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L'editoriale

La convergenza Tlc-contenuti ingarbuglia il nodo dello scorporo della rete Telecom

Si parla molto di separazione ma intanto il presidente de Puyfontaine focalizza il business sull’integrazione fra telecomunicazioni e contenuti, visti sempre più integrati e convergenti. Una strategia che valorizza il ruolo della rete broadband e rende molto difficile la rinuncia alla proprietà del network.

05 Ott 2017

Gildo Campesato

A guardare Internet ed i vari canali informativi sull’evento Ey Digital Summit 2017 in corso a Capri, delle cose dette dal presidente di Telecom Italia Arnaud de Puyfontaine quella che più ha attratto l’attenzione è stata pronunciata non nel corso dell’intervento ufficiale ma “a margine”, parlando con i giornalisti. Quel “nessun pregiudizio sullo scorporo della rete Tim” è diventato il leitmotiv di giornata. A nostro avviso, però, le cose più interessanti sono state quelle dette dal palco.

La dichiarata mancanza di pregiudizi sullo scorporo della rete appare più che altro un modo elegante di sottrarsi alle domande dei giornalisti su un tema tornato caldo (soprattutto politicamente) negli ultimi giorni. Lo scorporo è un refrain che riemerge carsicamente da un decennio e, probabilmente, tornerà a esserlo anche in futuro. Si tratta di un nodo irrisolto, ma non tutti i nodi trovano la spada di Gordio.

Per ora Telecom sembra come in attesa. Ha sospeso gli investimenti (anche per l’intervento dell’Antirust) nelle aree C e D evitando di andare ad uno scontro con Open Fiber nelle zone dove una doppia infrastrutturazione avrebbe significato farsi male tutti insieme.

Sembra, tuttavia, una sospensione “tattica” in attesa capire fin dove arriva la “stretta” del governo e magari attendere se per caso arriva qualche “offerta” su cui ragionare, anche se molto controvoglia. Telecom non farà certamente la prima mossa sullo scorporo proprietario (molto improbabile) o eventualmente societario (più possibile, soprattutto in relazione al debito e al personale trasferiti alla nuova ipotetica società).

Tuttavia, la volontà pare quella di andare altrove, puntando sull’integrazione ritenuta strategica fra contenuti (core business di Vivendi) e trasporto (mission di Tim), la cui convergenza anche industriale non a caso è stato il filo conduttore dell’intervento di de Puyfontaine all’EY Capri Digital Forum.

Senza rinunciare a un certo orgoglio: “Vogliamo fare di Tim un caso di scuola in Europa della convergenza tra telecomunicazioni e contenuti”. E se Tim non è più la maggiore compagnia di tlc europea come lo era 20 anni fa, oggi può risorgere proprio perché “la convergenza crea l’opportunità di tornare in gioco facendo diventare Tim leader in Italia e all’estero come provider di tlc e partner di chi detiene contenuti”.

Nessuna integrazione verticale (sul modello Att con Time Warner o BT col calcio), per capirsi, ma piuttosto alleanze orizzontali: con Vivendi, ovviamente, a fare da main partner.

In questa logica, un’infrastruttura broadband efficiente e ben diffusa appare fondamentale. In capo a Tim? Sembra la logica conseguenza del discorso di Capri. Per privarsi (anche parzialmente) della rete, de Puyfontaine dovrà essere tirato per i capelli. E parecchio. O allettato con offerte cui non si può dire di no. de Puyfontaine ha due cappelli: presidente Telecom e ad di Vivendi. Ma strategicamente è come se ne avesse uno solo.