Il Nyse fa dietrofront sul delisting delle tre big telco cinesi - CorCom

IL CASO

Il Nyse fa dietrofront sul delisting delle tre big telco cinesi

La Borsa di New York annuncia di non voler più rimuovere dai listini China Telecom, China Mobile e China Unicom, che un’ordinanza di Trump escludeva dalle possibilità di investimento americane a causa di presunte affiliazioni militari. La decisione a seguito di ulteriori consultazioni con le autorità regolatorie interessate. E la novità fa scattare un rally del 6%

05 Gen 2021

Veronica Balocco

Cambio di rotta a Wall Street: la Borsa di New York ha fatto sapere di non voler più procedere con il delisting di tre big-telco cinesi a causa di una loro presunta affiliazione militare. Il provvedimento, che era stato annunciato solo lunedì, è naufragato nel giro di poche ore a seguito di “ulteriori consultazioni – spiega il Nyse – con le autorità regolatorie interessate” e di ulteriori istruzioni da parte dell’Ufficio per il controllo degli asset stranieri (Ofac).

Le azioni dei tre giganti cinesi delle telecomunicazioni nel mirino (China Telecom, China Mobile e China Unicom), tutte quotate a Hong Kong, hanno registrato un rally di oltre il 6% dopo la notizia dell’inversione di rotta. China Mobile, la maggiore delle tre aziende cinesi, ha chiuso la sessione di scambi mattutina in rialzo del 5,5 per cento; China Unicom Hong Kong ha guadagnato il 6,7 per cento, e China Telecom il 5,7 per cento.

L’ordinanza di Trump

Il Nyse aveva inizialmente pianificato di rimuovere le azioni di deposito americane delle tre telco per rispettare un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump a novembre. Quell’ordinanza cercava di impedire alle società e ai privati ​​americani di investire in società (fra cui le tre telco) che l’amministrazione Trump sosteneva aiutassero l’esercito cinese.
Anche i principali colossi degli indici azionari come Msci, S&P Dow Jones Indices e Ftse Russell, nonché la popolare app di trading Robinhood, hanno adottato misure per conformarsi all’ordine esecutivo. Dal canto suo, lunedì la China Securities Regulatory Commission ha affermato che l’ordine esecutivo era basato su “scopi politici” e “ignorava completamente le situazioni reali delle società rilevanti e i diritti legittimi degli investitori globali, e ha gravemente danneggiato la regola e l’ordine del mercato”.

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Verso un clima più disteso con Biden?

Il divieto di investimento di Trump entrerà in vigore lunedì, poco più di una settimana prima dell’inaugurazione del presidente eletto Joe Biden. È improbabile che il nuovo presidente apporti cambiamenti immediati alle relazioni Usa-Cina, ma Biden ha ripetutamente affermato di voler lavorare con gli alleati statunitensi per far rispettare le regole del commercio globale. Un approccio in netto contrasto con quello dell’amministrazione Trump, che spesso ha perseguito azioni aggressive e unilaterali per sfidare la Cina su questioni economiche e di sicurezza nazionale.

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