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MOBILE

L’Itu accelera sul 5G: in vista la tabella di marcia verso lo standard

Le prime “proposte” nel 2018 e le specifiche tecniche nel 2020: così il 5G dovrà superare problemi di standardizzazione e interoperabilità. Ma per alcuni osservatori si rischia di affrettare i tempi minando il valore della nuova tecnologia

29 Gen 2016

Patrizia Licata

Il Working Party 5D dell‘Itu-R, che comprende 26 gruppi che si occupano della definizione degli standard per le tecnologie mobili, fisserà a febbraio tempi e modalità per lo studio con cui individuerà i requisiti tecnici del 5G. L’avvio dei lavori è stato annunciato all’interno di una presentazione del direttore dell’Itu (International Telecommunications Union) François Rancy a un recente convegno dell’Etsi.

Secondo alcuni analisti, tuttavia, questa stretta sui tempi per la definizione degli standard del 5G potrebbe minare il valore stesso della nuova tecnologia mobile. A febbraio comunque dovrebbe arrivare solo l’annuncio della tabella di marcia dello studio degli standard, condotto all’interno del programma dell’Itu Imt-2020.

Tra i 26 gruppi coinvolti nello sviluppo dell’Imt nel Working Party 5D dell’Itu-R ci sono il 3GPP, l‘Etsi e l’Itri (Industrial Technology Research Institute), enti come la 5G Infrastructure Public Private Partnership e centri di ricerca universitari come il NYU Wireless. A febbraio, insieme alla tabella di marcia per la definizione degli standard, verrà anche lanciato un invito ad altri enti e gruppi a partecipare allo studio.

Il documento di Rancy afferma che il lavoro del WP5D si concentrerà su “efficienza dello spettro, ampiezza di banda, throughput, picco e tassi di utilizzo dei dati, mobilità, latenza, capacità, supporto della Internet of Things, qualità del servizio e efficienza energetica”; l’obiettivo è arrivare a formulare le prime proposte concrete nel 2018 o al più tardi a metà 2019. Quest’ultima data dovrebbe coincidere con la pubblicazione della Release 16 del 3GPP, che includerà gli standard per il 5G. Dopo le prime proposte, dovranno arrivare le specifiche tecniche, entro il 2020.

Il documento dell‘Itu indica che i casi d’uso del 5G sono tanti e questo potrebbe creare esigenze diverse e la necessità di diversi requisiti. Mats Svardh, vice president of networks and IT infrastructure di TeliaSonera, ha di recente dichiarato su Policy Tracker che la sua azienda sta lavorando con Ericsson per arrivare al roll out del 5G nel 2018 ma occorrono ancora “aggiustamenti” per risolvere problemi di interoperabilità che nascono da approcci divergenti agli standard.

Madan Jagernauth, consulente di FutureMobile Services, sostiene che esiste ancora un notevole divario tra l’entusiasmo per il 5G e la realtà delle specifiche definite. “Ho già più di 50 Mbps dal mio servizio Lte-A, avere 100 Mbps non è poi un grande miglioramento”, dice. “E poi se l’obiettivo è un’efficienza tre volte maggiore dell’Lte-A con picchi di 20 Gbps, quanto spettro servirà per garantire questi livelli e dove lo troveranno?”. Secondo Jagernauth le proposte dell’Itu sembrano voler inventare qualcosa ex novo anziché risolvere un problema esistente e si rischia una corsa all’implementazione del 5G che ne annullerà in parte i vantaggi.

Andy Sutton, presidente del Next Generation Protocol Industry Specification Group (NGP ISG) dell’Etsi e principal network architect dell’operatore mobile britannico EE, rassicura: non serve tanto nuovo spettro, oggi ci sono tecnologie da sfruttare come le small cell, il riuso di spettro esistente e le antenne smart, che aiuteranno a far crescere la capacità. “Secondo me si potrà cominciare presto a introdurre gli elementi di evoluzione e miglioramento delle prestazioni nello standard del 5G“, dice Sutton. “Non otterremo tutto subito, ma finché sviluppiamo degli standard che ci consentono di evolvere nel tempo, penso che sia un risultato positivo”.