Macina (Qurami) a pranzo con Luca Maestri: “Ha detto che ci conosceva: non ci credevo”

Il ceo racconta a CorCom la visita a sopresa del cto di Apple e l’incontro con Tim Cook: “Si è presentato a soripresa nei nostri uffici. Nella nostra app ha detto di vedere uno strumento utilissimo per la vita di tutti i giorni: detto da lui non è poco”

26 Gen 2016

Andrea Frollà

Tra le 5 startup presenti all’incontro con l’Ad di Apple Tim Cook c’era anche Qurami, uno degli esempi più virtuosi di startup italiana. La loro app, che permette di non perdere tempo a fare la fila negli uffici prenotando il proprio turno online e sapendo il tempo d’attesa, è utilizzata in Comuni, università e altri enti pubblici e privati sparsi per l’Italia e non solo. “In Qurami Apple ha visto uno strumento utilissimo per la vita quotidiana”, racconta a CorCom Roberto Macina, ceo di Qurami. A sopresa, prima dell’incontro con Cook e Renzi, negli uffici romani della startup si è presentato Luca Maestri, cfo del colosso di Cupertino,

Voi siete stati gli unici ad aver incontrato, oltre che Tim Cook, anche il cfo Luca Maestri.

Siamo stati molto fortunati, Maestri è stato nel nostro ufficio per un’ora e abbiamo avuto modo di approfondire molti aspetti del nostro lavoro con lui. Il fatto di sentirsi dire da Maestri “I know about you” (“vi conosco”) è stata una bella soddisfazione. In Qurami ci ha detto di vedere uno strumento utilissimo per la vita di tutti i giorni e detto da lui non è poco. Gli è piaciuta molto la nostra app per l’Apple Watch, che un è device in cui lui ha sempre creduto molto. Ci ha fatto molte domande e ci ha fatto i suoi complimenti.

Un centro europeo per lo sviluppo delle app a Napoli. Che scenari apre il progetto di Apple in Italia?

Il fatto di avere una scuola per gli sviluppatori è un vantaggio importante. In Italia abbiamo bravi sviluppatori, ma da quello che percepisco ne servono di più. Il fatto che escano da un polo gestito da un colosso come Apple competenze specifiche e certificate è sicuramente positivo. La passione infatti non sempre basta, bisogna avere capacità professionali.

Prima gli investimenti di Cisco, ora Apple. Sono modelli di sviluppo da incentivare o serve altro?

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Se i grossi player investissero in ogni paese creando questi centri il livello qualitativo delle app e dei servizi offerti aumenterebbe molto. Se il modello sia questo non lo so, sicuramente è un modello. Non necessariamente serve un posto fisico, ma una scuola vera e propria può essere molto utile. Anche per aziende che cercano talenti.

Voi siete cresciuti fra le braccia di Luiss Enlabs. Che vantaggi avete avuto dall’incubazione?

Per aziende come noi che siamo B2B il fatto di facilitare gli incontri con le aziende è stato fondamentale. L’aiuto e il contatto con la società non basta, servono tempi rapidi.

I problemi delle startup oggi sono solo in burocrazia, fisco e finanziamenti?

Sicuramente la burocrazia andrebbe migliorata, ma se vogliamo davvero accelerare lo sviluppo delle startup digitali italiane dobbiamo far sì che la PA e le grande aziende italiane siano i primi clienti delle aziende 2.0. Solo così può nascere un circolo virtuoso che genera crescita. Se sono partner di un grosso player fare il salto, anche internazionale, è più facile perché hai la validazione di un grande gruppo. Non è la Regione o l’azienda che deve finanziare, meglio che lo facciano realtà come Luiss Enlabs o altri incubatori.

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