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STRATEGIE

Meno burocrazia e più cultura “agile”, così i governi diventano 4.0

Anche le PA hanno bisogno di una “sana dose” di digital disruption per un processo decisionale più snello, dicono gli esperti del Wef. L’obiettivo? Governare la rivoluzione tecnologica in atto

28 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

Nell’era della digital disruption in cui si affermano nuove tecnologie e nuovi modelli di business anche i governi devono trasformarsi per abbracciare l’innovazione. Il cambiamento negli strumenti e nei metodi adottati per prendere le decisioni è necessario per capire la quarta rivoluzione industriale e rispondere con norme che stimolano l’ecosistema dell’innovazione e tutelano gli utenti, ma anche per rinnovare il modo in cui le stesse pubbliche amministrazioni sono strutturate e si relazionano con i cittadini. Lo scrivono in un articolo pubblicato sul sito del World economic forum Marietje Schaake, deputata del Parlamento europeo, e Lisa Witter, co-fondatrice e presidente esecutivo del World economic forum. Schaake e Witter sono co-chair del Global future for agile governance, gruppo di lavoro del Wef che sviluppa e testa strumenti di governance agile per i decisori politici.

Di fronte a paradigmi come guida autonoma, Internet of things e intelligenza artificiale e alla crescita di imprese basate su modelli innovativi come Uber, Airbnb e Netflix, “la domanda è come i governi possono reagire per proteggere l’interesse pubblico e al tempo stesso stimolare l’innovazione per far crescere il benessere economico”. La risposta è fondamentale per costruire nei cittadini un senso di fiducia (trust) nei confronti dei governi e la loro abilità di fissare principi e norme e metterli al passo con l’evoluzione tecnologica.

I governi sono dunque chiamati ad adottare al loro interno “una sana dose di disruption e innovazione”, scrivono le autrici, “abbracciando nuovi metodi nel processo decisionale, raccogliendo suggerimenti dall’esterno e offrendo servizi migliori e maggiore trasparenza”. Il modello è quello del lavoro “agile” adottato nell’industria software, che aiuta a valorizzare la conoscenza diffusa delle persone e permette un miglioramento costante e veloce dei prodotti sviluppati.

Ci sono decine di paesi nel mondo in cui viene usato il metodo “agile” nella PA. Per esempio, Islanda e Sud Africa fanno leva sulla tecnologia per la partecipazione dei cittadini al disegno delle strategie politiche tramite il crowdsourcing; Taiwan ha istituito una Participation officers network con incontri mensili in cui i cittadini forniscono suggerimenti e commenti alle politiche pubbliche. In Europa le autrici sottolineano il ruolo degli open data e dei bilanci aperti per dare ai cittadini accesso alle informazioni sul funzionamento della PA e voce in capitolo sulla spesa pubblica.

Avvicinare chi governa a chi è governato ha anche “il grande potenziale di costruire il senso di trust nelle istituzioni pubbliche in una fase storica in cui non questa fiducia si può prendere per scontata”. Il 56% degli intervistati nell’annuale Trust Barometer di Edelman (sondaggio condotto online in 28 mercati tra ottobre e novembre 2018) ha detto di non conoscere nemmeno un politico di cui si fida e solo il 43% dice di fidarsi del suo governo.

Occorrerà superare le resistenze culturali all’interno delle PA: “E’ contro-intuitivo per i governi abbracciare l’innovazione”, si legge nell’articolo del Wef, perché le pubbliche amministrazioni sono storicamente pesanti, la burocrazia si lega spesso a complesse gerarchie e il modo di fare tende ad essere lento e prudente. Ma oggi la tecnologia evolve rapidamente e i governi devono dare risposte alla società intera.

Proprio questa ampia responsabilità dei governi rende necessario applicare il metodo agile tenendo a mente alcune specificità. Come sottolineano le autrici, il ruolo del governo va rispettato e i parametri per innovazioni come il crowdsourcing vanno fissati con chiarezza e applicati “alle giuste sfide politiche”: si lavora su obiettivi specifici e pre-definiti come “più sicurezza sulle strade” o “rispetto dei diritti umani nelle decisioni guidate da algoritmi di intelligenza artificiale”.

Il metodo agile deve essere anche legato ai risultati e basato sulla collaborazione di tutti i portatori di interesse. Così la governance agile diventa un “valido complemento” al modo tradizionale di amministrare la cosa pubblica e assicura politiche più flessibili e veloci nel dare risposta ai cambiamenti.

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