L'INTERVISTA

Pasculli (NFon): “Il cloud leva anti-crisi, ma serve un procurement al passo

Il managing director: “L’emergenza sanitaria ha stravolto i modelli di business di molte aziende. Ora la sfida è valorizzare nel lungo periodo la trasformazione messa in atto”

14 Apr 2020

Federica Meta

Giornalista

L’emergenza Coronavirus ha traghettato molte imprese, anche quelle più resistenti all’innovazione, verso il digitale e verso l’adozione repentina di sistemi di smart working. Se questa trasformazione può essere messa a regime, e dunque a valore, anche nel post-emergenza ne parliamo con Marco Pasculli, managing director di Nfon, fornitore di servizi cloud di telefonia professionale e contact center.

Pasculli, voi avete un osservatorio privilegiato su questa “migrazione”. Cosa sta succedendo tra le imprese?

Molte aziende sono state costrette ad adottare velocemente soluzioni che garantissero la continuità operativa anche durante l’emergenza sanitaria, come appunto i servizi cloud per la telefonia e il contact center. Abbiamo rilevato che ci sono già molte aziende già pronte all’utilizzo perché avevano fatto degli investimenti al riguardo già in passato. Ma c’è anche una fetta non banale di imprese dove i servizi digitali avanzati non sono presenti.

In questo secondo caso cosa è successo?

Tipicamente, queste imprese hanno utilizzato i servizi gratuiti “tampone” messi a disposizione tramite l’iniziativa “Solidarietà digitale” a cui ha aderito anche NFON: soluzioni chiavi in mano, ma standardizzate, che vanno bene nell’emergenza ma non nel medio-lungo periodo quando le esigenze organizzative delle imprese riemergeranno. In quella fase serviranno soluzioni su misura.

Quindi lei crede che anche una volta passata l’emergenza le aziende riusciranno a valorizzare quanto strutturato oggi per cause di forza maggiore?

L’emergenza sanitaria ha sicuramente contribuito a mostrare la corda di parecchi modelli di business, mettendo violentemente in discussione soprattutto l’organizzazione del lavoro. Credo che tutti gli imprenditori dovranno fare i conti con questo e dunque immaginare un futuro più orientato all’uso diffuso del digitale.

Le vostre soluzioni sono cloud based. Qual è il valore aggiunto per i clienti che le adottano?

In primis la convenienza economica: paghi quello che usi. Diversamente, quindi, da quanto succede con un investimento in una infrastruttura fisica che richiede impegni continui sul fronte della gestione e della manutenzione. Si tratta di una modalità che conviene alle aziende di ogni grandezza e settore, che possono liberare risorse da investire nel loro business piuttosto che nei servizi. Ne sono un esempio Cloudya, il nostro centralino virtuale, e NContactCenter il call center cloud based. Si tratta di soluzioni particolarmente indicate nello scenario economico contemporaneo in cui la flessibilità e l’assenza di vincoli nella comunicazione rappresentano un vantaggio competitivo per le aziende.

In che senso?

Pensiamo a un call center. La sua attività è strettamente legata alla stagionalità del business: prima di Natale, tipicamente, i flussi di chiamate sono maggiori rispetto ad agosto. L’azienda ha dunque il problema di dimensionare questo traffico. Le nostre soluzioni consentono in maniera flessibile di utilizzare il numero di agenti che serve in un determinato momento.

Una delle vostre caratteristiche è l’integrazione delle soluzioni con Microsoft Teams. In cosa consiste?

Abbiamo lanciato Nvoice per Microsoft Teams, la combinazione di due piattaforme di comunicazione in un’unica offerta: Microsoft Teams e Cloudya. Con Nvoice per Teams diventiamo l’operatore telefonico dei clienti Microsoft, forniamo i necessari servizi SBC in cloud e gestiamo le numerazioni e il traffico telefonico. Completiamo inoltre le funzionalità telefoniche di Teams con i più avanzati servizi della nostra piattaforma e permettiamo alle aziende la rimozione del tradizionale centralino.

Il cloud dunque è la chiave di volta per l’innovazione del sistema Paese.

Certamente. Ma lo è nella misura in cui le aziende si rivolgono a un fornitore affidabile. Oggi fare cloud è piuttosto semplice, non è però facile realizzare servizi sicuri e performanti. Perché sono necessarie architetture sofisticate e ridondanti che non sono alla portata di tutti. Quindi bisogna affidarsi a provider di fascia alta se si vuole non solo ampliare, ma anche proteggere il business.

Il decreto decreto Cura-Italia, istituisce un percorso semplificato, senza bandi di gara, per permettere alle PA di attivare rapidamente servizi digitali e facilitare l’adozione dello smart working, dando priorità a piattaforme SaaS. Come giudica questa scelta?

Molto positivamente perché potrebbe dare una spinta importante al processo di digitalizzazione e di sburocratrizzazione della pubblica amministrazione che è una importante leva di innovazione per il sistema Paese. Dal nostro punto di vista potrebbe essere anche uno stimolo ad ampliare le convenzioni di acquisto Consip verso un modello ampliamente utilizzato dalla Pubblica Amministrazione in tutta Europa.

Ovvero?

Attualmente le PA trovano serie difficoltà ad accedere a servizi telefonici professionali in cloud perché non c’è la convezione. Ancora oggi, un’amministrazione interessata a evolvere il proprio sistema di comunicazione è obbligata ad acquistare un nuovo centralino oppure usufruire dei Servizi di Pubblica Connettività (SPC) che consentono il pagamento a noleggio di un servizio VoIP gestito remotamente. L’emergenza sanitaria, che sta modificando i modelli di procurement, insieme a una normativa più al passo con l’evoluzione tecnologica e alle richieste di semplificazione e di PA e imprese, può imprimere una svolta importante.

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