SCENARI

I big del tech si “mangeranno” le startup? Negli Usa allerta massima dell’Antitrust

Google, Facebook e Amazon hanno capacità finanziarie enormi e stanno già guardando con interesse a piccole aziende dotate di competenze e tecnologie all’avanguardia. Si rischia un abbattimento della competizione importante e troppo potere nelle mani di pochi

05 Mag 2020

Antonio Dini

La pandemia li ha messi sull’altare ma adesso potrebbe anche metterli nei guai. Secondo gli esperti di antitrust il coronavirus “sta mostrando a tutti quanto siano grandi i big del tech”. Amazon, Facebook e Google potrebbero presto tornare nel mirino dei regolatori di mercato a Washington, nonostante negli ultimi mesi abbiamo avuto un periodo di immagine molto positivo.

Lo sostiene una inchiesta del sito americano Politico, che ha cercato di capire le conseguenze del coronavirus nel mercato della tecnologia. Secondo la testata “dalle macerie dell’economia post-coronavirus i big del tech potrebbero acquistare ancora più potere“. Non solo i conti in banca dei loro fondatori, come Jeff Bezos (Amazon) che ha visto aumentare di quasi 24 miliari di dollari la sua ricchezza personale. Ma anche quelli delle linee di business delle grandi aziende.

L’economia sta certamente colpendo anche le più grandi aziende di tecnologia. Tuttavia, non è niente in confronto di quel che hanno sofferto le aziende che adesso stanno licenziando migliaia di persone. Questo sbilanciamento delle conseguenze della crisi, secondo l’inchiesta di Politico, starebbe risvegliando l’attenzione dei regolatori del mercato americano, che in passato hanno criticato molto i big del tech.

“Quel che temo di più – ha detto a Politico il senatore repubblicano Josh Hawley – è uno shock economico che blocchi tutte le fonti di finanziamento delle piccole aziende indipendenti e che le startup tecnologiche che cercano di competere contro i colossi vengano lasciati senza soldi e vulnerabili ad acquisizioni predatorie. Non possiamo tollerare che Amazon, Facebook e Google inghiottano tutti gli innovatori che ci sono nella nostra economia”.

“Il virus ha smascherato quanto grandi e potenti i big del tech siano”, ha detto Rachel Bovard, senior advisor dell’Internet Accountability Project, un think thank conservatore che sta facendo attività di lobby per aumentare le indagini antitrust ufficiali verso i big della tecnologia. Secondo Bovard “tutto quel che sta succedendo sta dimostrando che i controlli dell’antitrust sono giustificati o che dovrebbero addirittura essere potenziati. È questo sarà ancora più vero quando ci volteremo indietro e vedremo il disastro che sta travolgendo le nostre piccole imprese”.

Anche se i big del tech vengono toccati dalla crisi, in realtà, si difendono con montagne di liquidità accumulata negli anni. Alphabet ha 117 miliardi, Facebook più di 60 (più del Pil del Libano, della Slovenia o della Tanzania). Amazon ha 24,3 miliardi da parte: quanto basta per evitare i licenziamenti che nel resto degli Usa stanno spingendo il mercato del lavoro a livelli da Grande depressione.

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“Google e Facebook – dice Mark Mahaney, dirigente di Rbc Capital Markets – potranno anche veder calare il loro fatturato del 20-25% anno su anno, ma non si dovranno preoccupare di andare fuori mercato o fallire. Sono tra le pochissime grandi aziende che possono affrontare praticamente qualsiasi scenario post-Covid-19″.

Altre aziende no: Yelp, concorrente di Google che più volte ne ha denunciato le pratiche anti-concorrenziali, ha licenziato un terzo dei suoi dipendenti. TripAdvisor, altro concorrente di Google, ha licenziato 900 persone, e Uber, in competizione con Waymo di Google, sta per annunciare le sue riduzioni del personale. Si profilano, inoltre, altri 30mila licenziamenti nel settore delle startup, dove “ogni dipendente ha un valore aggiunto estremamente elevato”. Gli investimenti nelle startup, segnala la Venture Capital Association, “stanno calando in maniera significativa”.

Amazon vede ogni ora ridursi il numero dei concorrenti, con più di 100mila negozi che chiuderanno negli Usa nei prossimi cinque anni, secondo una stima di Ubs.

Quando l’economia riprenderà – sostiene Politico – saranno i big i primi a poterne trarre vantaggio. “Ogni volta che il mercato è incerto – sottolinea Jasmine Enberg, analista di eMarketer – gli inserzionisti si rivolgono alle piattaforme più grandi e di cui hanno più fiducia, e azzerano i budget per le sperimentazioni. Facebook e Google vengono considerate dagli investitori piattaforme essenziali”.

A pagarne il prezzo saranno soprattutto le Pmi americane. “Uno dei problemi più grandi per l’antitrust – ha detto Gene Kimmelman, senior advisor del Public Knowledge – sarà come gestire le fusioni e le acquisizioni che cominceranno alla fine di questa crisi. I big del tech hanno una liquidità enorme e faranno tutte le acquisizioni che gli converranno. Questo potrebbe mettere in seria difficoltà moltissime piccole aziende”.

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