Net neutrality, levata di scudi delle web companies contro la Fcc - CorCom

LA PROTESTA

Net neutrality, levata di scudi delle web companies contro la Fcc

Oltre 100 Internet companies scrivono una lettera alla Federal Communications Commission: “L’open Internet è sotto minaccia”

08 Mag 2014

Patrizia Licata

Il presidente della Federal Communications Commission americana Tom Wheeler ha sollevato un polverone con le sue proposte sulla net neutrality, tanto che persino all’interno della Commissione si cominciano a far sentire le critiche.

Le aziende di Internet sono già sul piede di guerra da quando le proposte sono state rese note: più di 100 web companies hanno mandato una lettera alla Fcc dicendosi “allarmate” dalle regole che la Commmissione sta valutando e lanciando un appello perché sia meglio protetta la natura aperta del web. Ora anche due commissari si sono detti dubbiosi sulle regole proposte dal loro presidente.

In particolare, Jessica Rosenworcel ha affermato in un discorso tenuto ieri e riportato dalla rivista Time di essere “seriamente preoccupata” dal progetto di Wheeler e ha chiesto alla Fcc di rinviare il voto sulle norme della net neutrality, previsto per la prossima settimana, per avere più tempo per discutere ed eventualmente modificare la proposta del chairman. Alla Rosenworcel ha fatto eco sul suo blog la collega della Commissione Mignon Clyburn, anche lei perplessa dalla visione che Wheeler ha della neutralità della rete.

Come noto, la proposta di Wheeler permetterebbe ai fornitori della banda larga di accordarsi con le aziende di Internet per dar loro un trattamento preferenziale — definita anche come “paid prioritization” — sull’ultimo miglio. I paladini dell’open Internet sostengono che in questo modo si creerebbero delle corsie veloci sul web contro ogni principio della net neutrality perché si avvantaggerebbero le grandi aziende con molte risorse a scapito delle start-up e delle società più piccole.

“Stando a quanto riportato dai media, la Commissione intende proporre delle regole che permetterebbero alle aziende telefoniche e del cavo che sono Internet service provider di discriminare sia dal punto di vista tecnico che economico le Internet companies e imporre nuove tariffe su di esse”, si legge nella lettera delle tech companies. “Ciò rappresenterebbe una grave minaccia a Internet”.

La lettera è stata firmata da aziende del calibro di Amazon, Dropbox, Ebay, Facebook, Foursquare, Google, LinkedIn, Microsoft, Netflix, Twitter e Yahoo, oltre che da decine di start-up della rete.

Wheeler per il momento non si è lasciato scomporre dall’opposizione interna o da quella della Silicon Valley: “Il voto si terrà come previsto la prossima settimana”, ha fatto sapere tramite un portavoce; “andare avanti con le regole proposte darà modo agli americani di mandare i loro commenti e intanto ci porteremo più vicini a mettere delle regole nero su bianco per proteggere consumatori e imprese online”.

Il voto della prossima settimana comunque non comprende le nuove regole ma servirebbe solo ad approvare quello che viene chiamato “notice of proposed rulemaking” (Nprm), cioè una prima notifica di una normativa futura, e ad aprire le porte al pubblico dibattito sulla bozza di proposta, che può da quel momento ricevere commenti ed essere revisionata. Secondo il Time, se Wheeler capirà di non avere la maggioranza (almeno tre voti a suo favore sui cinque commissari) per approvare l’Nprm, potrebbe decidere alla fine di rimandare il voto.