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Intel, outlook 2022 al ribasso. Gelsinger su Arm: “Interessati se emerge un consorzio”

All’Investor Meeting del gruppo il ceo annuncia che i margini lordi si attesteranno al 52%, in calo dal 58% dello scorso anno. La ripresa solo dal 2025. L’azienda prevede un maggior ricorso a capitali esterni per l’espansione, a partire dalle sovvenzioni dei governi locali

18 Feb 2022

Domenico Aliperto

gelsinger intel

Intel prevede che il suo margine di profitto diminuirà nell’esercizio in corso, per poi stabilizzarsi nel lungo termine grazie agli investimenti in nuove tecnologie e fabbriche per soddisfare la crescente domanda di chip. I prezzi, però, sono destinati ad aumentare a partire dal 2025. È stato lo stesso amministratore delegato del gruppo, Pat Gelsinger, ad annunciarlo, nel corso dell’edizione 2022 dell’Investor Meeting. Il manager ha inoltre affermato che, nel caso in cui emergesse un consorzio per possedere la società britannica di progettazione di semiconduttori e software Arm, Intel sarebbe interessata a partecipare.

Le previsioni finanziarie per il 2022

Stando ai dati condivisi dalla società, i margini lordi di Intel sono destinati a scendere al 52% quest’anno da quasi il 58% dell’anno scorso su base non Gaap. Si parla di performance pari al 51-53% nel biennio 2023-2024 prima di tornare al 54-58% negli anni successivi. Le entrate dovrebbero crescere dell’1,7% a 76,0 miliardi di dollari, con una accelerazione nei 24 mesi successivi, seguita da guadagni del 10-12% per il 2025-2026. Previsioni che hanno provocato una contrazione dell’1% del titolo in borsa.

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David Zinsner, il nuovo chief financial officer di Intel, ha d’altra parte promesso un aumento delle entrate e dei profitti. “Instilleremo disciplina finanziaria a tutti i livelli della società”, ricorrendo anche all’utilizzo di più capitali esterni per l’espansione, a partire dalle sovvenzioni dei governi locali.

Tra gli ultimi annunci di investimento di Intel ci sono 20 miliardi di dollari destinati a una nuova fabbrica di chip in Ohio e l’acquisizione del produttore di chip israeliano Tower Semiconductor per 5,4 miliardi di dollari. Parlando con Reuters, Gelsinger ha detto che l’accordo Tower non cambia i suoi piani per investire in Europa e ha ribadito che sarebbe arrivato presto un annuncio in questa direzione.

Rispetto ad Arm, Gelsinger ha precisato che nel settore si era parlato di formare un consorzio anche prima che Nvidia proponesse di acquistare Arm da SoftBank. L’accordo, del valore di 80 miliardi di dollari, è ufficialmente fallito la scorsa settimana per una serie di ostacoli normativi riscontrati da SoftBank, che ha affermato che cercherà di rendere pubblica la società. Notizia che è piaciuta a Gelsinger, il quale ha affermato che Intel sarebbe felice di vedere Arm cimentarsi con un’Ipo o per l’appunto essere di proprietà di un consorzio. “Non siamo grandi utenti di Arm, ma ne utilizziamo le soluzioni, e continueremo ad aumentarne l’uso nelle attività di fonderia. Quindi”, ha concluso Gelsinger, “se emergesse un consorzio, saremmo probabilmente molto favorevoli a parteciparvi in qualche modo”.

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