Ibm, intesa Rsu-azienda per evitare i licenziamenti - CorCom

LA VERTENZA

Ibm, intesa Rsu-azienda per evitare i licenziamenti

Firmato l’accordo tecnico che prevede l’esodo incentivato e la possibilità di ricollocazione per chi vorrà aderire. L’azienda prevede in tutto 290 esuberi. Il 13 marzo la prima verifica sugli esiti del protocollo

28 Feb 2014

Antonello Salerno

La vertenza sui 290 esuberi dell’area Global Technologies services di Ibm è vicina a una soluzione. I sindacati e l’azienda hanno siglato un protocollo d’intesa in grado di scongiurare i licenziamenti, ricorrendo all’esodo incentivato e alla ricollocazione all’esterno dei dipendenti dell’area.

Per il 13 marzo è stata fissata una prima verifica dei numeri che saranno stati raggiunti in un mese, per capire come proseguire. A quel punto rimarrà infatti un mese prima della conclusione dei tempi previsti dalla legge per la trattativa, prima che l’azienda possa prendere eventuali iniziative unilaterali.

Ibm conta in Italia circa 6mila dipendenti, e il settore interessato dagli esuberi, la Global Technologies Services, ne conta in tutto circa duemila. L’azienda, che motiva la propria decisione con la “necessità di un ribilanciamento” della propria forza lavoro in Italia, veniva da un’altra procedura di mobilità aperta lo scorso anno e che aveva riguardato 140 dipendenti, anche quella conclusa senza licenziamenti dopo un percorso condiviso con le forze sindacali.

“Questo dismettere un pezzettino alla volta ci ha creato più di una preoccupazione – afferma Nicola Alberta, coordinatore nazionale Fim Cisl del gruppo Ibm – così insistiamo molto con l’azienda chiedendo se intendano mantenere in Italia una presenza qualificata. In ogni caso voglio sottolineare che una volta aperto il percorso di questa intesa tecnica siamo determinati a chiudere la vertenza senza che nessuno debba essere licenziato. Se anche il 13 marzo non dovessero essere raggiunti i numeri che l’azienda ha prefissato, avremo ancora almeno un mese di tempo per trattare e trovare una soluzione condivisa”.

Nello specifico, l’accordo prevede l’uscita obbligatoria dei dipendenti in prossimità della pensione nel settore interessato, con un incentivo di 13 mesi dall’azienda e un anno in più di mobilità, come previsto dalla legge, per i dipendenti che accettino di andare via e che lavorano al Sud. Ma per raggiungere il numero dei 290 sarà possibile anche aggiungere a questi gli eventuali lavoratori interessati a un’uscita incentivata che oggi siano in forze ad altri rami dell’azienda, purché non siano figure apicali e abbiano almeno 55 anni di età.

Per le uscite volontarie, inoltre, il protocollo prevede incentivi variabili a seconda delle figure che vanno dai 28mila ai 40mila euro. Sempre su base volontaria, inoltre, i lavoratori coinvolti dalla procedura potranno chiedere l’outplacement, di essere cioè ricollocati all’esterno.