WALL STREET

Soffre il Nasdaq, mai così male dal 2016

L’annuncio del presidente della Federal Reserve sul rialzo dei tassi di interesse ha fatto affondare l’indice dei titoli tecnologici. E si tratta del settimo ribasso consecutivo in poche settimane

07 Set 2022

Domenico Aliperto

Borsa di Londra
London Stock Exchange Group

Il Nasdaq Composite ha registrato la settima seduta consecutiva in ribasso (-0,74%). È la serie negativa più lunga dal 2016, mentre per lo S&P 500 e il Dow Jones si tratta della sesta seduta in calo su sette. A risentirne sono stati praticamente tutti i titoli tecnologici. Solo otto aziende sono risultate in positivo sul Dow Jones, a partire da Visa (+0,44%), mentre Intel ha perso addirittura il 2,7%.

Anche Apple retrocede, nonostante la crescita nell’advertising

Anche Apple è in calo dello 0,8%, nonostante uno studio pubblicato da Appsumer abbia mostrato che Cupertino sta crescendo nel settore degli annunci pubblicitari digitali, a scapito del duopolio Google-Facebook. Inoltre, secondo un articolo del Financial Times, Apple sta puntando a un’espansione del proprio team dedicato alla pubblicità online. Citando una nota di Evercore Isi, il quotidiano sostiene che il guadagno di Apple dalla pubblicità digitale potrebbe salire a 30 miliardi all’anno entro quattro anni; secondo Evercore, Apple avrebbe guadagnato dalla pubblicità digitale circa 5 miliardi di dollari nel 2021.

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La Mela ha però sofferto dopo che Cvs Health, la società a cui fa capo Cvs Pharmacy – la più grande catena di farmacie negli Stati Uniti – ha comunicato di aver raggiunto un accordo per l’acquisto di Signify Health per 30,50 dollari in contanti per azione, per una valutazione della transazione di circa 8 miliardi di dollari, battendo la proposta di Cupertino.

La prospettiva di medio termine

La performance è per buona parte dovuta alle parole del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sulla necessità per la Banca centrale di proseguire con decisi rialzi dei tassi d’interesse per frenare l’inflazione, anche a costo di “sofferenze” per aziende e famiglie; non intervenire, infatti, causerebbe ancor più danni, ha spiegato.

Alla prossima riunione del 20-21 settembre, il Fomc – il braccio di politica monetaria della Fed – deciderà probabilmente di alzare i tassi di 75 punti base per la terza volta consecutiva. Ma secondo il segretario al Lavoro statunitense, Marty Walsh, “la mancanza di lavoratori è un problema maggiore dell’inflazione”.

Tuttavia per Goldman Sachs, l’economia degli Stati Uniti è sulla strada per un “atterraggio morbido”: “anche se prevediamo ancora che ci sia una possibilità su tre che una (lieve) recessione possa iniziare durante il prossimo anno – si legge in una nota ai clienti – vediamo alcuni segnali incoraggianti sul fatto che l’economia si stia muovendo” in quella direzione. Ieri, i dati hanno mostrato un’economia in salute: l’Ism servizi, l’indice che misura la performance del terziario negli Stati Uniti, è cresciuto ad agosto dai 56,7 punti di luglio a 56,9, contro attese per un calo a 55,4.

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