Pagamenti digitali, l’affondo di Draghi: multe agli esercenti che rifiutano transazioni via Pos - CorCom

IL PIANO

Pagamenti digitali, l’affondo di Draghi: multe agli esercenti che rifiutano transazioni via Pos

Roadmap quinquennale per ridurre del 15% l’evasione fiscale con sanzioni per chi non consente l’utilizzo dei dispositivi elettronici. Nella riforma anche un pacchetto di misure per spingere l’adozione del cloud nella PA e per le nuove competenze Ict. Si parte dalla revisione dei percorsi Its e delle lauree

11 Ago 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

Ridurre del 15% l’evasione fiscale facendo leva anche sui pagamenti elettronici: questa una delle misure contenute nel piano di riforme a cui lavora il Governo Draghi. Oltre 60 le azioni previste di cui oltre una ventina da attuare già entro l’anno. Riguardo alla partita dei pagamenti digitali la sfida passa attraverso l’utilizzo dei Pos: sono previste sanzioni per gli esercenti che si rifiutano di accettare i pagamenti con l’uso dei dispositivi elettronici.

Il Governo Draghi punta a inasprire i controlli e le multe per spingere l’adozione e l’effettivo utilizzo. Una misura che fa seguito allo stop del piano cashback del Governo Conte. Plaude alla misura il Codacons: “In Italia c’è una situazione paradossale, ancora oggi numerosi negozianti in tutta Italia,  pur possedendo il Pos, impediscono ai clienti di pagare con moneta  elettronica, consapevoli che non andranno incontro ad alcuna multa”.

Il Programma di riforme prevede anche tre anni di spending review, tra il 2023 e il 2025, per finanziare riforme come quella fiscale. tasse. Ed entro l’anno arriverà un pacchetto di misure relative all’ampliamento della rete ferroviaria e della sicurezza dei ponti, dalla riforma delle classi di laurea al biometano pulito passando per la spinta all’adozione del cloud nella PA con norme votate al “Cloud first” e tecnologie informatiche (Ict) nella PA.

Lavoro, focus sulle competenze digitali

Entro l’anno arriverà la riforma delle politiche attive del lavoro, dai centri per l’impiego alla Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol) che dovrebbe riguardare 3 milioni di disoccupati e formarne 800mila entro il 2025. Nel 2022 è atteso il piano contro il lavoro sommerso, per ridurne l’incidenza del 2%.
il ministero dell’Università dovrà approvare entro l’anno una legge per incentivare i privati. In cantiere anche la riforma delle classi di laurea, la riforma delle lauree abilitanti e dei dottorati. La scuola vedrà riformati anche gli istituti tecnici e professionali e l’intero sistema dell’istruzione cambierà (tra il 2022 e il 2023) sia per migliorare i risultati, sia per “adeguare il numero di alunni per classe”.

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Riforma fiscale e legge sulla concorrenza

Per accompagnare e velocizzare la realizzazione delle opere è prevista una fitta attività normativa. A tal proposito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli ha già inviato ai ministri una roadmap degli interventi divisi per ministero evidenziando la necessità di rispettare i tempi e “il programmato e approfondito esame delle riforme”. In agenda per settembre due interventi fondamentali: la legge sulla concorrenza e la delega fiscale. Sulla concorrenza è prevista una legge ogni anno, da qui al 2024, per aumentar  le gare degli appalti per servizi pubblici locali (a partire da rifiuti e trasporti) ed evitare “l’ingiustificata proroga delle concessioni” agli operatori storici per porti, autostrade, idroelettrico. Per l’energia l’obiettivo è attivare 33 milioni di contatori intelligenti di seconda generazione entro il 2025.

Riguardo alla riforma fiscale – che non è fra quelle vincolanti ai fini del Pnnr – sarà necessario mettere in campo diversi miliardi non in deficit e la questione potrebbe dipendere anche dalla spending review. Quanto alla riscossione si punta a “incentivi mirati ai consumatori” e “sanzioni amministrative effettive” a chi rifiuti “il pagamento elettronico”. L’obiettivo è ridurre del 15% nel 2024 rispetto al 2019 la “propensione all’evasione” di tutte le imposte (tranne accise e Imu); portare a 2,3 milioni le dichiarazioni Iva precompilate entro giugno 2023 e aumentare del 40% le “lettere di conformità” entro il 2024, con un 30% in più di gettito. Si punta a ridurre a 30 giorni (60 per la sanità) i pagamenti della PA.

Il ministero dell’Economia è impegnato già quest’anno a redigere entro il 31 dicembre, “una relazione per orientare le azioni del governo volte a ridurre l’evasione fiscale dovuta alla omessa fatturazione, in particolare nei settori più esposti all’evasione fiscale, anche attraverso incentivi mirati per i consumatori”. Entro giugno 2022 dovrebbero poi arrivare norme per “incoraggiare il rispetto degli obblighi fiscali (tax compliance) e migliorare gli audit e i controlli”.

Agenzia delle entrate: 4113 assunzioni, focus sulle banche dati informatiche

La riforma prevede anche il potenziamento dell’organico dell’Agenzia delle entrare con 4113 persone in più entro giugno 2024 per attuare le previste misure, tra cui: la creazione della banca dati e dell’infrastruttura informatica dedicata per il rilascio della dichiarazione precompilata Iva; il miglioramento della qualità della banca dati per le comunicazioni per l’adempimento spontaneo (cosiddette “lettere di compliance”), anche al fine di ridurre l’incidenza di falsi positivi (-5% entro il 2022), aumentando gradualmente il numero di comunicazioni inviate ai contribuenti (nel 2022 20% in più del 2019 e nel 2024 40% in più); il completamento del processo di pseudonimizzazione e analisi dei big data nell’intento di rendere più efficaci l’analisi del rischio inerente alle selezioni dei contribuenti da sottoporre a controllo.

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