STRATEGIE

La svolta Intel: oltre i pc verso datacenter e IoT

Il mercato vuole vedere una crescita più decisa nei datacenter: l’azienda prosegue nella virata verso i nuovi core business, anche grazie a importanti acquisizioni, e sottolinea i risultati “record” del 2015

Pubblicato il 15 Gen 2016

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E’ sempre più deciso l’allontanamento di Intel dal mercato dei Pc, un settore in forte declino come hanno mostrato anche gli ultimi dati di Idc: nel 2015 il segmento dei personal computer ha toccato il livello più basso dal 2007, con un calo del 10,4% rispetto al 2014, per la prima volta in cifra doppia.

Da alcuni anni Intel ha preso atto di questo storico cambiamento, cominciando a proporre chip che alimentano prodotti di nuova generazione, dai droni a qualunque oggetto smart, scarpe e skateboard compresi. Ma più che la Internet of Things, il settore che potrebbe diventare core business per Intel è quello delle forniture per datacenter, un mercato su cui il chipmaker americano è entrato con un’importante acquisizione (16,7 miliardi di dollari), quella di Altera, già completata. Altera produce chip programmabili che sono centrali per sia per i datacenter che per la Internet of Things. In linea con le nuove strategie, Intel ha anche acquisito a inizio mese la società tedesca dei droni Ascending Technologies, già sua partner per l’utilizzo delle telecamere RealSense del chipmaker americano, montate sui droni per aggirare gli ostacoli.

Gli analisti hanno letto queste mosse come segnali inequivocabili della “svolta” di Intel e attendono che il cambio di direzione dia i suoi frutti. Per ora il colosso americano non convince pienamente: il quarto trimestre si è chiuso con ricavi per 14,9 miliardi, in crescita dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2014, e meglio delle attese degli analisti, mentre gli utili sono saliti a 74 centesimi ad azione, l’1% in più rispetto al 2014, battendo ancora una volta il consensus; tuttavia Intel, che ha presentato i risultati ieri a mercati chiusi, è arrivata a perdere il 5% nell’after hour a Wall Street perché la divisione datacenter, che comprende le vendite di chip per sistemi server di fascia alta, impiegati anche nei computer che costituiscono il cuore delle piattaforme cloud, è cresciuta solo del 5% nel periodo chiuso nel mese di dicembre contro il +12% del terzo trimestre.

La maggior parte degli analisti si aspettava un aumento a due cifre nel quarto trimestre in linea con la media dei risultati del 2015 nel suo complesso, più brillanti: il fatturato del Datacenter Group nell’intero 2015 è di 16 miliardi di dollari, +11% rispetto al 2014 (quello dell’Internet of Things Group è di 2,3 miliardi di dollari, +7% rispetto al 2014). Il quarto trimestre sembra segnare un rallentamento proprio nel cruciale settore dei datacenter, con fatturato di 4,3 miliardi di dollari, +4% rispetto al trimestre precedente e +5% rispetto all’anno precedente (mentre tiene l’Internet of Things Group, con fatturato di 625 milioni di dollari, +8% rispetto­ al trimestre precedente e +6% rispetto all’anno precedente).

Stacy Smith, chief financial officer di Intel, ha spiegato che il tasso di crescita più lento nel Datacenter Group non riflette un cambiamento fondamentale della domanda, ma il carattere discontinuo nella domanda di server di grandi dimensioni, che può variare da un trimestre all’altro. Nella sua nota ufficiale Intel descrive i propri risultati come “fatturato annuo record per i settori datacenter, Internet of Things e Non-Volatile Memory Solutions e fatturato trimestrale record per i settori datacenter e IoT”. Nella divisione Pc i ricavi sono calati solo dell’1%, molto meno del mercato dei Pc nel suo complesso. Il Ceo Brian Krzanich ha sostenuto che i risultati dimostrano comunque che la strategia di ridurre la dipendenza di Intel dalle vendite di Pc sta dando i primi frutti, visto che le entrate dai nuovi rami di business (server, chip di memoria e il mondo dell’Internet of Things) rappresentano quasi il 40% del totale.

Krzanich aveva anche detto in precedenza che si aspetta flessioni intorno al 5% sul mercato dei Pc nel 2016, più contenute dunque rispetto al 2015, grazie al recente rilascio di Windows 10 di Microsoft e del processore Intel Skylake. A livello di revenues, le vendite di chip per Pc fanno ancora la parte del leone per Intel, ma “dal punto di vista degli utili il peso è ormai equamente diviso tra chip per Pc e chip per datacenter”, sottolinea Patrick Moorhead, presidente di Moor Insights & Strategy.

Per questo gli analisti tengono gli occhi puntati sui risultati di Intel nel segmento datacenter: i margini sono più alti che nei Pc (i chip per i server si vendono a cifre che vanno dai 700 dollari in su, contro i 90 dollari di media dei chip per Pc) ed è su questo mercato che vogliono vedere Intel crescere in modo deciso.

Sulla Internet of Things gli analisti nutrono più dubbi: Intel sta spingendo molto per diventare anche fornitore di chip per sensori e oggetti connessi (come dimostrano i prodotti portati al Ces di Las Vegas) ma Moorhead non è convinto che ne trarrà un guadagno in tempi brevi. “Però Intel vuole investire nel settore già in queste fasi iniziali, per evitare di trovarsi indietro quando la competizione entrerà nel vivo”, sottolinea l’analista.

“Vado da dieci anni al Ces e posso dire che Intel oggi è un’azienda diversa”, ha dichiarato Betsy Van Hees, analista di Wedbush Securities: il chipmaker americano si è concentrato tutto su salute, benessere, creatività, giochi.

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