Recovery Plan, Avenia: "Il digitale sia perno dell'azione riformatrice" - CorCom

L'INTERVENTO

Recovery Plan, Avenia: “Il digitale sia perno dell’azione riformatrice”

Per il presidente di Confindustria Digitale il Pnrr non contiene progetti capaci di collegare i processi di trasformazione alla creazione del nuovo sistema operativo del Paese: “Manca un’espressa indicazione di governance”

23 Feb 2021

Patrizia Licata

giornalista

Il Piano nazionale di ripresa e resilinza (Pnrr), nella formulazione all’esame del Parlamento, manca di una visione strategica e progetti concreti capaci di collegare la trasformazione digitale all’azione riformatrice strutturale. Lo ha detto Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale, in audizione presso la VIII Commissione Lavori pubblici, comunicazioni del Senato. Così come si presenta, il cosiddetto Recovery Plan non solo non garantisce all’Italia un rinnovamento profondo e una crescita organica e sostenibile, ma rischia la bocciatura della Commissione europea in quanto non risponde ai requisiti per l’erogazione dei fondi per la ripresa (Recovery Fund) di Bruxelles.

L’innovazione digitale deve permeare le riforme

Il presidente di Confindustria Digitale ha tuttavia sottolineato: “Siamo certi che esistono tutte le capacità e competenze necessarie per riformulare oggi il Pnrr nei tempi giusti, assumendo come base il lavoro svolto dal precedente governo e come riferimento strategico integrativo il Piano Colao. Le riforme strutturali, permeate trasversalmente dall’impiego massiccio e competente dell’innovazione digitale, devono diventare il capitolo centrale del Pnrr per consentirgli di essere veramente il Piano Marshall del XXI secolo, cambiando profondamente il funzionamento del Paese e aprendo nuovi percorsi di crescita in chiave sostenibile”.

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“Oggi siamo quart’ultimi fra 28 paesi nella classifica Desi (Digital Economic & Social Index), l’indice con cui la Commissione monitorizza lo stato di digitalizzazione dei paesi membri”, ha continuato Avenia. “Posizione in assoluta contraddizione con l’essere l’Italia fra le economie più industrializzate al mondo, che riflette ampiamente il nostro ritardo tecnologico, economico, organizzativo, culturale. Dobbiamo scalare almeno 10 posizioni per assumere una collocazione internazionale al pari dei principali paesi. È questo un obbiettivo strategico che nel Pnrr deve tradursi nella capacità di collegare in modo organico i processi di trasformazione digitale alla riorganizzazione e reingegnerizzazione dei settori e asset da riformare”.

Servono interventi trasversali: PA, competenze, 5G

Il presidente di Confindustria Digitale ha indicato come prioritari e irrinunciabili nel Pnrr gli interventi trasversali che devono, cioè, formare il nuovo sistema operativo del Paese, fra cui la semplificazione e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione prevedendo anche l’adozione di modelli cloud aperti e paradigmi non proprietari per dare vita a un sistema infrastrutturale ibrido e interconnesso; programma di sviluppo delle competenze a tutti i livelli della società, dell’economia e delle istituzioni; incentivare le Pmi alla trasformazione digitale rafforzando e facendo conoscere sul territorio le opportunità  del piano Transizione 4.0; completare, con l’assegnazione di risorse adeguate stimate in circa 10 miliardi di euro, la copertura del Paese  con reti a banda ultralarga fisse e mobili; sostenere lo sviluppo del 5G anche procedendo all’adeguamento della norma sui limiti elettromagnetici; avviare una vera semplificazione delle norme e dell’attività di legiferazione.

Pnrr non in grado di soddisfare i requisiti dell’Europa

La proposta di Pnrr all’esame del Parlamento, se individua le principali aree di intervento su cui si può anche convenire, si presenta prevalentemente come una sommatoria di iniziative da finanziare senza che siano collocate nell’ambito di una visione strategica che dia coerenza, lungimiranza e sistematicità al piano stesso”, ha evidenziato Avenia. “La carenza più grave è sul fronte delle riforme strutturali, dalla giustizia, alla sanità, alla scuola, al mercato del lavoro, ecc, per le quali non vi sono indicazioni attuative, nonostante costituiscano gli elementi indispensabili per superare gli storici colli di bottiglia che da decenni impediscono al Paese di modernizzarsi e crescere”.

Nel Piano, ha proseguito Avenia, “manca un’espressa indicazione di governance, nonostante l’oggettiva esperienza negativa accumulata dal nostro Paese, nell’utilizzo dei fondi comunitari, dimostri che una gestione straordinaria non sia un’opzione, ma un’esigenza assoluta per garantire l’attuazione dei progetti. Manca anche una lista puntuale di progetti con le relative schede di dettaglio, di conseguenza non vi sono elementi minimi per poter svolgere realistiche valutazioni di impatto degli investimenti. In questi termini il Pnrr non appare in grado di soddisfare i requisiti posti dall’Europa, nonché le esigenze di modernizzazione e rilancio del Paese”.

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