Startup e grandi aziende accoppiata vincente per la crescita. Ma l'Italia è al palo - CorCom

SCENARI

Startup e grandi aziende accoppiata vincente per la crescita. Ma l’Italia è al palo

Secondo uno studio condotto da McKinsey & Company in collaborazione con B Heroes, la partnership può rivelarsi proficua per abilitare l’innovazione. Eppure solo il 41% delle nuove imprese ha collaborazioni in atto. Il segreto del successo? Instaurare un modello di interazione efficace per entrambe

23 Ago 2021

Veronica Balocco

Collaborare per innovare è la ricetta del successo delle partnership più proficue tra startup e grandi aziende in Italia. Queste ultime possono attingere al serbatoio di talenti e idee delle realtà emergenti, che a loro volta possono beneficiare di nuove forme di finanziamento, un ingresso accelerato nel mercato degli utenti finali e un ritorno d’immagine positivo. Questo è quanto emerge dal nuovo report “Quando Davide si allea con Golia. Collaborare per innovare: ripensare i modelli di partnership fra startup e grandi aziende in Italia” (SCARICA QUI LO STUDIO COMPLETO), realizzato da McKinsey & Company in collaborazione con B Heroes, ecosistema di iniziative a sostegno della crescita di nuovi business innovativi italiani.

Lo studio analizza le caratteristiche del contesto europeo e lo stato della relazione fra startup e grandi aziende nel nostro Paese attraverso il punto di vista di oltre 80 startup italiane B2B e B2C attive in diversi settori e di un panel rilevante di manager di grandi aziende nazionali e internazionali. E ne deduce che uno dei fattori che potrebbero aiutare le startup in Europa a superare gli ostacoli alla crescita è la collaborazione con le grandi aziende, che possono rappresentare dei catalizzatori in grado di accelerare l’accesso agli investimenti e al mercato degli utenti finali. Occorre però identificare un percorso di successo e instaurare un modello di interazione efficace per entrambe, realizzabile su larga scala e sostenibile nel tempo.

Partnership come  motore di crescita

Dallo studio di McKinsey e B Heroes emerge l’importanza che le startup del nostro Paese assegnano alla collaborazione con aziende di maggiori dimensioni, considerata un fattore rilevante per garantire il successo del business. In particolare, le startup italiane vedono nelle grandi aziende dei partner in grado di facilitare l’accesso ai finanziamenti (per il 75% degli intervistati), accelerare l’ingresso nel mercato degli utenti finali (88%) e garantire un ritorno d’immagine positivo (90%).

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In parallelo, le grandi aziende italiane sono spinte a ricercare forme di collaborazione per attingere al serbatoio di talenti, idee ed energie delle startup e per favorire il cambiamento culturale al loro interno grazie alla contaminazione con nuove modalità di lavoro. Dati i vantaggi derivanti dalla relazione con le grandi aziende, le startup sono impegnate in prima fila nella ricerca di nuovi partner aziendali, tanto che nel 70% dei casi sono le stesse startup ad avere ricercato proattivamente il sostegno di una grande società e, solo nel 30% dei casi, rivelano di aver adottato un approccio reattivo dopo essere state contattate da venture capital, aziende o centri di innovazione interessati alla loro idea o modello di business.

Tuttavia, nonostante l’impegno profuso e il fatto che in Italia in più dell’80% dei casi le startup e le grandi aziende siano soddisfatte delle esperienze di partnership, solo il 41% delle startup collabora attualmente con più di due aziende, addirittura il 35% delle startup non ha instaurato alcun tipo di partnership, mentre il 24% ha avviato le prime collaborazioni con una o due aziende.

E a proposito di collaborazione, questo è il pensiero di Laura Prinzi, managing director di B Heroes: “Collaborare è la chiave per lo sviluppo effettivo di soluzioni innovative e per guardare al futuro: la strada verso l’innovazione è il risultato di un mix efficace di realtà, culture, competenze e risorse diverse. Le partnership tra aziende e startup sono portatrici di vantaggi per entrambe le parti, ma è necessario lavorare sui fattori culturali, promuovendo contaminazioni positive che riconoscano e siano rispettose delle diverse identità: da un lato, le imprese devono allineare il proprio contesto organizzativo, in termini di processi e tempi, per lavorare con le startup; dall’altro, le startup devono imparare a comprendere il linguaggio del business e dei loro interlocutori, i processi decisionali e di governance”.

Ecco quando la relazione funziona

Per favorire la creazione di un percorso condiviso attraverso cui startup e grandi aziende possono collaborare traendo reciproco beneficio dalla loro partnership, McKinsey e B Heroes hanno individuato alcuni fattori determinanti che le aziende dovrebbero tenere in considerazione. Innanzitutto, il ruolo della leadership è imprescindibile per assicurare una collaborazione proficua, a partire dal top management che deve agire da traino dell’innovazione per attrarre startup e, allo stesso tempo, trasmettere a tutti i livelli dell’organizzazione il valore della trasformazione e della digitalizzazione.

In secondo luogo, è importante che l’innovazione diventi trasversale a tutte le funzioni aziendali e integrata nell’approccio di lavoro e nella cultura aziendale. Non tutte le innovazioni sono però destinate al successo e per questo è necessario adottare un approccio che consenta di sperimentare, testare e cambiare in corso d’opera. Inoltre, è necessario che lo sviluppo delle collaborazioni avvenga in modo rapido, con la creazione di percorsi che consentano di fare scouting e selezionare le idee più promettenti in funzione degli obiettivi aziendali. Infine, determinante è il rispetto dell’identità delle startup, gestendo l’innovazione in modo che la startup risponda alle esigenze specifiche dell’azienda, ma non perda la propria value proposition e il proprio target di mercato.

Il panorama dell’innovazione in Europa

Nell’ultimo decennio, il 36% delle startup attive in tutto il mondo è nato in Europa. Si tratta di un dato rilevante se rapportato agli Stati Uniti, che rappresentano il 45% delle startup attive. Tuttavia, solo il 14% degli “unicorni” (realtà con un valore di mercato superiore a 1 miliardo di dollari) ha origine in Europa, rispetto al 50% degli Stati Uniti. Questa difficoltà a emergere da parte delle startup europee è dovuta in particolare a tre ostacoli: la frammentazione del mercato, ovvero la difficoltà di conciliare la gestione di una molteplicità di normative, lingue e culture; la difficoltà di accedere ai finanziamenti, dato che gli investimenti provengono principalmente dai governi e dalle grandi aziende; infine la scarsa disponibilità di talenti, poiché lavorare in una startup è ancora ritenuta una scelta professionale rischiosa e meno allettante rispetto ad altre opportunità di carriera.

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