L'INDAGINE FEDERMECCANICA

Metalmeccanica, in forte aumento investimenti 4.0 ma manca manodopera

Il 68% delle imprese prevede un rialzo della spesa hi-tech da qui a 6 mesi, un terzo per progetti di digital transformation. Ma il 22% non trova professionisti adeguati. Produzione sotto stress a causa dei costi di energia e materie prime

15 Set 2022

Patrizia Licata

giornalista

Federmeccanica investimenti

I computer, insieme a radio Tv e strumenti medicali e di precisione, sono il segmento a più alta crescita per l’industria metalmeccanica italiana nel primo semestre 2022, con un robusto +7,4%. Il settore prosegue lungo il percorso della digitalizzazione, con il 21,7% delle imprese che progetta investimenti nelle tecnologie di Industria 4.0. Ma è allarme competenze digitali: tutte le aziende del settore faticano a trovare manodopera e nel 22% dei casi si tratta di profili legati alle mansioni hitech. Lo rivelano i dati della 163ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica.

Nella prima metà dell’anno gli andamenti della produzione sono fortemente differenziati nei diversi comparti. Hanno il segno più anche la produzione di macchine e apparecchi meccanici (+2,5%) e degli altri mezzi di trasporto (+1,4%); di contro, sono diminuite le attività della metallurgia (-3,6%), le fabbricazioni di autoveicoli e rimorchi (-3,0%), di macchine e apparecchi elettrici (-2,5%) e di prodotti in metallo (-2,4%).

Nel complesso l’attività produttiva metalmeccanica si conferma sugli stessi livelli del primo semestre del 2021 e sostanzialmente in linea con i risultati del primo semestre del 2019 (-0,1%). Ma il mese di giugno 2022 è negativo (con un calo della produzione del -3,2% rispetto a maggio) e pesano le ripercussioni della guerra in Ucraina, col rischio di minare la futura capacità di investire.

Investimenti in Industria 4.0

Fra i tre focus dell’indagine uno tocca proprio limpatto dell’attuale fase economica sull’attività di investimento delle imprese metalmeccaniche. Al momento il 68% prevede di attuare forme di investimento nei prossimi sei mesi.

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Nel 24% dei casi, gli investimenti saranno destinati ad accrescere il capitale fisso (capannoni, macchinari ecc.), mentre il 21,7% prevede di realizzare investimenti in tecnologia e digitalizzazione (es. Industria 4.0) e il 19,6% in formazione, il 17,2% in sostenibilità ambientale e  risparmio energetico e il 16,6% in ricerca e sviluppo.

Mancano i professionisti del digitale

Un altro approfondimento è dedicato alle competenze e alle difficoltà di reperimento di manodopera per le aziende metalmeccaniche. Sono problematiche evidenziate da più di sette imprese su dieci (71%), una percentuale di gran lunga superiore al 56% ottenuto nell’analoga rilevazione svolta a giugno 2021.

Per il 46,1% del campione le competenze difficili da trovare sono quelle tecniche di base/tradizionali, mentre il 22% degli imprenditori segnala difficoltà a trovare competenze tecnologiche avanzate/digitali e quelle trasversali (ad esempio la capacità di risolvere problemi, prendere decisioni, lavorare in gruppo, comunicazione e autonomia).

Il terzo focus è stato dedicato ai rincari dei prezzi delle materie prime e dell’energia, che hanno determinato un impatto significativo sui costi di produzione nel 79% delle imprese. Il 53% delle imprese sta risentendo delle ripercussioni del conflitto russo-ucraino: il 54% prevede una contrazione dell’attività produttiva, il 4% corre il rischio di doverla interrompere e il 12% prospetta la riduzione dell’attività di investimento.

Automotive messo in difficoltà dalle transizioni gemelle

“Ci sono tanti segnali nella nostra indagine e tutti sono contrastanti”, ha commentato Stefano Franchi, Direttore Generale Federmeccanica. “Abbiamo risultati positivi della produzione industriale nel secondo trimestre con peggioramento però nell’ultimo mese, ed un dato complessivamente negativo se confrontato con lo scorso anno. Abbiamo ancora imprese che prevedono di aumentare l’occupazione ma aumentano le aziende che fanno fatica a trovare i profili che servono. Esistono e resistono, evidentemente, problemi strutturali nel nostro Paese. Abbiamo comparti in lieve crescita e settori in evidente difficoltà come l’automotive, toccato da problemi congiunturali e nel bel mezzo di una complessa transizione tecnologica ed ecologica. È pertanto necessaria una politica industriale organica che consenta di cogliere le opportunità che ci sono e di affrontare i problemi che emergono nell’interesse generale”.

Stiamo navigando in acque molto agitate per effetto, tra le altre cose, dell’onda lunga determinata dall’incremento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici”, ha dichiarato Diego Andreis, Vice presidente Federmeccanica. “Servono scelte forti di politica energetica all’interno di una più ampia politica industriale che possa ridare respiro alla competitività delle imprese, consentendo di alimentare e aumentare gli investimenti. Si tratta di investire non solo nel futuro di un’azienda, ma nel futuro del Paese”.

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