SCENARI

Intelligenza artificiale, è caccia alle skill. Sicurezza dei dati priorità numero uno

Secondo un report di Ibm il 2020 sarà l’anno della svolta: nelle imprese l’AI crescerà a ritmi esponenziali al punto che entro 18-24 mesi il 90% delle aziende avrà avviato progetti. Gli investimenti principali nel reperimento di adeguate competenze

08 Gen 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il 2020 sarà l’anno della svolta per l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese: dopo un avvio al ralenti sarà l’inizio di una crescita esponenziale che porterà l’80-90% delle aziende ad applicare soluzioni Ai entro i prossimi 18-24 mesi. Lo afferma il nuovo report di Ibm intitolato “From roadblock to scale: the global sprint towards Ai”.

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più importanti opportunità economiche dei nostri tempi, eppure l’adozione dell’Ai da parte delle aziende è stata finora lenta, soprattutto a causa di resistenze di tipo culturale. Ora, però, i recenti sviluppi tecnologici, dalla correzione delle “discriminazioni” alla formazione di skill specializzate, porterà a un boom dell’adozione nelle imprese.

Svolta grazie alle nuove competenze

Per la sua ricerca Ibm ha intervistato 4.514 aziende in tre regioniStati Uniti, Europa (inclusa l’Italia) e Cina – esplorando gli ostacoli principali all’adozione dell’Ai e le strategie di implementazione che le aziende di qualsiasi dimensione prevedono di adottare a partire da quest’anno.

Attualmente, 3 aziende su 4 utilizzano l’Ai in qualche misura, dalla piena integrazione all’avvio di fasi esplorative. Ma, svela l’indagine, per il 37% delle aziende l’ostacolo principale a un’adozione più matura è costituito dalla mancanza di conoscenze e competenze.

L’adozione è trainata dalle grandi imprese: il 45% delle aziende con più di mille dipendenti dice di usare soluzioni di Ai contro il 29% delle imprese con meno di mille impiegati.

Le aree di investimento

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Nei prossimi 12 mesi gli investimenti maggiori, su scala globale, si indirizzeranno verso le soluzioni Ai proprietarie (35%), le applicazioni off the shelf (34%), strumenti off the shelf per realizzare propri modelli Ai (33%), reskilling dei dipendenti e ampliamento della forza lavoro (33%), integrazione dell’Ai nei processi e nelle applicazioni esistenti (28%) e attività di ricerca e sviluppo (26%).

La sicurezza dei dati, citata dal 36% degli intervistati, si conferma la finalità principale che spinge le aziende ad utilizzare soluzioni di intelligenza artificiale. Seguono l’automazione dei processi (31%), la realizzazione di chatbot e assistenti virtuali (26%), la Business process optimization (24%) e l’analisi dei dati dei sensori della IoT (24%).

La fiducia nell’Ai, intesa come capacità di comprenderne con certezza i processi decisionali, è il pilastro portante di qualsiasi decisione in merito alla sua adozione e come primo passo per la costruzione di una cultura della fiducia a livello aziendale e per una piena integrazione della tecnologia: il fattore “trust” è citato dal 61% del campione. Il 78% ha affermato che è cruciale poter contare su soluzioni Ai affidabili, sicure e scevre da discriminazioni.

Il legame col cloud

Intelligenza artificiale e cloud sono interconnessi: le società che hanno già adottato l’Ai al proprio interno si stanno anche muovendo verso nuove forme di cloud, sia ibrido che multicloud. In questa evoluzione il 53% degli intervistati cita come ostacolo il vendor lock-in. Le aziende che stanno attualmente esplorando soluzioni Ai hanno più probabilità di usare il cloud privato, mentre le aziende che già usano l’Ai prediligono il cloud ibrido o il multicloud.

Strategie e mentalità restano il fattore chiave che spinge la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese: le aziende che già impiegano l’Ai in diversi processi citano come traino determinante le direttive dei top manager (41%) e la cultura aziendale (39%).

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