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IL CASO

Il Brasile fa dietrofront: ordinato il ripristino immediato di Whatsapp

Un giudice di San Paolo impone il blocco perché l’azienda avrebbe rifiutato la collaborazione a un’indagine criminale. Poche ore dopo un altro magistrato dello stesso tribunale ribalta la decisione, facendo tornare attivo il servizio di messaggistica

17 Dic 2015

Andrea Frollà

“Questo è un giorno triste per il Brasile“. Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, aveva commentato così il blocco di Whatsapp imposto per 48 ore da un giudice brasiliano. Nella mattinata di oggi ora italiana il magistrato del tribunale di San Paolo aveva ordinato il blocco dopo il rifiuto da parte della società di messaggistica istantanea di cooperare in un’investigazione criminale. Nell’arco di poche ore è però intervenuto un altro giudice, sempre del tribunale di San Paolo, che ha ordinato il ripristino immediato di WhatsApp in tutto il Brasile.

La Corte aveva dichiarato che la decisione era arrivata in seguito ad un procedimento criminale, senza specificare ulteriori dettagli. Così, gli oltre 100 milioni di cittadini brasiliani si erano ritrovati senza il servizio da un momento all’altro. “Fino a oggi il Brasile è stato impegnato nello sviluppo di Internet – aveva commentato a caldo Zuckerberg sulla sua pagina Facebook – Sono dispiaciuto che i nostri sforzi per proteggere i dati degli utenti vengano resi vani da un singolo giudice, che ha deciso di punire tutti i brasiliani che usano Whatsapp”.

La decisione è stata subito giudicata da molti come una violazione della legge brasiliana Marco Civil, che protegge i siti web dai contenuti delle terze parti e in alcuni casi ne proibisce il blocco. L’associazione delle telco brasiliane SindiTelebrasil si era affrettata a specificare che le compagnie di telecomunicazioni “non sono parte dell’azione” effettuata dalla corte di San Paolo.

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