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L'EVENTO

World economic forum, l’Industria 4.0 protagonista a Davos

Mondo fisico e digitale sono sempre più interconnessi: difficile separare “il tech dal non-tech”. Il nuovo appuntamento del Forum mondiale dell’economia metterà sul tavolo i grandi temi della globalizzazione 4.0: lavoro, divario digitale, sostenibilità, cooperazione

17 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

La quarta rivoluzione industriale sarà il tema centrale dell’incontro annuale del World economic forum (Wef) che si apre il 22 gennaio a Davos, Svizzera. Il concetto, apparso già in un libro di Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo dell’organizzazione con sede a Ginevra, si riferisce alla combinazione di tecnologie digitali che sta modificando il modo di vivere, lavorare e produrre con velocità senza precedenti.

Alla presentazione del summit che riunirà grande finanza, leader globali e imprese fino al 25 gennaio, l’accento è stato posto anche sulla “Globalizzazione 4.0”, una sfida all’era del sovranismo e del nazionalismo che si basa sulla proposta di una globalizzazione più centrata sull’uomo, più sostenibile, più inclusiva, pur senza negare le instabilità del presente. La quarta rivoluzione industriale, l’era dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata, della stampa 3D, dei veicoli autonomi e degli oggetti connessi, è al tempo stesso una promessa e un rischio, l’opportunità di aumentare il benessere e migliorare la qualità della vita e la salute dell’ambiente e delle persone, ma anche il timore di aggravare le disparità economiche, le tensioni politiche e sociali, l’esclusione di chi non ha le giuste competenze.

Nel suo libro “The Fourth Industrial Revolution”, pubblicato nel 2016, Schwab sostiene che la rivoluzione tecnologica in corso spezza i confini tra mondo fisico, digitale e biologico: le applicazioni dell’AI, per esesmpio, si mescolano con la vita delle persone negli assistenti vocali o il riconoscimento facciale. Ne risulta alterato tutto il modo di operare di imprese, persone e governi, con una conseguente trasformazione della società.

In un’intervista col sito Cnbc.com, Zvika Krieger, direttore del dipartimento Technology policy and partnerships del Wef, ribadisce che la quarta rivoluzione industriale non è caratterizzata da una singola innovazione, come accaduto nelle precedenti (il motore a vapore per la prima, la produzione di massa in industrie chiave come l’acciaio e l’energia elettrica per la seconda, e semiconduttori e computer per la terza, da cui ha preso il via la rivoluzione digitale), bensì dall’interconnessione tra mondo fisico e digitale e dal ritmo velocissimo della trasformazione. Ci sono voluti 75 anni perché il telefono raggiungesse 100 milioni di persone, ma alla app Pokemon Go è bastato un mese, nel 2016, per coinvolgere 100 milioni di giocatori, ricorda Krieger.

“Le tecnologie digitali sono ormai così essenziali per tante attività, ma anche per le nostre vite economiche e sociali, che diventa sempre più difficile separare il ‘tech’ dal ‘non-tech'”, osserva David Stubbs, analista di JP Morgan Private Bank.

La sfida per aziende e governi è, da un lato, tenere il passo col cambiamento, dall’altro, evitare che la trasformazione non aggravi il divario digitale, spazzando via imprese che non innovano, lasciando intere aree non coperte dalla connettività e dai servizi e tagliando fuori intere fasce della popolazione dalle opportunità economiche e sociali della quarta rivoluzione industriale.

Krieger, che è stato il prima rappresentante del dipartimento di Stato Usa in Silicon Valley dal 2016 al 2017, sottolinea come spesso la tecnologia resti misteriosa proprio per i decisori politici e ciò crea un grave vuoto per il mondo produttivo e gli utenti finali, perché le innovazioni come l’AI vanno comprese e, in parte, regolate. Anche nell’impresa, però, a volte manca la comprensione della trasformazione in corso per carenza di competenze e questo, spiega Jordan Morrow della società di analytics Qlik, impedisce di cogliere le opportunità della quarta rivoluzione industriale, come l’interpretazione dei dati e la messa a punto di nuovi servizi.

Solo la conoscenza del fenomeno dell’hitech pervasivo e intelligente e lo sviluppo delle nuove competenze possono arginarne effetti negativi come l’allargamento del gender gap o la perdita di posti di lavoro, hanno evidenziato alcuni studio dello stesso Wef. L’organizzazione di Ginevra da tempo dedica le sua analisi ai grandi temi della trasformazione tecnologica e alle ricadute sull’occupazione. Anche su industria 4.0 e gli impatti sugli equilibri geopolitici mondiali il Wef ha sottolineando il ruolo degli skill, il valore della governance della trasformazione digitale e della collaborazione tra Stati.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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