Immuni, il silenzio di Conte. Eppure la app è nel Dpcm - CorCom

L'EDITORIALE

Immuni, il silenzio di Conte. Eppure la app è nel Dpcm

Il Presidente del Consiglio non accenna minimamente al contact tracing come strumento a supporto del contenimento della pandemia. Si perde l’ennesima occasione per sostenere il lavoro fatto e per non disperdere gli sforzi

19 Ott 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Neanche un accenno a Immuni. Nonostante il battage delle ultime settimane per fare aumentare i download, nonostante i contagi in aumento, nonostante il lavoro fatto dal Ministero dell’Innovazione e nonostante il riferimento alla app sia nero su bianco nel Dpcm, seppur relegato in coda al decreto.

Nella presentazione delle misure contenute nel nuovo Dcpm il presidente del Consiglio si “dimentica” del contact tracing. E anche i giornalisti in conferenza stampa mostrano il totale disinteresse sulla questione. Eppure nel decreto si obbligano le Asl a usare la app per segnalare i contagi. E la stessa stampa italiana nelle ultime settimane non ha mancato di sostenere la necessità di spingerne l’adozione, con tanto di giornalisti “ambassador” a farsene portavoce in particolare sui social network. Ed oggi peraltro parte il percorso “transfrontaliero” della app con Germania e Irlanda.

Una dimenticanza? L’ennesimo segnale di malumori interni all’esecutivo e dello scontro politico fra Governo e Regioni? La mancanza di una strategia coordinata? Il finto interesse dei media? Comunque stiano le cose il silenzio fa cadere le braccia. Non che una app possa fare la significativa differenza, non che sia Immuni il deus ex machina. Ma, insomma, se un governo decide di investire in un progetto perché poi non sostenerlo?

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“Al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’app Immuni, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività“: queste le poche righe contenute nel Dpcm. Obblighi per le Asl, già affaccendate, ma nessuna indicazione per i cittadini, nessuna azione di “moral suasion”. Non deve averla presa bene la ministra Paola Pisano che tanto si è spesa nel progetto. Ed è rimasto inascoltato l’appello del capo politico dei 5Stelle, Vito Crimi, il quale alla vigilia del Dcpm auspicava la necessita di potenziare l’adozione di Immuni “rendendola obbligatoria per l’accesso a determinati luoghi o servizi” e “verificando che tutto il sistema sanitario sia in grado di sfruttarne le potenzialità”.

La app intanto ha raggiunto i 9 milioni di download (8.976.355 per l’esattezza, stando al dato pubblicato sul sito Immuni.Italia.it) per un totale di 10.060 notifiche inviate e 567 persone identificate come positive al Covid19. Numeri importanti tenendo conto che si è superata la soglia del 15% della popolazione italiana (considerate le persone oltre i 14 anni di età) ritenuta necessaria per rendere efficace il contact tracing (la soglia è stata indicata dalle università di Oxford e Stanford). Dunque proprio ora che il contact tracing può fare la differenza non se ne spinge l’adozione?

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