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Micron, Castellucci: “Centrato l’obiettivo zero esuberi”

Il numero uno della multinazionale della microelettronica in Italia illustra a CorCom il ricollocamento degli ultimi dodici lavoratori in cassa integrazione: saranno assegnati all’area ricerca e sviluppo. No comment sull’opa cinese da 23 miliardi: “Per noi è un rumor”

15 Lug 2015

Antonello Salerno

“Si è trattato di una ristrutturazione ‘strutturale’, che aveva l’obiettivo di riallineare Micron in Italia agli obiettivi strategici della compagnia. Il punto di partenza era di 419 esuberi. L’accordo raggiunto il 9 aprile 2014 è stato un punto di svolta, e oggi siamo in grado di annunciare di aver raggiunto l’obiettivo degli zero esuberi. Un obiettivo che tutte le parti presenti a quel tavolo si erano dato, ognuno per la propria parte di responsabilità, e che siamo soddisfatti di aver raggiunto”. A parlare è Raimondo Castellucci, Senior Director of General Administration di Micron Semiconductor Italia (nella foto lo stabiimento di Vimercate), che spiega a CorCom l’ultimo atto della vertenza. Quanto all’Opa che sarebbe stata lanciata sulla multinazionale dal gruppo cinese Tsinghua Unigroup, nessun commento dai vertici italiani dell’azienda, in linea con la scelta fatta a livello centrale: “Per noi è un rumor”, afferma Castellucci.

Castellucci, come saranno ricollocati gli ultimi dodici esuberi?

Abbiamo deciso di riassegnarli ad attività a supporto delle nostra attività di ricerca e sviluppo tecnologico, che opera ad Agrate Brianza. Il 21 scadrà la cassa integrazione straordinaria, e a quel punto procederemo con il reintegro. Manca ancora un ultimo passaggio formale, probabilmente all’inizio della prossima settimana, al Ministero del Lavoro con le parti coinvolte, che sancirà la fine della procedura.

Quali sono le sue valutazioni finali su questa vertenza?

Fin dall’inizio abbiamo messo tutto il nostro impegno a gestire la ristrutturazione in modo che ne risultasse un impatto il più possibile contenuto sul personale coinvolto. Andiamo a chiudere un risultato importante, per il quale mi fa piacere sottolineare il senso di responsabilità sociale di questa compagnia. Siamo una multinazionale, a volte è difficile accettare le diversità di approccio culturale al mondo del lavoro nei diversi paesi. Ma da parte nostra l’impegno fin dall’inizio è stato quello di gestire la vertenza con tempi, metodi e strumenti che permettessero di minimizzare l’impatto. E vorrei aggiungere che il traguardo è stato raggiunto con l’impegno di tutte le parti: i ministeri coinvolti, il Governo, i sindacati e il partner industriale.

Qual è l’unicità di questo accordo rispetto alla gestione delle crisi aziendali in Italia?

Credo che segni un punto di svolta importante. Ristrutturazioni come quella che abbiamo affrontato e appena concluso in Italia possono trascinarsi per anni. Noi avevamo l’obiettivo di gestire tutto in tempi brevi e secondo una roadmap precisa, e ci siamo riusciti anche mettendo in campo strumenti innovativi, sempre nel pieno rispetto delle procedure. E’ vero che all’inizio si è registrata qualche tensione, ma è anche vero che ne siamo venuti a capo con il massimo senso di responsabilità da parte di tutti. L’altra novità è stato l’utilizzo convergente di tutti gli strumenti a disposizione, dalla cassa integrazione straordinaria all’incentivazione all’esodo, dalla possibilità di ricollocare il personale tramite trasferimenti di sede, fino all’impegno dell’azienda nell’outplacement.

Come esce l’azienda da questa fase di ristrutturazione?

Micron in Italia è oggi in una posizione migliore per poter contribuire agli obiettivi della compagnia. Svolgiamo le attività a monte della catena del valore: ricerca e sviluppo, progettazione, sviluppo delle tecnologie di memoria emergenti. Non operando in aree che richiedono investimenti di capitali elevati, il valore aggiunto delle attività italiane sarà sempre più nel contributo delle competenze e del capitale umano, mentre la produzione è sempre più spostata nell’area Asia-Pacifico. Per l’Italia è un’opportunità importante.

Come si inseriscono le attività italiane nel quadro delle possibilità di sviluppo del settore in Europa?

L’Europa è un mercato importante, anche se non conta sulle dimensioni di quello asiatico. Ha i suoi punti di forza, che sono l’automotive, le applicazioni industriali, e alcuni player importanti a livello customer. Può giocare un ruolo centrale se saprà mantenere il focus sui settori dove ha dimostrato storicamente di avere del talenti.

Il futuro si gioca molto sulle applicazioni e sui sistemi di memoria, aree dove potrebbero venire fuori applicazioni e nuovi player. Chi avrebbe immaginato soltanto fino a pochi anni fa che una società come Facebook sarebbe diventata cliente di un’industria di semiconduttori? Eppure oggi succede, perché queste aziende producono i propri sistemi di storage, ed è la dimostrazione dei profondi cambiamenti che stanno attraversando il nostro mondo. Dai Big Data al Machine to Machine all’Internet of Everything, è scommettendo su un nuovo approccio all’innovazione, sull’attenzione alla cultura della tecnologia, sullo sviluppo delle competenze adeguate si giocherà lo sviluppo in questo campo dell’Europa e del nostro Paese.