Il mercato tablet globale ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con una contrazione delle consegne vicina al 10%, scendendo a 35,6 milioni di unità. Il dato rilevato da Omdia segna una delle flessioni più profonde degli ultimi due anni e, soprattutto, interrompe il consueto andamento stagionale: tra aprile e giugno le spedizioni tendono normalmente ad aumentare rispetto ai primi tre mesi dell’anno, sostenute dalla preparazione delle campagne back-to-school. Questa volta non è accaduto.
La frenata non riflette soltanto un indebolimento della domanda. A pesare sono le tensioni sull’offerta di memorie e componenti, il conseguente aumento dei prezzi e le scelte dei produttori, che stanno destinando le risorse disponibili alle categorie più redditizie. Tablet economici e dispositivi per l’istruzione rischiano quindi di essere penalizzati più dei modelli premium.
Per vendor e distributori si apre una fase di selezione. La sfida non sarà più soltanto aumentare i volumi, ma proteggere i margini, costruire ecosistemi di servizi e dimostrare che il tablet può occupare uno spazio stabile tra smartphone e Pc.
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Dalla ripresa del 2025 a una nuova fase di debolezza
La contrazione arriva dopo un 2025 particolarmente positivo. Secondo Omdia, nell’intero anno le consegne mondiali erano aumentate del 9,8%, raggiungendo 162 milioni di unità. La crescita era stata favorita dal rinnovo dei dispositivi acquistati durante la pandemia, dalle iniziative pubbliche per la digitalizzazione e dall’espansione dei produttori cinesi in diversi mercati emergenti. Già all’inizio del 2026, tuttavia, la società di analisi aveva avvertito che il ciclo espansivo si stava avvicinando alla conclusione.
Nel primo trimestre le spedizioni erano rimaste sostanzialmente stabili, con una crescita annua dello 0,1%. Dietro quella tenuta si nascondevano però segnali di debolezza. In America Latina, Medio Oriente e Africa una parte dell’incremento era riconducibile alla formazione di scorte lungo il canale, più che a una domanda effettiva degli utenti finali. Omdia aveva inoltre osservato che i tablet stavano perdendo priorità nelle strategie dei gruppi attivi anche nei Pc e negli smartphone.
Il secondo trimestre rende ora visibile questa inversione. Non si tratta necessariamente di un ritorno al lungo declino che aveva caratterizzato il settore prima del 2020, ma della normalizzazione di un mercato maturo, esposto a cicli di sostituzione lunghi e a una forte pressione sui prezzi.
A differenza degli smartphone, utilizzati quotidianamente e spesso rinnovati per ragioni legate alla batteria, alla fotocamera o alla connettività, i tablet possono restare operativi per molti anni. Quando il costo aumenta e le innovazioni non vengono percepite come decisive, famiglie e imprese tendono a rinviare l’acquisto.
La corsa dell’Ai ridisegna la disponibilità dei componenti
La flessione va letta all’interno di una trasformazione più ampia della filiera dei semiconduttori. La crescita delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale sta assorbendo capacità produttiva, investimenti e componenti avanzati, aumentando la competizione per memorie e tecnologie di packaging.
Omdia ha rilevato che i ricavi mondiali dei semiconduttori hanno superato i 300 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, con una crescita sequenziale del 27%. Il comparto delle memorie è stato uno dei principali motori dell’espansione, con ricavi aumentati di oltre l’80% rispetto al trimestre precedente.
Per i produttori di elettronica di consumo la conseguenza è duplice. Da una parte risulta più complesso assicurarsi volumi sufficienti di Dram e Nand; dall’altra, il costo dei componenti incide in misura crescente sulla distinta base dei dispositivi. Il problema è particolarmente rilevante per i prodotti economici, nei quali esistono margini ridotti per assorbire i rincari senza trasferirli sul prezzo finale.
La dinamica interessa l’intero mercato dei device. Omdia prevede per il 2026 una contrazione dei Pc, con le macchine sotto i 500 dollari esposte all’impatto maggiore. Nel secondo trimestre le consegne mondiali di desktop, notebook e workstation sono già diminuite del 3,6%, fermandosi a 65,7 milioni di unità. Anche nel settore smartphone, l’aumento del costo delle memorie sta inducendo i vendor a rivedere listini e portafogli.
Il calo dei tablet appare quindi come una componente di un riequilibrio industriale più generale. Quando l’offerta è limitata, i produttori assegnano i componenti alle categorie capaci di generare più ricavi e margini. E all’interno della stessa categoria privilegiano i modelli di fascia alta.
Apple consolida la leadership, Lenovo cresce in controtendenza
Nel trimestre Apple ha mantenuto saldamente il primo posto con circa 13,5 milioni di iPad consegnati e una quota del 37,8%. I volumi sono diminuiti del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma la società ha comunque guadagnato un punto di market share grazie a una flessione inferiore a quella del mercato. L’iPad standard ha rappresentato la maggior parte delle spedizioni, mentre Air e mini hanno avuto un peso più contenuto.
Samsung è rimasta seconda con 5,8 milioni di unità e una quota del 16,3%, registrando però una contrazione annua del 13%. Secondo Omdia, il gruppo potrebbe modificare più volte il proprio mix di prodotto nel corso dell’anno, concentrandosi sui modelli con margini più elevati per compensare l’aumento dei costi.
La principale eccezione è Lenovo, unico produttore tra i primi cinque ad aver aumentato le consegne. Il gruppo ha raggiunto 3,9 milioni di unità, con una crescita del 27,1% e una quota salita dal 7,8% all’11,1%. Parte del risultato deriva da una domanda effettiva, ma Omdia segnala anche un’accelerazione degli ordini da parte del canale in previsione di rincari e grandi campagne promozionali. Di conseguenza, la crescita non può essere letta automaticamente come un’espansione equivalente delle vendite agli utenti finali.
Xiaomi si è posizionata al quarto posto con 2,8 milioni di dispositivi, in diminuzione del 6,8%. La società ha beneficiato della domanda cinese e della progressione nell’area Asia-Pacifico. Huawei ha completato la top five con 2,7 milioni di unità e una flessione del 15,6%.
La concentrazione aumenta. I primi cinque produttori controllano circa l’81% delle consegne, mentre l’insieme degli altri vendor ha perso il 23,5%. In un contesto caratterizzato da componenti scarsi e maggiore pressione finanziaria, i marchi minori rischiano infatti di incontrare più difficoltà sia nell’approvvigionamento sia nella gestione delle promozioni.
Meno spazio per i modelli economici
La risposta dell’industria alla scarsità non sarà probabilmente un taglio uniforme dell’offerta. I produttori tenderanno piuttosto a ridurre la disponibilità dei dispositivi meno redditizi, riservando componenti e investimenti ai modelli premium.
“Nel prossimo futuro è improbabile che i vendor attribuiscano in modo generalizzato una priorità elevata alla categoria tablet nell’attuale contesto di limitata disponibilità dei componenti”, ha spiegato Himani Mukka, research manager di Omdia. “Concentreranno invece le risorse limitate sui modelli flagship e premium, spostando ulteriormente i portafogli verso i dispositivi di fascia alta”.
Il rischio è una polarizzazione del mercato. Gli utenti disposti a spendere potranno scegliere dispositivi più potenti, con schermi di qualità superiore, tastiere, penne digitali e funzioni Ai. Nella fascia di ingresso, invece, l’offerta potrebbe restringersi mentre i prezzi salgono. Questa dinamica potrebbe rallentare le sostituzioni nelle famiglie e rendere più complessi i grandi progetti pubblici o scolastici, generalmente costruiti su gare sensibili al costo unitario.
La trasformazione può anche accelerare la convergenza tra tablet e Pc. I modelli detachable, dotati di tastiera removibile, vengono già utilizzati in alcune attività quotidiane al posto dei notebook tradizionali. Schermi più grandi, accessori e applicazioni professionali ampliano i casi d’uso, ma aumentano anche il prezzo e portano il prodotto a competere direttamente con notebook ultrasottili e Pc convertibili.
Servizi e intelligenza artificiale diventano decisivi
Con margini ridotti sulla vendita del solo hardware, i vendor dovranno valorizzare maggiormente software, servizi e continuità tra dispositivi. L’obiettivo sarà incrementare il valore generato durante l’intero ciclo di vita del prodotto, attraverso cloud, archiviazione, applicazioni, assistenza, contenuti e strumenti di collaborazione.
Anche l’AI diventerà un elemento centrale della differenziazione, ma non necessariamente attraverso l’inserimento di funzioni generiche. Per convincere consumatori e organizzazioni a sostituire un tablet ancora funzionante serviranno casi d’uso chiari: elaborazione di documenti, trascrizione, traduzione, creazione di contenuti, supporto alla didattica e automazione dei flussi operativi.
L’esecuzione locale dei modelli richiede tuttavia processori più potenti, memoria e capacità di archiviazione. Di conseguenza, proprio le funzioni utilizzate per rilanciare la domanda possono aumentare il costo dei dispositivi e rafforzare lo spostamento verso l’alto del mercato.
Per le imprese, il valore potrebbe emergere soprattutto nei processi sul campo. Manutenzione, logistica, sanità, retail e servizi pubblici utilizzano già tablet per raccogliere dati, consultare applicazioni e interagire con sistemi centrali. In questi ambiti, l’integrazione con piattaforme cloud e applicazioni verticali conta più della singola specifica tecnica.
Chromebook, la crisi dell’education pesa sui volumi
Le stesse tensioni stanno colpendo i Chromebook, categoria strettamente collegata alla scuola e agli acquisti istituzionali. Nel secondo trimestre le consegne sono scese dell’8,6%, a 5,4 milioni di unità. La memoria rappresenta una quota particolarmente rilevante del costo dei modelli budget, rendendo difficile assorbire i rincari senza compromettere la redditività.
Lenovo ha conservato la leadership con 1,76 milioni di dispositivi, in calo del 2,8%. Acer ha superato Hp conquistando il secondo posto, mentre Asus è cresciuta del 66,2%, sostenuta dal programma scolastico giapponese Giga 2.0, dal ciclo di rinnovo K-12 negli Stati Uniti e dalla preparazione delle vendite back-to-school. Dell ha invece registrato una flessione del 47,1%.
Oltre alla pressione sui componenti, pesa il confronto con un secondo trimestre 2025 caratterizzato da importanti implementazioni nel settore education. La conclusione della prima fase di alcuni progetti e il rinvio di forniture già concordate hanno ridotto i volumi.
Per scuole e amministrazioni pubbliche, il problema non riguarda soltanto il prezzo dei dispositivi. Ritardi e minore disponibilità possono incidere sulla programmazione didattica, sulle gare e sui tempi di sostituzione delle flotte. Diventano quindi più importanti la pianificazione pluriennale, la manutenzione, l’estensione del ciclo di vita e la capacità di gestire parchi hardware eterogenei.
Un mercato più piccolo, ma non marginale
Omdia prevede che la debolezza prosegua nella seconda parte del 2026. La disponibilità limitata dei tablet economici e la propensione dei consumatori a rinviare gli acquisti davanti a prezzi più alti continueranno a frenare le consegne. L’eventuale rallentamento dell’inflazione dei componenti non si tradurrà inoltre in un’immediata riduzione dei listini: nel mercato Pc, la società di analisi ritiene che gli aumenti accumulati a monte continueranno a riflettersi sui prezzi finali e che memorie e storage non torneranno a costare meno entro la fine dell’anno.
La contrazione non equivale però alla perdita di rilevanza della categoria. I tablet sono ormai stabilmente presenti nelle famiglie, nella scuola e in numerosi processi aziendali. Possono inoltre assorbire alcune funzioni dei Pc tradizionali, soprattutto quando mobilità, autonomia e interazione tattile sono più importanti della potenza di calcolo.
Il punto è che la fase della crescita sostenuta dai grandi volumi e dai modelli a basso costo appare destinata a lasciare spazio a una competizione basata sul valore. I produttori dovranno scegliere dove investire, i distributori gestire scorte più costose e gli acquirenti valutare con maggiore attenzione durata, servizi e costo complessivo.
Il calo del secondo trimestre indica dunque qualcosa di più di una battuta d’arresto ciclica. Mostra come la pressione generata dall’Ai sulla filiera dei semiconduttori stia ridisegnando anche i mercati apparentemente più distanti dai data center. Per il tablet, il futuro passa da una fascia premium più forte, da applicazioni professionali concrete e dalla capacità di trasformare il dispositivo in un punto di accesso stabile a servizi ed ecosistemi digitali.



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