IL CASO

Influencer, l’Antitrust passa all’azione: istruttoria per Meta-Instagram

Secondo l’Autorità l’azienda non avrebbe adottato iniziative adeguate per fronteggiare la condotta di Asia Valente che sponsorizzerebbe prodotti occultando la finalità commerciale delle attività e vantando una notevole popolarità basata perlopiù su fake follower. Intanto Meta annuncia ricorso alla Corte di Giustizia Ue per le misure del Digital Markets Act

Pubblicato il 17 Nov 2023

Domenico Aliperto

instagram

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Instagram, che fa capo a Meta, e dell’influencer Asia Valente. In particolare, si legge in una nota, “Meta – contrariamente alla diligenza professionale richiesta alle piattaforme di media sociali e alle proprie policy di condotta – avrebbe omesso di adottare misure idonee a impedire la pubblicazione su Instagram di messaggi potenzialmente ingannevoli”.

Le motivazioni alla base dell’istruttoria

La tesi dell’Autorità è che Asia Valente abbia pubblicato sul canale social foto e video di ristoranti, di spa, di hotel e di altre strutture turistiche, con le quali si ritiene possa intrattenere rapporti commerciali, senza utilizzare alcuna dicitura che evidenzi la natura promozionale di questi contenuti. Inoltre, l’influencer vanterebbe una notevole popolarità basata su un numero consistente di follower, circa 2 milioni, la maggior parte dei quali sembrerebbe non autentica.
Dunque, Meta-Instagram non fornirebbe adeguata informazione sull’esistenza e sulle modalità d’uso dello strumento per contrassegnare i contenuti brandizzati né controllerebbe l’effettivo e corretto utilizzo di tale strumento, soprattutto in relazione a contenuti promozionali pubblicati da utenti estremamente popolari, quali gli influencer. Infine, la società non svolgerebbe verifiche in merito all’autenticità delle interazioni sulla propria piattaforma in modo da evitare la raccolta artificiale di “mi piace” e di follower.

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Meta e Tik Tok contestano il Digital Markets Act

Nel frattempo Meta ha annunciato che farà ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea. La società ha intenzione di procedere legalmente contro le nuove norme introdotte dal Digital Markets Act, e in particolare contro la decisione della Commissione europea di far rientrare alcuni servizi digitali di Meta nell’offerta core del gruppo. Il che implica una serie di restrizioni a cui i canali offerti da Mark Zuckerberg dovrebbero adeguarsi.

In particolare, Meta punta a ottenere che servizi come Marketplace e Messenger di Facebook siano considerati servizi “gateway” e non “core” in base al nuovo framework, e già in precedenza aveva fatto sapere di aver chiesto “chiarimenti su specifici punti di legge”. La società non contesta l’idea di essere designata come gatekeeper, ma ritiene che la Commissione abbia “esagerato” nell’individuare in Marketplace e Messenger servizi core della piattaforma. Il gruppo ha precisato che in ogni caso il ricorso “non altera né sminuisce il nostro fermo impegno a rispettare la Dma e continueremo a lavorare in modo costruttivo con la Commissione europea per prepararci alla conformità”.

Dal canto suo Tik Tok ha pubblicato un post in cui dichiara di trovare interessante l’essere classificato come gatekeeper online dal Digital Markets Act. L’Unione europea definisce col Dma gatekeeper qualsiasi impresa con una capitalizzazione di mercato di almeno 75 miliardi di euro e con 45 milioni di utenti mensili, e quindi non stupisce che vi rientrino le Big tech come Amazon, Apple, Meta e Google.

Secondo ByteDance, il gruppo a cui fa capo il popolare social network, etichettare TikTok come un gatekeeper contraddice l’obiettivo stesso del Dma, cioè quello di garantire una maggiore concorrenza sul digitale, in quanto si tratta dell’unica offerta in grado di offrire un’alternativa ai servizi delle Big Tech, e limitarla significa quindi favorire i colossi di un mercato già molto concentrato.

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