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INNOVAZIONE

Lavoro 4.0, Di Raimondo: “Contratti e norme chiamati alla sfida digital”

Il contesto regolatorio in Italia è ancora il risultato della tradizione manifatturiera del Paese che non tiene conto della “disruption” tecnologica. Contrattazione aziendale la chiave di volta per sostenere la trasformazione. Il commento del direttore di Asstel

06 Giu 2018

Laura Di Raimondo

direttore Asstel

Il rapporto tra lavoro e digitalizzazione si sta affermando quale tema centrale rispetto alle riflessioni che si stanno svolgendo sia a livello internazionale che nazionale, come dimostrato, da ultimo, dal recente Festival dell’Economia di Trento dedicato a Lavoro e Tecnologia.

La discussione sta coinvolgendo quindi interlocutori a diversi livelli e naturalmente, nel nostro Paese, un contributo importante può e deve arrivare dalle parti sociali. Si tratta indubbiamente di una discussione complessa perché l’evoluzione del rapporto tra tecnologia e lavoro produrrà dei cambiamenti sui modi di lavorare, che si rifletteranno su lavoratori e imprese. Per il mondo produttivo questo è un dato di valenza generale, mentre  per alcuni comparti industriali come quello delle TLC è già una sfida dell’oggi. Infatti la Filiera delle TLC, si trova essa stessa al centro di un profondo processo di trasformazione con importanti impatti sull’organizzazione, sulle modalità di svolgimento e sui contenuti del lavoro. Per questo, al fine di promuovere la trasformazione digitale e gestirne opportunamente le implicazioni, stiamo lavorando per portare un reale cambiamento sia a beneficio della competitività delle imprese, che dello sviluppo del capitale umano, sia per preservare l’occupabilità delle persone e prevenire conseguenze sfavorevoli di ordine sociale del cambiamento strutturale in corso.

Il primo nodo da affrontare, in questo senso, è costituito da un contesto normativo e contrattuale che regola i rapporti di lavoro in Italia, che è ancora – fondamentalmente – il risultato della tradizione imprenditoriale manifatturiera del Paese. Conseguentemente gli strumenti di cui disponiamo per gestire la trasformazione digitale devono essere implementati. Questa esigenza può quindi diventare la prima opportunità da cogliere, se tutti gli attori interessati (istituzioni, imprese e sindacati), correttamente indirizzati, collaboreranno per colmare questa carenza, lavorando insieme.

Proprio perché la Filiera delle TLC si sta già confrontando con le sfide imposte dalla digitalizzazione, nello scorso giugno Asstel ha sottoscritto un Protocollo di intesa con l’Anpal, al quale sta seguendo l’implementazione di un piano operativo. L’obiettivo è consentire alla Filiera di dotarsi di nuove competenze e, allo stesso tempo, di evitare l’obsolescenza professionale dei lavoratori più maturi ricorrendo a processi di trasformazione professionale.

In questo senso il sistema delle Relazioni Industriali – basato su regole certe che arginano, così, anche i rischi concreti di “dumping contrattuale” – può dimostrare la sua capacità di supportare la trasformazione digitale del lavoro favorendo la transizione dei processi settoriali e aziendali verso condizioni di competitività tali da rafforzare il sistema produttivo e consentire lo sviluppo di occupabilità e rioccupabilità sostenibile, anche grazie a modelli innovativi di Welfare.

Sulla base di queste riflessioni lo scorso 23 novembre Asstel  ha sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali di Categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, un Accordo di Programma per il rinnovo del CCNL TLC che, nel riconoscere e riconfermare la validità e il ruolo del Contratto Collettivo Nazionale di categoria quale strumento di regolazione generale del lavoro e del livello dei trattamenti economici minimi di garanzia, ha l’obiettivo principale di favorire lo sviluppo e la diffusione della contrattazione di secondo livello. Solo tale livello di contrattazione, infatti, può rispondere pienamente alle esigenze di flessibilità connesse ai diversificati contesti organizzativi delle imprese e consentire uno scambio virtuoso tra efficienza/produttività e retribuzioni, coniugando incrementi di produttività misurabili e quote di salario.

Sempre in questa ottica una sintesi efficacissima è costituita dall’Accordo Interconfederale del 9 marzo 2018, che mette al centro lo sviluppo di un sistema di Relazioni Industriali costruito su linee condivise, che delineano gli assetti della contrattazione collettiva, individuando i temi prioritari sui quali sviluppare specifiche progettualità.

In conclusione. Non c’è dubbio che il digitale è destinato a produrre profondi cambiamenti nel concetto di lavoro, spingendoci a trovare nuovi equilibri fra l’occupazione, l’occupabilità delle persone, la creazione e la ridistribuzione della ricchezza, l’inclusione economica e sociale.

Questo è il compito che ci spetta e che deve essere affrontato con spirito aperto e costruttivo verso le novità; tutti ci dobbiamo mettere in gioco con l’obiettivo di costruire orizzonti nuovi, accompagnando il processo di trasformazione dell’economia, del lavoro e della società. In sintesi: spostando sempre più avanti la frontiera.

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