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SCENARI

Intelligenza artificiale, Nicita: “All’Italia serve una governance”

Il commissario Agcom: “Bisogna garantire uno sviluppo concorrenziale del digitale e un uso consapevole dei big data”. Ma il nostro Paese non è all’anno zero: da Trento a Caserta sono molte le PA che si stanno attrezzando

24 Apr 2018

Federica Meta

Giornalista

“Una strategia complessiva italiana per la governance dell’intelligenza artificiale è necessaria per uno sviluppo concorrenziale del settore digitale, un uso trasparente e consapevole dei dati personali e un pluralismo 2.0 contro la manipolazione e la disinformazione online”. Lo ha affermato Antonio Nicita, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), intervenuto oggi a Bruxelles all’IIC Telecommunications and Media Forum sull’impatto dell’Intelligenza artificiale.

“Alla vigilia dell’annuncio della strategia europea sull’intelligenza artificiale – ha aggiunto Nicita – è fondamentale che i singoli Stati membri individuino priorità nazionali per il governo dell’intelligenza artificiale, a partire da settori strategici quali la salute, l’informazione, i trasporti e le politiche pubbliche in genere”. Nicita ha sottolineato come occorra comprendere l’impatto socio-economico della raccolta, della selezione e dell’uso di big data, strutturati e non, nonché l’impatto su concorrenza e pluralismo delle diverse metriche con le quali lavorano gli algoritmi delle grandi piattaforme digitali.

Agcom ha avviato diverse iniziative che possono essere ricomprese in una più generale strategia di governance dell’intelligenza artificiale, quali il tavolo tecnico sulle attività Machine to Machine e sull’Internet of Things, le indagini sul metering energetico, avviate congiuntamente con Arera, l’indagine sui casi business e sui servizi legati al 5G, l’indagine conoscitiva congiunta sui Big Data.

“Agcom sta affrontando il tema dell’impatto della relazione tra Big Data, algoritmi e dominanza delle piattaforme digitali”, ha spiegato Nicita, evidenziando la necessità che i temi economici, concorrenziali e di pluralismo, oltre che quelli etici o legati alla privacy, generati dalle diverse metriche che caratterizzano i modelli di intelligenza artificiale e la profilazione dei dati non strutturati, “siano al centro del dibattito dell’evoluzione dei modelli e delle competenze della regolazione nel mondo digitale”. Il Commissario ha rilevato inoltre la necessità di studiare “l’impatto degli algoritmi e delle metriche di machine learning sulle modalità in cui le informazioni sono originate, comunicate e selezionate on-line sui motori di ricerca e sui social network”.

“L’Autorità sta registrando importanti forme di collaborazione con operatori quali Google e Facebook nella discussione delle sfide di regolazione e di autoregolazione generate dall’intelligenza artificiale, ma restano le assenze importanti dei giganti dei Big Data al tavolo tecnico Agcom, quali Twitter. In questo l’autoregolazione mostra i suoi limiti”, conclude Nicita.

Qualcosa di grosso già si muove. A marzo l’Agenzia per l’Italia digitale ha presentato il Libro Bianco per l’adozione sostenibile e responsabile dell’Intelligenza Artificiale e messo sul piatto 5 milioni di euro per lo sviluppo di progetti pilota per le Pubbliche amministrazioni che collaboreranno con l’Agenzia all’individuazione delle iniziative.

I fondi sono messi a disposizione dall’Agid nell’ambito delle linee di finanziamento per la promozione del procurement innovativo e di percorsi di open innovation, in coerenza con gli obiettivi fissati dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione. I 5 milioni potranno essere utilizzati per finanziare progetti che risponderanno alle raccomandazioni contenute nel Libro bianco sull’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino, frutto del lavoro svolto dalla task force, dalla community aperta su AI.Italia.it e dal successivo percorso di consultazione pubblica.

Ma il nostro Paese non è all’anno zero. Anzi. Ci sono amministrazioni all’avanguardia che hanno già lanciato progetti che applicano machine learning, chatbot e altri servizi pubblici. Uno dei territori più avanzati, su questo fronte, è il Trentino che vede in campo PA locali ma anche fondazioni e associazioni private che operano nel digitale.

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