Mediobanca: nelle Tlc ricavi giù del 20%, Telecom al top delle redditività - CorCom

IL REPORT

Mediobanca: nelle Tlc ricavi giù del 20%, Telecom al top delle redditività

Mediobanca: tra il 2009 e il 2013 il settore ha perso 9 miliardi di fatturato. Pesa la politica dell’Agcom che ha tagliato tariffe e canoni per favorire l’accesso alla rete. Wind cresce, Vodafone si rafforza sul fisso, exploit di Poste sul mobile. Investimenti in calo

16 Gen 2015

F.Me.

Le telecomunicazioni in Italia perdono quota. Tra il 2009 e il 2013 il mercato italiano ha perso 9 miliardi di fatturato (quasi il 22% in meno) e il settore, che cinque anni fa contribuiva al 2,9% del Pil nazionale, ora arriva con fatica al 2,2%. In questo contesto Telecom Italia conserva il suo primato ma in questi cinque anni ha continuato a perdere quote di mercato. Nello spostamento dei pesi tra i vari operatori, vanno segnalati l’avanzata di Wind sia nel fisso che nel mobile, il rafforzamento di Vodafone sul fisso e sulla banda larga, l’exploit di Poste che ha più che raddoppiato la sua quota di clienti mobili.

A scattare una fotografia dettagliata del mercato e della situazione dei primi 6 operatori italiani nei cinque anni tra il 2009 e il 2013, è l’ultimo rapporto di Mediobanca che ha messo a raffronto le diverse analisi monografiche pubblicate da R&S.

La contrazione dei ricavi ha interessato sia la telefonia fissa che quella mobile: telefoniamo meno? Forse sul fisso, ma passiamo molto più tempo al telefonino (+8,5%) anche grazie ai pacchetti “tutto incluso”. I ricavi scendono per effetto della crisi, per la progressiva diminuzione dei prezzi dovuta alla forte concorrenza, ma anche perché sulla struttura dei costi e ricavi degli operatori ha inciso la politica dell’autorità di settore, l’Agcom, che ha ridotto le tariffe di terminazione sul mobile e il canone di terminazione sulla rete in rame con l’obiettivo di gestire pari opportunità di accesso sulla rete a tutti gli operatori. Un taglio che è costato a Telecom Italia 111 milioni nel 2013 e che ora è ripropone i dubbi sulla possibilità concreta di finanziare il costo degli enormi investimenti previsti per la realizzazione della nuova rete in fibra ottica.

Entrando nel dettaglio del report, nel 2013 il settore delle telecomunicazioni ha rappresentato il 2,2% del Pil italiano, il 2,05% della spesa delle famiglie e il 5,8% degli investimenti complessivi. Nel 2013 i ricavi del settore telefonico italiano sono stati pari a 34,5 miliardi di euro (-10,8% sul 2012 e -21,3% sul 2009), ugualmente suddivisi tra rete fissa e mobile (17 miliardi ciascuno).

In contrazione sia i ricavi della rete mobile (-13,9% sul 2012 e -23,6% sul 2009) che quelli della rete fissa (-7,4% sul 2012 e -18,9% sul2009) pur con dinamiche diverse dei volumi di traffico: in diminuzione del 14,1% sul 2012 e del 35,3% sul2009 i minuti sul fisso, in crescita dell’8,5% quelli del mobile (+36% sul 2009).

Nel periodo 2009-13 il numero dei clienti della rete mobile è aumentato del 7,2% a discapito degli accessi alla rete fissa (voce più dati) in contrazione del 7,1%; gli accessi in banda larga su rete fissa sono invece aumentati del 15%. Tuttavia rispetto al 2012 si registrano flessioni tanto negli accessi alla rete fissa (-2,6%) che a quella mobile (-0,3%); solo gli accessi alla banda larga segnano un progresso (+1,6%).

Quanto alle quote di mercato mobile in Italia a fine 2013, Telecom Italia aveva 32,2% (-1,9% sul 2009), Vodafone Italia 28,7% (-4,3% sul 2009), Wind 23% (+2,7%), 3 Italia 10% (+0,2%), Poste Mobile 2,9% (+1,7%), Fastweb 0,8% (+0,5%): Le quote degli operatori Mvno sono passate dal 2,7% del 2009 al 5,4% del 2013 delle sim complessive. Nel fisso (voce + dati), Telecom Italia aveva 63,1% (-10,4% sul 2009), Wind 13,5% (+3,6%), Vodafone Italia (9,5%, +3%), Fastweb 9,3% (+2,1%), Tiscali 2% Nel broadband Telecom Italia il 49,8% (-6,4% sul 2009), Wind 15,9% (+2%), Fastweb 14% (+1,9%), Vodafone12% (+1,8%), Tiscali 3,7%.

Relativamente al settore mobile nei principali paesi europei, si evidenziano per il 2013 le seguenti quote, in Francia Orange aveva 35,8%, Sfr 28,2%, Boygues Telecom 14,7%, Iliad (10,6%) e altri 10,7%; in Germania Deutsche Telekom il 33,5%, Vodafone 28%, E-Plus 21,7%, O2 16,8%; in Spagna Telefònica 34%, Vodafone 23,5%, Orange 22,8%, Yoigo (6,7%), ; In Uk Everything Everywhere 30%, Vodafone 25%, O2 24%, 3 UK 11%.


Quanto ai margini industriali dei principali gruppi europei a Telecom Italia spetta la migliore redditività industriale, con il Mon (margine operativo netto) che si è attestato nel 2013 al 21,8% del fatturato, in linea con quello di BT (21,6%) e davanti a Telefónica (16,3%), Orange (15,6%) e alla russa Vimpelcom (15,2%).

Telecom Italia segna anche il migliore valore aggiunto netto per addetto pari a 136 mila euro, cui si abbina il minor costo del lavoro unitario (51 mila euro). Ciò porta al migliore Clup (costo del lavoro su valore aggiunto), con un’incidenza pari al 37,5%, seguìto da Telefónica al 43,3%.

I livelli relativamente meno soddisfacenti sono segnati da Deutsche Telekom (71,1%, anche per l’elevato costo del lavoro unitario (64mila euro) e Vodafone (60,5%) che ha il minore valore aggiunto per addetto (86mila euro). Dal punto di vista patrimoniale, nel 2013 Vodafone riporta la struttura finanziaria più solida, con la minore incidenza dei debiti finanziari sul patrimonio netto (40,7%), seguita da Orange (142%), Deutsche Telekom (156%), Telecom Italia (173%), Telefónica (210%) e Vimpelcom (322%); BT Group ha patrimonio netto negativo.

In tema di investimenti Telecom Italia si colloca in posizione arretrata: essi si attestano al 3,4% dello stock delle immobilizzazioni materiali di inizio periodo, in linea con BT (3,6%), ma ben al di sotto dei maggiori investitori, la russa Vimpelcom (12,7%) e Vodafone (9,2%).

I ricavi aggregati dei principali sei gruppi italiani delle telecomunicazioni si sono contratti (su base omogenea) del 9,6% nel 2013 a 38,3 mld di euro, con il fatturato dei servizi di telefonia mobile pari a 20,1 miliardi (-14,1%), risentendo anche delle revisioni tariffarie dell’Agcom sui servizi di terminazione mobile e quelli dei servizi di telefonia fissa del -6,8% a 15,3 mld,;in aumento quelli da vendita di apparecchi e accessori telefonici (+3,8% a 3,5 miliardi).

Nel periodo 2009-2013 le dinamiche si aggravano: il fatturato del fisso -17,9%, quello del mobile -20,6%,mentre le vendite di apparecchi telefonici sono quasi raddoppiate (+80%).

L’incidenza dei principali margini sul fatturato è in peggioramento dal 2009 per tutti i gruppi. Quattro di essi riportano nel 2013 un risultato corrente negativo: Wind -6,6%; 3 Italia -5,1%; Fastweb: -2%; Tiscali: -1,2.. Nel 2013 Telecom Italia riporta i valori più elevati sia di mon (21,8%) che di risultato corrente (14,2%). Segue Vodafone Italia con risultato corrente pari all’11,6% dei ricavi, circa un terzo rispetto ai valori del 2009; il trend è confermato da Roi e Roe, entrambi in peggioramento per tutti i gruppi.

Circa la produttività del lavoro, nel 2013 Vodafone Italia è al primo posto (194mila euro), seguita da Wind con 145mila euro e da Telecom Italia con 136mila euro. A Tiscali e 3 Italia spettano i valori più bassi(attorno ai 50mila euro). A Vodafone Italia spetta anche il miglior Clup, pari al 32,5%, seguita dal 37,5% di Telecom Italia e dal 38,6% di Wind. 3 Italia e Fastweb presentano valori attorno al 100% (rispettivamente,112% e 97,3%).

Nella telefonia mobile Telecom Italia e Vodafone Italia subiscono le diminuzioni più accentuate nel quinquennio dei ricavi medi mensili (-34,5% Telecom, -34% Vodafone), seguite da Wind (-29,3%). Vodafone ha ottenuto nel 2013 l’Arpu più elevato (14,5 euro/mese), seguita da Telecom (13,1 euro), Wind (12,3 euro)e 3 Italia (11,8 euro), mentre Poste Mobile segna livelli molto inferiori (7 euro). In salita gli Arpu nel broadband fisso: il valore più elevato è quello di Wind, con 20,5 euro/mese, in rialzo del 12% sul 2009, seguita da Telecom con 19,1 euro/ mese (+4,4% sul 2009).