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LA CARTA

Più diritti per i lavoratori della gig economy, asse Milano-Bologna

I due Comuni promotori di azioni a tutela dei rider delle piattaforme di food delivery e chiamano in causa anche l’Anci. Nella città emiliana firmata la prima Carta dei diritti del lavoro digitale. Intanto la Regione Lazio stringe sulla legge ad hoc: la proposta in estate

31 Mag 2018

Federica Meta

Giornalista

Milano e Bologna insieme per chiedere più tutele, sicurezza e diritti per i riders delle piattaforme di food delivery. È il capoluogo emiliano la prima istituzione ad accogliere l’invito lanciato dal Comune di Milano per creare un tavolo di confronto nazionale, presso Anci, che affronti e governi i temi e le questioni legati alla consegna a domicilio ormai praticata in tutte le principali città italiane. A renderlo noto questo pomeriggio l’assessore alle Politiche per il lavoro, Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani, e il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, a margine della presentazione della ‘Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano’, nata da un confronto tra lavoratori di riders Union Bologna e l’amministrazione comunale bolognese .

“L’adesione di Bologna all’appello del Comune di Milano – dichiara l’assessore Tajani – è il primo passo verso una collaborazione che auspichiamo più ampia con le principali città coinvolte da questo fenomeno, come Torino, Firenze e Roma, poiché ci troviamo di fronte ad una realtà ancora poco normata. Auspichiamo che il trasporto del cibo e delle merci al dettaglio in città avvenga sempre di più con mezzi green, ma chi transita per le strade, in particolare se lo fa per lavoro e in maniera intensiva, deve rientrare in un pensiero condiviso di città, di sviluppo e di sicurezza. Il Comune di Milano vuole fare la propria parte ma chiede alle piattaforme maggiori tutele e garanzie per i lavoratori, a partire dalle assicurazioni per concludere con dotazioni di sicurezza personale. Noi possiamo metterci a disposizione fin da subito ad esempio sul tema della formazione e della sicurezza sul lavoro. Le piattaforme hanno risposto dicendosi pronte a individuare degli standard cui aderire. Il grande lavoro intrapreso da Milano e da Bologna credo che possa e debba essere messo a disposizione di un tavolo comune tra amministrazioni e istituzioni, dal quale verranno di certo arricchimenti e nuovi spunti”.

A Bologna è stata firmata la “Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano”: si tratta del primo accordo in Europa sul tema della gig economy che trova un’applicazione sperimentale sul delivery food. La Carta intende promuovere la crescita delle piattaforme digitali senza abbassare le tutela dei lavoratori e sono convinto possa essere un tassello utile per promuovere una nuova cultura del lavoro digitale in Italia e in Europa.

“È un lavoro che mettiamo a disposizione dell’interlocuzione nazionale che il Comune di Milano ha proposto e che raccogliamo con convinzione – spiega Marco Lombardo, assessore al Lavoro e Attività produttive di Bologna – È un passo importante, ma è solo il primo passo perché vorremmo aggiungere la firma di altre piattaforme facendo leva sul concetto di consumo responsabile. Chiederemo di estendere la Carta alle altre città italiane per garantire standard uniformi di tutela di tutti i lavoratori digitali”.

Il Comune di Milano, in questi mesi, si è impegnato a monitorare il fenomeno dei rider, convocando le principali piattaforme attive in città (Deliveroo, Foodora, Glovo, Justeat e Uber eats) nonché le diverse rappresentanze di lavoratori sia in forma organizzata (organizzazioni sindacali) sia in forma di collettivi spontanei di lavoratori. Ne emerge un quadro complesso ed eterogeneo, in cui è necessario intervenire al fine di garantire una maggiore tutela delle condizioni di sicurezza sia dei singoli lavoratori sia in termini di maggior sicurezza e igiene per l’utente finale.

All’attenzione di Anci e di tutti i Comuni che vorranno aderire al tavolo di confronto, il Comune di Milano propone l’individuazione di standard cui chiedere l’adesione delle piattaforme in materia di assicurazioni, dotazioni di sicurezza, salario equo. In cambio verrà offerta disponibilità a costruire adeguati percorsi formativi che nell’ottica dell’Amministrazione potranno portare al conseguimento di un attestato o di un futuro ’patentino del rider’, contemplando un particolare focus sulla sicurezza e sulle norme del codice dalla strada, nonché sulle principali disposizioni di sicurezza sul lavoro e sulle dotazioni necessarie allo svolgimento dell’attività come l’uso di caschi omologati e indumenti rifrangenti per aumentare la visibilità del lavoratore in particolari condizioni climatiche, oltre alla conoscenza delle basilari norme igienico-sanitarie per il trasporto degli alimenti al fine di garantire ancor di più il consumatore finale.

Anche il Lazio si sta muovendo. La Regione si è impegnata ad approvare entro l’estate un provvedimento che garantisca tutele ai lavoratori delle piattaforme: il 25 maggio è stata avviata una consultazione pubblica. La proposta di legge regionale definirà gli standard di tutele in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali.

“Sono convinto che l’Italia e il Lazio abbiano bisogno di più innovazione ma anche di più diritti- sottolinea il governatore Nicola Zingaretti – Fare innovazione significa investire nella ricerca, nell’università, nel sostegno alle Pmi che vogliono innovare, nella possibilità di trovare lavoro nuovo ma è importante che accanto a questa innovazione ci sia una innovazione nella sfera dei diritti. Noi sappiamo che la gig economy è uno dei settori  produttivi nuovi ed è giusto che lo sviluppo di questa nuova economia sia accompagnata da una grande discussione e da provvedimenti legislativi nella sfera dei diritti”.

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