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IL REPORT

Ifpi: musica digitale, ricavi a +4,3%. La pirateria online comincia a perdere quota

Secondo il Digital Music Report dell’Ifpi il digitale rappresenta quasi il 40% del fatturato mondiale. Il giro d’affari prossimo ai 6 miliardi di dollari. Mazza (Fimi): “Streaming in grossa espansione in Italia”

12 Mag 2014

L’industria musicale si espande in nuovi mercati e crea nuovi modelli di business, grazie al digitale. Nel 2013 i ricavi digitali del settore sono cresciuti dl 4,3% per un valore di 5,9 miliardi di dollari, secondo l’ultimo Digital Music Report 2014 dell‘Ifpi, di cui fa parte l’associazione italiana Fimi. Crescono in particolare i servizi in abbonamento e le piattaforme finanziate dalla pubblicità mentre il giro d’affari prodotto dai download si è matenuto stabile. Complessivamente il digitale rappresenta oggi il 39% del fatturato mondiale totale dell’industria.

Il fatturato complessivo della musica registrata, considerato il mercato sia fisico che digitale, è cresciuto in Europa e in America Latina e si è stabilizzato negli Stati Uniti, ma su scala globale le vendite di musica sono state pesantemente influenzate dal crollo in Giappone (-16,7%), il secondo mercato al mondo. Perciò il mercato risulta in contrazione del 3,9% per un valore di 15 miliardi di dollari.

Tornando al digitale, si rafforzano in particolare i servizi in abbonamento: le entrate generate da queste piattaforme – includendo tanto le offerte gratuite che quelle a pagamento – sono cresciute nel 2013 del 51,3%, superando per la prima volta il miliardo di dollari e mostrando una crescita consistente in tutti i maggiori mercati. Brand globali come Deezer e Spotify stanno raccogliendo i frutti della loro espansione geografica, mentre servizi a carattere regionale come Rdio, KKBOX e WiMP continuano ad attrarre nuovi utenti. Nuovi concorrenti come Beats Music e YouTube, intanto, hanno introdotto o annunciato il lancio di servizi in abbonamento per i primi mesi del 2014. Secondo la Fimi, Il modello della musica fruibile in abbonamento sta spingendo i consumatori a pagare di più per l’acquisto di album e canzoni: molti utenti sembrano abbandonare i servizi pirata in favore di un sistema di musica legalizzato che remunera gli artisti e i titolari dei diritti. Nel 2013 il numero degli abbonati paganti ai servizi in abbonamento è cresciuto a 28 milioni, il 40% in più del 2012, mentre ancora nel 2010 la cifra era di appena otto milioni. Anche i ricavi generati dai servizi di streaming finanziati dalla pubblicità come YouTube e Vevo stanno crescendo a ritmo sostenuto, con un incremento del 17,6% nel 2013.

“Il mercato musicale del digitale continua crescere nelle sue varie sfaccettature prima con il download, poi col fenomeno di youtube con i video che è un segmento molto importante per l’industria, e adesso con lo streaming in grossa espansione in Italia”, sottolinea il presidente della Fimi Enzo Mazza. “Continuiamo a crescere sul fronte digitale, le industrie hanno cambiato i modelli di business e ci sono buone prospettive per il futuro”.

Le case discografiche hanno adattato la loro attività e il loro modo di operare a un modello che sempre di più si basa sull’accesso alla musica e non solo sul suo possesso. Questo atteggiamento si riflette nella quota percentuale crescente che i ricavi legati allo streaming e agli abbonamenti rappresentano sul totale degli incassi digitali: oggi l’industria trae da subscription e streaming finanziato dalla pubblicità il 27% del suo fatturato digitale, a fronte del 14% del 2011. Il modello basato sulla vendita dei download digitali resta una sorgente essenziale di reddito, in quanto assorbe ancora i due terzi del fatturato digitale (67%) e contribuisce a stimolare la crescita della musica “liquida” in mercati in via di sviluppo come Sud Africa, Hong Kong, Filippine e Slovacchia.

I formati “fisici” rappresentano ancora oltre la metà (il 51,4%) del fatturato globale, contro il 56,1% del 2012; e anche se il valore complessivo delle vendite è calato nel 2013 dell’11,7%, mercati importanti come Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti hanno visto diminuire il tasso di decremento di questo settore. Le vendite di vinile assorbono solo una piccola frazione del giro d’affari complessivo dell’industria, ma in questi ultimi anni il supporto ha continuato a crescere in alcuni dei mercati più importanti: negli Stati Uniti l’incremento 2013 è stato del 32% (Nielsen Soundscan) mente nel Regno Unito lo scorso anno l’aumento è stato del 101% (BPI).

Sotto il profilo geografico il mercato mondiale della musica si presenta molto assortito, con Paesi che crescono a velocità differenti e privilegiando diverse modalità di consumo. La conferma arriva da un’indagine sul consumatore condotta da Ipsos MediaCT per conto di Ifpi nel novembre del 2013, da cui risultano preferenze contrastanti in merito ai tipi di servizi per quanto riguarda Germania, Regno Unito e Stati Uniti (dove sono più popolari i download), e in Francia, Italia e Svezia (dove è invece lo streaming il sistema di fruizione preferito). In particolare in Italia secondo l’indagine il 32% degli utenti ha usato servizi in streaming in abbonamento negli ultimi sei mesi, sia gratuiti che a pagamento, e il 15% ha usato piattaforme di dowload; per lo streaming siamo il terzo maggiore mercato studiato, dopo Svezia e Francia; per il download siamo il quarto dopo Uk, Usa e Germania.

Il sondaggio classifica i mercati in tre diversi raggruppamenti: il primo è costituito dai Paesi del Nord Europa, in cui streaming e servizi in abbonamento risultano predominanti; il secondo dai grandi mercati del Nord America e del resto d’Europa, dove lo streaming cresce rapidamente ma sono ancora i download a generare la parte principale del fatturato; e il terzo da un numero di altri Paesi, inclusi mercati emergenti come il Brasile e il Messico, dove tanto i download che lo streaming finanziato dalla pubblicità crescono velocemente partendo da una base più ridotta.

Infine, uno dei tratti essenziali della musica digitale oggi è rappresentato dagli alti livelli di consapevolezza e di engagement che contraddistinguono i consumatori. Le case discografiche stanno autorizzando il lancio di una gamma assortita di servizi che soddisfano efficacemente le diverse preferenze espresse dagli utenti. Ne dà conferma un’altra ricerca che Ipsos MediaCT ha condotto in dieci dei principali mercati musicali del mondo: giunto al secondo anno, lo studio mostra che negli ultimi sei mesi il 61% degli utenti Internet di età compresa tra i 16 e i 64 anni si è intrattenuto in una qualche forma di attività legale sul fronte della musica digitale; tra i consumatori più giovani (16-24 anni) questa cifra balza al 77%. Il pubblico opta per i servizi in abbonamento principalmente per scoprire nuova musica (41%), mentre il 39% dichiara che essi sono apprezzati in quanto offrono “un sistema legale”; il 37% gradisce la possibilità di poter ascoltare senza dover comprare ogni canzone. Il motivo principale per cui la gente utilizza le piattaforme di download, invece, è rappresentato dalla sicurezza e facilità di pagamento (46%), mentre il 41% apprezza la garanzia di legalità.

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