IL FUGGI FUGGI

Mastodon, il social “free” che attira i delusi di Twitter

Frutto di sei anni di lavoro del giovane programmatore tedesco Eugen Rochko, la piattaforma è nata per creare una “piazza” pubblica non governata da proprietà. Migliaia i nuovi account in pochi giorni a seguito dell’acquisizione di Musk

08 Nov 2022

Domenico Aliperto

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Dopo l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, molti ricercatori e accademici stanno valutando la possibilità di migrare verso social network emergenti, a partire dal tedesco Mastodon. A sottolinearlo è il sito Internet della rivista di riferimento del settore, Science.

Frutto di sei anni di lavoro di Eugen Rochko, un giovane programmatore tedesco, Mastodon è nato dal desiderio di creare una sfera pubblica che fosse al di fuori del controllo di una singola entità. Il nome della piattaforma, che funziona con una logica simile a quella che innesca le discussioni su Twitter, è ispirato a una razza estinta di mammut. La differenza è che il social è installato su migliaia di server, in gran parte gestiti da amministratori volontari che uniscono i loro sistemi in una federazione. Le persone condivicono post e collegamenti sul proprio server – o “istanza” Mastodon – oltre che con utenti su altri server all’interno di una rete che – almeno nelle ultime settimane – ha dimostrato una rapida crescita.

L’impennata di utenti su Mastodon

“Oggi abbiamo raggiunto 1.028.362 utenti attivi mensili sul network“, ha comunicato lo stesso Rochko. Un risultato ancora più che modesto se paragonato ai numeri di Twitter, che ha riportato 238 milioni di utenti attivi giornalieri monetizzabili nel secondo trimestre del 2022, o di Facebook, che afferma di avere 1,98 miliardi di utenti attivi giornalieri. Ma il salto di account attivati Mastodon nel giro di pochi giorni è stato sorprendente.

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“Ho ottenuto più nuovi follower su Mastodon nell’ultima settimana rispetto ai cinque anni precedenti”, racconta per esempio Ethan Zuckerman, esperto di social media presso l’Università del Massachusetts ad Amherst.

Prima che Musk completasse l’acquisizione di Twitter il 27 ottobre, la crescita di Mastodon era in media di 60-80 nuovi utenti all’ora, secondo l’account Mastodon Users. Ieri mattina ha per esempio registrato 3.568 nuove registrazioni in un’ora.

Rochko ha fondato Mastodon nel 2016, quando si stavano diffondendo voci secondo cui Peter Thiel, fondatore di PayPal e alleato di Musk, voleva acquistare Twitter. Non dovrebbe dunque stupire più di tanto questo fuggi-fuggi all’indomani dell’acquisizione del patron di Tesla: alcuni utenti accademici temono un aumento della disinformazione (anche per effetto dei licenziamenti che potrebbero ridurre il numero di persone dedicate al contrasto delle fake news), mentre altri sospettano che la libertà di parola tanto sbandierata dal magnate possa tradursi in toni più offensivi e discriminatori, soprattutto nei confronti di donne e minoranze etniche. C’è poi chi si dice infastidito dalla possibile introduzione di servizi a pagamento e sostiene che il social network dovrebbe rimanere completamente gratuito. Col passare dei giorni sono dunque comparsi in tendenza hashtag come #GoodbyeTwitter e #TwitterMigration, con cui molti ricercatori e alcuni istituti hanno pubblicato i loro nuovi profili Mastodon incoraggiando altri a seguirli sul sito, che ha guadagnato più di 100 mila nuovi utenti nel giro di pochi giorni. Secondo alcuni osservatori, questo fenomeno potrebbe gettare le basi per una graduale migrazione di massa da un social all’altro, con l’incognita per gli scienziati di dover ricostruire da capo il loro seguito di follower, sempre che il pubblico decida di seguirli su nuove piattaforme.

I vantaggi (e gli svantaggi) di Mastodon

I sostenitori di Mastodon affermano infatti che il suo approccio decentralizzato lo rende fondamentalmente diverso dagli strumenti che vanno attualmente per la maggiore: invece di fare leva sul servizio fornito centralmente di Twitter, ogni utente può scegliere il proprio provider o persino eseguire la propria istanza Mastodon, proprio come gli utenti possono inviare e-mail dal proprio account privato o o da quello del proprio datore di lavoro.

Nessuna singola azienda o persona può imporre la propria volontà all’intero sistema o chiuderlo del tutto: se una voce estremista emergesse con il proprio server, dicono i sostenitori, sarebbe abbastanza facile per altri nodi tagliare i legami con essa, lasciando che l’account parli con la propria schiera di follower e utenti sul server isolato.

L’approccio federato ha però degli svantaggi: è più difficile trovare persone da seguire nell’espansione anarchica di Mastodon rispetto ad ambienti amministrati centralmente come Twitter o Facebook, senza contare che la rapida crescita ha portato a sovraccarico e problemi del server. Commentando i problemi riscontrati dall’economista Paul Krugman nell’utilizzo del suo account Mastodon, Musk non ha perso occasione per deridere la piattaforma emergente: “Se non ti piace più Twitter, c’è un sito fantastico chiamato Masterbatedone”, ha scritto il miliardario in un tweet (rapidamente cancellato) sopra uno screenshot dei tentativi di Krugman di effettuare un post.

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