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PROTEZIONISMO

Il Giappone limita l’ingresso di capitali stranieri nell’IT e nelle Tlc

Il governo di Shinzo Abe si allinea con la dottrina Trump e vara una legge, esecutiva dal primo agosto, che potrebbe estromettere i colossi tecnologici cinesi dalla partecipazione nelle aziende di 20 settori strategici

27 Mag 2019

D. A.

Si allarga il fronte internazionale dell’opposizione ai colossi tecnologici accusati di rappresentare una minaccia per la cyber security del mondo occidentale. Sulla scia delle indicazioni dell’amministrazione Trump, che ha segnalato in una lista nera le aziende che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale americana, il governo giapponese ha deciso di varare un dispositivo che va in una direzione simile, una legge che sarà esecutiva dal primo agosto. Al momento, secondo Reuters, non è stato specificato quali nazioni e quali società il documento estrometterà dalla possibilità di accedere ai mercati It e Tlc nipponici. Ma essendo stato reso noto nello stesso giorno in cui il presidente Trump e il primo ministro Shinzo Abe si sono incontrati a Tokyo è lecito supporre che si parli, ancora una volta, anche di Cina e di Huawei. La legge dovrebbe vietare l’ingresso di capitali stranieri nelle compagini azionarie delle imprese di 20 settori considerati strategici, incluso quello della produzione di circuiti integrati, come specificato da una dichiarazione congiunta dei ministeri delle Finanze, del Commercio e delle Comunicazioni.

Attualmente, grazie ai meccanismi regolati dalle leggi sugli scambi internazionali, tra le altre cose il Giappone dà libero accesso a gruppi stranieri nei settori dell’aerospaziale, del nucleare e della produzione di armi, a patto che le società investitrici riportino regolarmente le proprie attività al governo, ricevendo periodici controlli da parte delle autorità. Non è escluso che la nuova legge abbia un impatto anche su questi fronti, con la conseguente modifica o cancellazione di interi piani di investimento.

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