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IL MANIFESTO

“Manifesto del 5G” per le Tlc europee: investiremo, ma solo con meno paletti

Anche Telecom Italia e Vodafone tra le 17 aziende che si impegnano a lanciare reti di nuova generazione a patto che vengano ammorbidite le linee guida sulla net neutrality. Altrimenti troppe incertezze sul ritorno degli investimenti: i progetti potrebbero essere congelati

07 Lug 2016

Patrizia Licata

Le grandi telco europee, tra cui Telecom Italia, Vodafone, Deutsche Telekom e BT, si uniscono in un manifesto che delinea le grandi direttrici dei prossimi investimenti ma anche i potenziali rischi che il settore si fermi per troppi ostacoli regolatori.

Le big delle telecomunicazioni europee si sono impegnate a lanciare reti ultra-veloci 5G in almeno una città in ogni paese Ue entro il 2020, dice il manifesto, ma “in cambio” di questo importante impegno a potenziare gli investimenti le telco chiedono che le nuove controverse regole dell’Ue sulla net neutrality vengano riviste e “ammorbidite”.

Il documento è stato firmato da 17 aziende Tlc diverse e visionato in anteprima dal Financial Times.

L’accesso alla banda ultra-larga, con velocità potenziali di 10 gigabits al secondo, viene considerato essenziale per far decollare settori emergenti come le auto a guida autonoma, ma lo sviluppo sarà ostacolato se le regole dell’Ue sul mercato telecom non saranno cambiate, sostiene il manifesto.

Le severe disposizioni in fatto di neutralità della rete, e il principio che tutto il traffico internet debba essere trattato allo stesso modo, hanno aperto un braccio di ferro tra regolatori, aziende telecom, attivisti online e fornitori di contenuti come Netflix.

Mentre le telco sostengono che queste norme soffocano gli investimenti e limiteranno la disponibilità di nuovi servizi, i paladini della net neutrality pensano che queste regole siano vitali per tenere Internet aperto ed evitare che gli Internet provider possano “censurare” o “limitare” la disponibilità di contenuti senza alcun motivo.

Nel manifesto, le telco europee minacciano di posporre i loro investimenti se i regolatori non passeranno a misure più “soft”.

“L’industria delle telecomunicazioni mette in guardia sul fatto che le attuali linee guida sulla Net Neutrality creano gravi incertezze sul ritorno degli investimenti nel 5G“, si legge nel documento. “Perciò è probabile che gli investimenti possano essere rinviati, a meno che i regolatori non adottino un atteggiamento positivo nei confronti dell’innovazione e preseguano su questa linea”.

L’industria telecom ha anche chiesto un “level playing field” regolatorio includendo i servizi di comunicazione OTT come WhatsApp e Skype nelle stesse norme che vigono per i tradizionali servizi telecom.

Marietje Schaake, europarlamentare liberale olandese che ha lavorato sulla legge per la net neutrality, ritiene però che l’industria telecom abbia un atteggiamento contraddittorio: “Da un lato si invoca il level playing field, e dall’altro in pratica si richiede un occhio di riguardo per le telco nella legislazione”. L’incremento nell’utilizzo dei dati sarà capace di assicurare le entrate che servono alle telco per investire, continua la Schaake, senza necessità che le disposizioni del regolatore siano ammorbidite: “Le telco stanno diventando di fatto fornitori di accesso a Internet e beneficeranno grandemente dell’aumento dell’uso di dati. Ci sarà una transizione dalla telefonia (chiamate e Sms) al VoIp (telefonate online) e altri tipi di comunicazione basati sui dati”, sottolinea la Schaake. “Le telco hanno da guadagnare da queste evoluzioni, ma per stimolare l’uso dei dati e farlo crescere in modo equo, regole stringenti sulla net neutrality sono necessarie”.

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