L'ANALISI

Broadcom-Vmware, Omdia: “Una straordinaria macchina da soldi”

Secondo gli analisti l’operazione garantirà fonte sicura di entrate per almeno 10-15 anni, lasciando la competizione su infrastrutture cloud-native, container e microservizi ad altri player

30 Mag 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Un’eventuale unione Broadcom Vmware sarà una straordinaria macchina da soldi per il colosso It, ma non è detto che si traduca in una spinta innovativa per la società della virtualizzazione. È quanto si legge in un’analisi pubblicata dal team di ricerca su cloud e data center di Omdia, guidato dall’analista Vlad Galabov.

Broadcom ha iniziato come società dei semiconduttori – che resta il core business – e ha poi costruito un portafoglio di prodotti software per infrastrutture It tramite l’attività di M&A: ha comprato Brocade nel 2017, CA Technologies nel 2018 e Symantec nel 2019. La strategia del ceo Hock Tan si basa sulla focalizzazione sugli asset più forti, l’execution ottimizzata e il controllo dei costi per massimizzare il ritorno sugli investimenti. La crescita fa leva sull’integrazione di quelle che vengono definite “cash cow”.

Broadcom ha proposto alla fine di maggio di comprare  Vmware con una transazione in contanti e azioni del valore di 61 miliardi di dollari  una delle più grandi acquisizioni tecnologiche di tutti i tempi.

La strategia di Broadcom

L’acquisizione di CA Technologies esemplifica il modo di procedere di Broadcom degli ultimi anni. CA è un’azienda con una tecnologia matura, attiva in un mercato ben consolidato e con una nutrita base di clienti che garantisce a Broadcom una solida fonte di entrate. La strategia ripaga: il fatturato netto da infrastructure software è cresciuto per Broadcom a 7,1 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2021 rispetto a 6,6 miliardi nel 2020, 5,2 miliardi nel 2019, 1,9 miliardi nel 2018 e niente nel 2017. I software per infrastrutture trainano la crescita complessiva delle entrate e ne diversificano l’origine. Le soluzioni per i semiconduttori restano la voce principale (20,4 miliardi di dollari nel 2021, su entrate nette totali di 27,5 miliardi di dollari), ma non crescono come il software per infrastrutture.

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Vmware ha, secondo Omdia, alcune affinità con CA. È la numero uno del mercato del software per la virtualizzazione, un segmento consolidato che genera entrate stabili. Ma ha un tallone d’Achille: è entrata in ritardo sul mercato ad alta crescita del software per container e dei microservizi, dove Red Hat si è imposta. Vmware sta inoltre trasformando il suo modello di business, dal pagamento anticipato della  licenza alla formula più moderna e competitiva del SaaS. Questi trend hanno avuto un impatto sulla crescita dei ricavi di VMware, non più a doppia cifra. Fondamentale per ridare slancio alla crescita sarebbe la spinta sul software per container e in questa direzione va l’acquisizione di Pivotal fatta da Vmware.

Il punto, argomentano gli analisti, è che cosa farà Broadcom della spinta di VMware verso il business dei container. La strategia di Vmware richiede sforzi e investimenti per competere con Red Hat e finora Broadcom si è concentrata più sul controllo dei costi per trarre il massimo dalle società acquisite (ovvero utilizzarle come “cash cow”), quindi è possibile che lasci in secondo piano la transizione ai container.

Cash cow o full stack?

C’è un altro scenario possibile: Broadcom non sta solo comprando una cash cow ma vuole costruire uno stack verticale di componenti che vanno dai processi alle applicazioni. In questo caso comprare Vmware permetterebbe a Broadcom di avere un portafoglio sempre più completo e con tecnologie già diffuse sul mercato. Broadcom adotterebbe così una strategia “full stack”,che però non tutti i colossi It sposano: Ibm lo ha fatto comprando Red Had, ma Dell ha seguito la strada opposta, comprando e poi vendendo VMware.

VMware ha un’ampia base clienti e la sua tecnologia è diffusa sia nel cloud pubblico che nelle infrastrutture on-premises, quindi è un ottimo punto di partenza per Broadcom per crescere nell’offerta dei container e dei microservizi e adottare l’approccio full stack. Ma, osserva Omdia, la tecnologia di Vmware come stack è costosa rispetto all’approccio Kubernetes e, se Broadcom ha ambizioni da fornitore completo, dovrà decidere di investire ulteriormente in VMware e poi decidere come vendere e con quale prezzo la sua tecnologia.

Il paradosso che dà valore al deal

Per questo gli analisti ritengono meno probabile lo scenario full stack rispetto a quello in cui Broadcom userà Vmware come “macchina da soldi”: un’opzione che lascia ai concorrenti come Red Hat (e quindi Ibm) il mercato innovativo dei container e dei microservizi e permette a Broadcom di mungere al massimo la base clienti di Vmware.

È una strategia che può sostenere la crescita dei ricavi per 10-15 anni: il software può avere grande longevità per via delle interdipendenze delle applicazioni e i costi e la complessità dell’apportare modifiche architetturali a un intero ambiente It. Insomma, le aziende vanno verso il cloud-native ma la maggior parte delle applicazioni ancora girano su “vecchie” macchine virtualizzate. E, senza necessariamente innovare, Broadcom potrebbe continuare a tirar su conti e valore del titolo per molti anni.  

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