipartimento del Commercio, secondo il quale Huawei avrebbe cercato continuamente di eludere ”le sanzioni precedenti utilizzando soluzioni fornite da terze parti”, impediranno al gruppo di accedere alla tecnologia statunitense per la realizzazione dei chip. Questo accade in una situazione che comincia a farsi scomoda per il produttore cinese: all’inizio di agosto, infatti, un dirigente Huawei aveva affermato che la società stava già esaurendo i processori necessari a realizzare i propri smartphone a causa delle sanzioni statunitensi e che sarebbe stata costretta a interrompere la produzione dei chip più avanzati.

Le conseguenze per Huawei nel breve termine

Il giro di vite dell’amministrazione Trump arriva in un momento estremamente delicato per Huawei. La promessa fatta quindici mesi fa e ribadita più volte che i dispositivi con Android installato continueranno a ricevere aggiornamenti potrebbe infatti scontrarsi con la dura realtà delle sanzioni Usa. Finora, le società statunitensi sono state autorizzate a collaborare con Huawei, almeno in misura limitata, sebbene la società cinese sia sulla lista nera delle minacce alla sicurezza. Questa ‘Licenza generale temporanea‘ era valida per 90 giorni ed è stata prorogata più volte. Fino ad ora. Come riportato dal Washington Post, l’ultima licenza è scaduta il 13 agosto e Google e Huawei hanno confermato che non è stata ancora prorogata. Ciò significa che Google non è più autorizzato a lavorare con Huawei su prodotti rilasciati prima dell’entrata in vigore delle restrizioni commerciali a maggio 2019.

Questo, come sottolinea Futurezone, significa che Google non pubblicherà più aggiornamenti per gli smartphone Huawei con sistema operativo Android, indipendentemente da quando sono stati prodotti e messi in commercio. Ciò mette a rischio la sicurezza di milioni di clienti Huawei in tutto il mondo – oltre 240 milioni di smartphone venduti nel solo 2019 – e insieme con la penuria di chipset made in America messi a disposizione del colosso, mette a repentaglio l’esistenza stessa dei futuri device della casa cinese. Ma ciò non significa che i telefoni Huawei non riceveranno alcun aggiornamento. Poiché Android è un sistema operativo open source, Huawei può implementare autonomamente gli aggiornamenti di sicurezza. Google non è autorizzato a fornire a Huawei gli aggiornamenti in anticipo, come accade con altri partner, e questo significa che le patch arriveranno forse con un ritardo, ma arriveranno. È anche possibile che gli smartphone Huawei non ricevano più aggiornamenti di rilievo per Android. È poi ancora da vedere se Google potrà aggiornare le sue app Android, che ora sono installate sugli smartphone Huawei. Si parla di applicazioni come Chrome, Google Maps, YouTube, Google Pay che sui telefoni Huawei saranno presto disponibili solo in versioni obsolete. Rispetto al servizio SafetyNet di Google, che raccoglie continuamente dati sul dispositivo e utilizza un algoritmo per decidere se è affidabile, i mancati aggiornamenti potrebbero inficiare l’utilizzo di diverse app bancarie, che funzionano solo su dispositivi che risultano affidabili.

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Huawei e Google non hanno ancora commentato ufficialmente, ma secondo alcune fonti Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sistema e patch di sicurezza e tutti i dispositivi su cui è preinstallato Google Play. Per gli smartphone come il P40, che non hanno Google Play preinstallato, nuove app e aggiornamenti possono essere gestiti tramite Huawei AppGallery.

Gli scambi di accuse tra Stati Uniti e Cina

“Non vogliamo le loro apparecchiature negli Stati Uniti perché ci spiano”, ha detto ieri, senza mezzi termini, Trump a Fox News. “E sospenderemo le attività di condivisione sul piano dell’intelligence con qualunque Paese le adotti”. Più nello specifico, Trump ha dichiarato di aver avvertito il Regno Unito che gli Stati Uniti non avrebbero più collaborato con la sua intelligence, se Londra avesse lasciato che la società cinese, definita dal presidente ‘Spywei’, partecipasse alla realizzazione della rete nazionale 5G. D’altro canto, a giugno, il governo del Regno Unito aveva già deciso di escludere Huawei dalla creazione dell’infrastruttura con un’inattesa retromarcia.

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. La Cina “si oppone con forza alla soppressione e al discredito degli Stati Uniti contro Huawei”. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, nel briefing quotidiano, ha assicurato che Pechino “continuerà ad adottare le misure necessarie per salvaguardare i diritti e gli interessi legittimi delle compagnie cinesi”. Gli Usa, infatti, “hanno generalizzato il concetto di sicurezza nazionale e adottato varie misure restrittive senza alcuna prova reale. Si tratta solo di egemonia”. La Cina minaccia quindi “necessarie contromisure” per proteggere gli interessi delle proprie aziende.

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