CYBERSICUREZZA

Ericsson: “A rimpiazzare le reti Huawei in Uk ci pensiamo noi”

Il presidente per l’Europa Arun Bansal interviene nel dibattito in corso nel Paese. Il governo britannico potrebbe optare per un’esclusione pesante dei cinesi dalle nuove reti. E anche in Francia si valutano restrizioni. Nel nostro Paese intanto il Copasir riaccende i riflettori sulla cybersecurity

06 Lug 2020

Patrizia Licata

giornalista

Ericsson è perfettamente in grado di rimpiazzare l’intera attrezzatura di networking di Huawei presente nella rete 5G del Regno Unito, nel caso Londra dovesse decidere di mettere al bando il vendor cinese. Lo ha affermato a Sky News il presidente Europa di Ericsson, Arun Bansal, commentando l’annuncio con cui il governo britannico ha fatto sapere che sta valutando la precedente decisione di mantenere un ruolo per Huawei nelle reti 5G del paese. Le nuove sanzioni imposte dal governo Usa potrebbero spingere Johnson al bando totale.

Bansal ha chiarito che Ericsson non sta facendo pressioni sul governo britannico perché decida per una pesante esclusione del vendor cinese dalle nuove infrastrutture di rete del paese. Ha sottolineato di voler vincere sul mercato britannico sulla base delle sue tecnologie e capacità competitiva. Ma, ha proseguito Bansal, se Londra deciderà per il “ban”, Ericsson ha tutti i mezzi per sostituire con le proprie attrezzature gli apparati Huawei installati. E, se il governo, imponesse di impiegare solo elementi di rete fabbricati fuori dalla Cina, Ericsson ha fabbriche in Polonia e in Estonia, ha ricordato il presidente Europa dell’azienda svedese.

Ericsson può fare del Regno Unito un leader del 5G

Bansal ha proseguito dicendo che la sua azienda è pronta a portare l’infrastruttura telecom britannica a livelli più alti. Oggi le reti mobili britanniche sono classificate 18me in Europa per qualità e capacità e per questo le aziende britanniche non riescono a trarre pieno beneficio dalle reti mobili di nuova generazione. “La mia speranza, non la mia previsione, è che, se il governo lo vuole, possiamo – come partner dell’ecosistema – rendere il Regno Unito uno dei paesi leader del 5G”, ha affermato Bansal, aiutando l’industria del paese a crescere.

Ericsson nel Regno Unito ha già contratti attivi con le principali telco: con Vodafone alla Coventry University ha realizzato la prima rete 5G standalone e a Londra, sempre con Vodafone, ha lanciato il 5G commerciale; è stata scelta da O2 per il 5G RAN (la rete è già attiva) e la modernizzazione della rete esistent, mentre BT si è affidata a Earicsson per la per 5G Core cloud-native.

Bansal ha invitato Londra a prendere una decisione in tempi rapidi: gli operatori mobili si trovano in un impasse perché il governo non ha una posizione definitiva sul “caso” Huawei e questo rischia di rallentare gli investimenti.

Huawei “meno sicura” a causa dei microchip

Il ministro della Cultura britannico Oliver Dowden ha ribadito che la decisione del Regno Unito di garantire a Huawei un ruolo limitato nella realizzazione delle reti 5G britanniche “non è scolpita nella pietra”: “vagliamo continuamente le nostre politiche sulla sicurezza per assicurarci di proteggere al massimo la nostra rete di telecomunicazioni”.

Le nuove sanzioni imposte da Donald Trump sono tali da restringere notevolmente la capacità di Huawei di rifornirsi di microchip avanzati per le attrezzature 5G. Questo, ha spiegato il ministro della Cultura britannico, potrebbe avere un impatto significativo sull’affidabilità di Huawei come fornitore e sulla sicurezza delle sue soluzioni, visto che l’azienda di Shenzhen può proporre dei chip proprietari Made in China al posto di quelli prodotti in Occidente.

Secondo indiscrezioni del Sunday Telegraph e del Sunday Times, infatti, questa settimana verrà presentato al premier Johnson uno studio condotto dall’agenzia governativa per l’intelligence, la Gchq, che avrebbe riconsiderato la garanzia fornita da Huawei sulla sicurezza delle sue tecnologie proprio perché le sanzioni statunitensi costringeranno il vendor a utilizzare una tecnologia cinese “non affidabile”.

La nuova valutazione del ruolo di Huawei nelle Tlc britanniche è affidato al National cyber security centre britannico, che definisce Huawei un vendor “ad alto rischio” e che ora sta analizzando se il Regno Unito potrà gestire i rischi rappresentati da Huawei come effetto delle nuove sanzioni.

Il Copasir pronto a valutare il “ban” anche in Italia

L’ipotesi “ban” di Londra è attualmente in discussione al Parlamento, ma ha già delle ricadute, anche nel nostro paese. “Il Regno Unito sarebbe pronto a iniziare ad eliminare gradualmente la tecnologia Huawei dalla rete 5G della Gran Bretagna. La decisione del premier Johnson, in controtendenza rispetto ad alcune iniziali aperture di alcuni mesi fa, pone un tema sul quale è opportuno riflettere anche in Italia”, ha dichiarato in una nota Enrico Borghi, della presidenza Pd a Montecitorio e membro del Copasir.La Grecia nei mesi scorsi ha formalmente deciso di puntare su Ericsson per implementare la propria rete di accesso, escludendo il ricorso alla tecnologia di origine e produzione cinese per la realizzazione del 5G nel territorio ellenico. Già nello scorso dicembre, nella relazione al Parlamento sui rischi cibernetici, il Copasir ha richiesto al governo di valutare con grande attenzione l’esclusione delle aziende cinesi nella realizzazione delle reti 5G in Italia”.

“Non si possono infatti che ritenere in gran parte fondate – ha proseguito Borghi – le preoccupazioni circa l’ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G. La decisione inglese, dopo quella greca, pone quindi un tema all’Italia su come tutelare la sicurezza nazionale nel momento in cui – giustamente – stiamo ponendo il tema della realizzazione del 5G come punto qualificante del Piano Nazionale di Riforma e dell’impiego delle risorse del Recovery Fund, che potrebbero utilmente essere impiegate per lo sviluppo di una tecnologia europea per le reti 5G in grado di assicurare sicurezza e qualità alle nostre infrastrutture e non dipendenza da soggetti estranei al nostro perimetro di alleanza”.

In Francia si stringono i controlli

In Francia Guillaume Poupard, direttore dell’agenzia nazionale per la cybersicurezza Anssi, ha dichiarato a Les Echos che, benché non ci sarà un divieto totale di usare le attrezzature del vendor cinese nella realizzazione delle reti 5G, la raccomandazione per le telco francesi è di non comprare soluzioni da Huawei. In pratica, quelle già adottate sono tollerate, ma per il futuro meglio scegliere un fornitore alternativo.

Orange, telco controllata dallo Stato, usa già attrezzature europee, ovvero di Nokia ed Ericsson, ma le rivali Bouygues Telecom ed Sfr utilizzano per circa metà delle loro attuali reti mobili tecnologie di Huawei. Per queste aziende delle telecomunicazioni “forniremo delle autorizzazioni per una durata variabile da tre a otto anni”, ha affermato Poupard. A partire dalla prossima settimana, gli operatori che non hanno ricevuto esplicita autorizzazione dall’Anssi a usare attrezzature 5G di Huawei, devono considerare negata la loro richiesta. Non è un atto contro Huawei, ha chiarito Poupard, ma di difesa dell’indipendenza francese: “Il rischio con fornitori europei non è lo stesso che con i fornitori extra-europei”.

La replica di Huawei

Pronta la replica di Huawei al governo di Londra: il responsabile dei media internazionali, Paul Harrison, ha accusato il Regno Unito di “farsi dettare le politiche dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump“. Gli Usa, secondo il gigante cinese delle Tlc, stanno semplicemente “lottando per recuperare la posizione di mercato” sul 5G rispetto al “leader globale” Huawei. Senza “fornire prove a sostegno delle loro infinite accuse”.

Huawei ha anche annunciato che creerà fino a 400 posti di lavoro in Uk (ne impiega già 1.600 nel paese) dopo aver ottenuto l’approvazione per costruire una struttura di ricerca e sviluppo a Sawston, vicino Cambridge. L’azienda cinese si è definita “un importante investitore di lungo termine e partner per l’Unione europea e la Gran Bretagna”.

Un recente studio (Limitazione della concorrenza nelle infrastrutture di rete 5G in Europa) realizzato dall’istituto britannico Oxford Economics e commissionato da Huawei ha concluso che l’esclusione del vendor cinese da alcune delle reti europee avrebbe conseguenze “drammatiche” per l’Europa in termini di perdite economiche nette nel lungo termine. Secondo gli analisti la limitazione di un fornitore chiave di infrastrutture 5G nei 31 paesi europei aumenterebbe i costi totali di investimento di quasi 3 miliardi all’anno, in media, nel prossimo decennio (a prezzi 2020). Ciò rappresenta un aumento dei costi reali annui del 19% che si traduce in 3 milioni di euro all’anno in Islanda, ma fino a 479 milioni di euro l’anno in Germania. Inoltre, la restrizione della concorrenza comporterebbe ritardi di lancio in tutta Europa: nel 2023 sarebbero coperti dalla rete 5G circa 56 milioni di persone in meno. Tale ritardo comporterebbe anche un rallentamento dell’innovazione tecnologica e una riduzione della crescita: in tutti i 31 paesi europei modellati, il Pil totale perso nel 2035 sarebbe di 40 miliardi di euro (ai prezzi 2020).

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