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Patterson (BT): “Nel 2025 tutte le case in ultrabroadband”

Il 90% degli edifici Uk già raggiunti dalla fibra, più del 95% nel 2017, annuncia il ceo. Convergenza dei servizi Tlc, banda ultralarga e investimenti nelle scuole i pilastri della trasformazione digitale attesa per il 2016

28 Dic 2015

Patrizia Licata

Il 2016 sarà un anno di svolta per la trasformazione digitale della Gran Bretagna, una pietra miliare che rirchiederà investimenti nelle scuole per promuovere la cultura e l’alfabetizzazione tecnologica. Lo scrive il Ceo del gruppo BT Gavin Patterson
 sulle pagine del Sunday Telegraph.



“La Gran Bretagna non ha bisogno solo di investimenti in 
infrastrutture digitali, dobbiamo investire anche nelle competenze che servono a usarle”, afferma Patterson.

Uno degli elementi che segnerà la maturità della rivoluzione digitale in Uk nel 2016 sarà l’affermazione della “convergenza”, di cui i consumatori avvertiranno i pieni benefici, secondo Patterson. “Fino a poco tempo fa, era frequente avere provider diversi per i servizi di telecomunicazione fissa o mobile, la banda larga, la Tv. Ora questo sta cambiando, le aziende telecom offrono tutto in pacchetti per dare più valore e convenienza ai consumatori con un one-stop shop”.

E’ questa anche la strategia di BT, che non ha caso ha comprato l’operatore mobile EE mentre investe in contenuti Tv, ma Patterson ricorda anche come si stanno muovendo i concorrenti: Sky lancerà il suo servizio di telefonia mobile nel 2016, mentre Vodafone investe sempre più in reti fisse e sta per portare sul mercato un servizio Tv. La concorrenza aumenterà e i consumatori avranno più scelta, secondo Patterson.

Al tempo stesso il 2016 sarà fondamentale per la Gran Bretagna per decidere il suo destino di “potenza digitale”, prosegue il Ceo: di qui il ruolo degli investimenti nelle reti. BT negli ultimi 10 anni ha messo in campo investimenti per 20 miliardi di sterline, compresi 3 miliardi per il piano nazionale per la fibra ottica. Inclusi gli investimenti dei concorrenti, il 90% della Gran Bretagna è già raggiunto dalla fibra, il che la pone davanti a molti altri paesi con livelli simili di sviluppo industriale. Ora BT è pronta a continuare a partecipare alla realizzazione delle infrastrutture investendo insieme al governo nelle aree rurali per arrivare a superare il 95% delle abilitazioni britanniche coperte dalla fibra ottica alla fine del 2017.

BT ha anche intenzione di implementare la tecnologia G.fast offrendo banda larga con velocità fino a 500 megabyte al secondo in 10 milioni di edifici entro il 2020. “Per il 2025 ci aspettiamo che la maggior parte delle abitazioni in Uk navigherà con l’ultra-velocità”, ha indicato Patterson.

L’evoluzione delle reti andrà accompagnata necessariamente dallo sviluppo delle competenze. “Siamo di fronte a un paradosso tecnologico”, conclude il Ceo. “I giovani sono molto abili a usare gli strumenti hitech, non c’è ragazzino che non sappia navigare su uno smartphone. Ma i ragazzi non sanno veramente come funziona tutta la tecnologia che li circonda e che usano. Sono consumatori passivi, non creatori attivi”. E’ questo che va cambiato che garantire una trasformazione digitale del paese a prova di futuro.

Separatamente, BT ha fatto sapere che rinuncerà al progetto con cui intendeva permettere alla sua divisione reti Openreach di trattare direttamente con i consumatori in caso di problemi tecnici e ritardi. L’ex incumbent lo ha deciso dopo essersi consultata con gli Internet service provider che usano la sua rete nazionale: BT aveva chiesto a aziende come Sky, Vodafone e TalkTalk di esprimersi riguardo alla proposta, che BT aveva avanzato dopo i ripetuti reclami dei clienti che non avevano modo di contattare Openreach. Le aziende rivali però hanno bocciato l’iniziativa, contrarie a una relazione più stretta tra Openreach e gli utenti finali, che metterebbe in diretto contatto la divisione reti di BT con i loro clienti. Il cambiamento avrebbe comunque richiesto il via libera finale del regolatore, Ofcom, che già sta conducendo una revisione del mercato telecom britannico, incluso il ruolo di Openreach e l’eventuale necessità di regolarne più da vicino il funzionamento o di effettuare lo spin off da BT, opzione da tempo invocata dalle telco rivali.

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