INTERNET

Net neutrality, traballa la riforma della Fcc

L’approvazione delle nuove regole è in calendario per giovedì. Ma il pressing delle tech company e di alcuni senatori pare avere avuto effetto. La proposta sulla corsia preferenziale a pagamento per l’Internet veloce potrebbe subire forti modifiche. E la Fcc si starebbe preparando per una consultazione pubblica

13 Mag 2014

Patrizia Licata

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La Federal Communications Commission (Fcc) americana sarebbe pronta a fare un passo indietro nelle sue proposte di regole sulla net neutrality che hanno già sollevato una tempesta di critiche negli Stati Uniti, con tanto di defezioni all’interno della stessa Fcc e una lettera firmata da 90 tech companies, tra cui Google, Facebook, Microsoft e Amazon, che vedono Internet minacciato da un progetto che potrebbe creare due corsie in cui i contenuti viaggiano a velocità ben diverse.

Se adottata nella forma proposta inizialmente, le regole messe nero su bianco dal presidente della Fcc Tom Wheeler (e che verranno votate giovedì) permetterebbero alle Telco di offrire ai fornitori di servizi online come Netflix e Amazon connettività migliore pur se a condizioni che dovranno essere “commercialmente ragionevoli”, pagando di più per un Internet “più veloce” (“paid prioritization”). Il timore di chi si oppone a questa visione è che si crei così una corsia preferenziale per gli Ott desiderosi o in grado di pagare; gli altri arrancherebbero nella corsia lenta.

Wheeler ha già replicato alle aziende hitech lo scorso venerdì dicendosi impegnato a preservare la net neutrality. “Userò ogni mio potere per impedire che Internet si divida tra chi può e chi non può”, ha detto Wheeler. Ma anche il governo lo ha messo sotto pressione: 11 senatori hanno firmato una dichiarazione nella quale si afferma che l’introduzione si un servizio a pagamento viola il principio di un Internet a disposizione di tutti.

Anche per questo il chairman della Fcc sarebbe adesso disposto a fare di più che una dichiarazione rassicurante. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Wheeler lascerebbe intatto l’approccio di base ma cambierebbe in parte la terminologia della sua bozza per chiarire meglio che la Fcc passerà al vaglio ogni accordo per assicurarsi che i fornitori della banda larga non mettano in una posizione di svantaggio le aziende che non pagano per la connettività “più veloce”. Inoltre, Wheeler sarabbe pronto ad accettare i commenti delle parti interessate (aziende, associazioni dei consumatori) sui tanto criticati accordi di “paid prioritization”, per capire se vadano del tutto vietati, o se debba essere vietato ai grandi fornitori della banda larga di stringere tali accordi con certe società dei contenuti a condizioni diverse da quelle offerte a società più piccole.

Come nota oggi il Corriere della Sera, l’errore di Wheeler è stato accreditare l’immagine di una corsia veloce per chi ha bisogno di più capacità e può pagarla. In linea di principio non si tratta di un provvedimento illogico: grandi carrier telefonici come Verizon, per esempio, notano che già oggi Netflix da sola occupa il 30% della loro capacità di trasmissione ed è naturale che paghi di più per questo consumo massiccio. Ma parlare di corsia veloce fa automaticamente pensare che esista anche una corsia lenta, quella gratuita. Convincere aziende e consumatori che non è così non è facile, ma è per questo che Wheeler potrebbe spingere per la riclassificazione del broadband Internet come “public utility”, al pari di acqua e luce: in tal caso i poteri regolatori della Fcc sarebbero maggiori e così anche il controllo sull’effettivo rispetto della net neutrality. Ma anche qui il percorso è in salita, perché le resistenze all’intervento pesante della regolamentazione è forte negli Stati Uniti, soprattutto da parte delle Telco che temono un blocco a innovazione e investimenti.