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LA SENTENZA

Groupon deve 83 milioni di $ a Ibm. Fine della “saga” dei brevetti

La Corte del Delaware ha dato ragione a Big Blue mettendo fine ad una controversia partita nel 2016. Secondo la giuria, la società di coupon online ha utilizzato la tecnologia di e-commerce senza autorizzazione dopo un periodo di prova di due settimane

30 Lug 2018

Giorgia Pacino

La violazione dei brevetti è stata “intenzionale”. La Corte del Delaware ha dato ragione a Ibm nella guerra di licenze proprietarie che la opponeva a Groupon. Secondo la giuria, quest’ultima ha utilizzato la tecnologia di e-commerce brevettata da Ibm senza autorizzazione dopo un periodo di prova di due settimane. La società di coupon online è stata perciò condannata a pagare 83 milioni di dollari.

La controversia risale al 2016. Big Blue aveva chiesto un risarcimento di 167 milioni di dollari, lamentando la violazione di quattro brevetti relativi a tecnologie fondative di e-commerce. Due dei brevetti riguardano Prodigy, tecnologia sviluppata da Ibm negli anni Ottanta che descrive un sistema di visualizzazione di applicazioni e annunci pubblicitari ed è in grado di ridurre il carico di lavoro dei server. Per la corte, la violazione “intenzionale” messa in atto da Groupon consente a Ibm di rivolgersi a un altro giudice per chiedere che siano riconosciuti e risarciti ulteriori danni.

Ibm investe quasi 6 miliardi di dollari l’anno in ricerca e sviluppo, producendo innovazioni per la società”, scrive in una nota il portavoce di Big Blue Douglas Shelton. “Ci affidiamo ai nostri brevetti per proteggere le nostre innovazioni. Siamo contenti del verdetto della giuria”. Nel 2017 Ibm ha generato entrate per circa 1,2 miliardi di dollari dalle sue attività di licensing. La società ha registrato più brevetti di qualsiasi altra impresa negli ultimi 25 anni. Per gli stessi brevetti oggetto della contesa, Amazon, Facebook, Google, LinkedIn e Twitter hanno pagato ciascuno tra i 20 e i 50 milioni di dollari come parte di accordi di cross-licensing per avere accesso al portafoglio brevetti di Ibm.

“Continuiamo a credere che non violiamo alcun brevetto Ibm valido”, è la risposta del portavoce di Groupon, Bill Roberts. In giudizio, la società di e-commerce ha sostenuto che Ibm avrebbe esteso in modo eccessivo la reale portata dei suoi brevetti, arrivando a rivendicare la proprietà di interi blocchi costitutivi di Internet. “Nella misura in cui questi brevetti abbiano un qualche valore – cosa che non crediamo – il valore è molto inferiore a quello che la giuria ha assegnato”, ha concluso Roberts.

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